lunedì, 26 Ottobre, 2020

L’Emilia-Romagna respinge Salvini

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Cosa é mai accaduto negli ultimi giorni, anzi nelle ultime ore, in Emilia-Romagna, per ribaltare un risultato che pareva incerto, se non favorevole alla Borgonzoni, orientandolo decisamente dalla parte di Bonaccini? Gli otto punti di distacco tra i due candidati sono una sorpresa e un monito. Una sorpresa per chi riteneva di avere già vinto, o almeno di giocarsela fino all’ultimo voto, un monito per chi pensava che l’Emilia-Romagna si potesse conquistare a suon di rodomontate. Il risultato é frutto di tre errori fondamentali della truppa salviniana e di un paio di intelligenti intuizioni del governatore uscente e rientrante.

Il primo errore é stato quello di aggredire e di non proporre. Venire in Emilia-Romagna al grido di “Liberiamoli” ha fatto sorridere e arrabbiare. Ma come? Arrivi tu da Milano e ritieni che gli emiliano-romagnoli siano stati finora in un lager? Che non abbiano liberamente scelto come e chi votare? E lo dici proprio tu che alle Europee avevi ottenuto da questo esercito di schiavi la maggioranza dei voti? Gli emiliano-romagnoli sono gente orgogliosa, con un passato contadino che induce a parlare poco e a lavorare molto. E a votare tanto liberamente da pensare che un modo di fare campagna elettorale del genere doveva essere respinto.

Il secondo errore, frutto della precedente impostazione, é costituito dalle ultime mosse salviniane, quel citofonare a caso sbagliando anche indirizzo per chiedere a un libero cittadino se é uno spacciatore e quella chiamata agli scudi a Bibbiano, civilissimo paese di imprenditori, commercianti e anche suonatori (Il Battagliero di Pattaccini ha fatto il giro del mondo) ha irritato e parecchio. Cosi come quel circondarsi di mamme e di nonne, piangenti e addolorate. A tal punto che a Bibbiano ha prevalso, perfino a Bibbiano dove si mangiano bambini e formaggio, il centro-sinistra col candidato Bonaccini.

Il terzo errore é stato affidarsi alla Borgonzoni, cioè una leghista doc, che Salvini, conoscendone i limiti, ha tentato di proteggere affidandosi al gioco del nascondino. Infatti la vera sfida qui non é stata tra Bonaccini e la Borgonzoni, ma tra il primo e Salvini, ma proprio questa sfida era in realtà impraticabile, perché mentre Bonaccini parlava solo dei problemi dell’Emilia-Romagna, Salvini, che manco li conosceva, parlava dell’Italia e di questioni che poco e o nulla c’entrano coi temi delle elezioni. E cosi, favorendo la nascita e l’esplosione della vera novità di queste elezioni, e cioé il movimento delle sardine. E’ stata la pressione alta impressa dalla campagna elettorale del leader della Lega a scatenare la discesa di una moltitudine di giovani nelle piazze emiliano-romagnole che hanno finito per dare morale e convinzione a un’intero schieramento che pareva perfino rassegnato.

Il primo merito di Bonaccini é stato quello di regionalizzare le elezioni, affidando ai leader del suo partito un compito più da lontani spettatori che da attori. Di Zingaretti in Emilia-Romagna ricordo solo un breve comizio sotto un portone davanti a pochi fedelissimi inzuppati di pioggia. Ha giovato a Bonaccini e ha messo in difficoltà l’impreparata Borgonzoni questa impostazione perché ha costretto lei ad uscire dalla pancia di Salvini dove era tenuta nascosta. Il secondo merito di Bonaccini é stato quello di fungere da vittima. Ma come, se tutti più o meno, concordano nel ritenere che il suo governo regionale é stato positivo, che bisogno c’era di cambiare? Uno come lui, che si presentava come un riformista moderato doveva essere sacrificato sull’altare delle pretese di un milanese estremista e urlacchiante che baciava coppe, salami e forme di Parmigiano-Reggiano e sgusciava vongole su un imbarcazione dell’Adriatico?

C’é stata una reazione nelle ultime ore. La percentuale di votanti ha raggiunto cifre inimmaginabili: dal 37% si é sfiorato il 70. Gli indecisi, i moderati sono scesi alle urne scegliendo Bonaccini. Grazie a Salvini e soprattutto alla Borgonzoni, che ottiene tre punti in meno della somma delle sue liste, mentre Bonaccini ne ottiene 3-4 in più, il popolo dell’Emilia-Romagna ha scelto di continuare a restare nel lager, come pensa Salvini, o più semplicemente a farsi governare da chi lo ha fatto bene e ritene di poterlo fare meglio e ha ritenuto che la sua liberazione avrebbe provocato problemi ben maggiori della conservazione dell’esistente.

Nessun trionfalismo, per l’amor di Dio, il centro-destra ha strappato l’ennesima regione, la Calabria, al centro-sinistra. Il Movimento Cinque stelle é sulla soglia dell’estinzione, ma anche della possibile implosione. Dove possano finire i suoi parlamentari é un mistero. Ma ne bastano pochi per spostare una maggioranza al Senato. Il governo resta debole e il centro-destra avanza e conquista la sua nona regione, su dieci in cui si é votato. Non si colgono i segni di una inversione di tendenza per ora. Vedremo cosa accadrà in Puglia e in Campania. Ma fin d’ora, un centro-destra senza il centro, con l’esclusione della Calabria dove Jole Santelli ha contribuito al buon risultato di Forza Italia, sembra un pericoloso e discutibile rimedio e da oggi anche una soluzione che gli italiani non necessariamente accoglieranno con favore.

Aggiungo due parole sulla lista Più Europa, Psi e Pri. Il risultato, 1,6%, è un po’ inferiore alle attese che lo avevano fissato attorno al 2%. Per un soffio, uno 0,1, abbiamo mancato l’elezione di un consigliere. Tuttavia nelle condizioni attuali, senza risorse, così ampiamente dispiegate dalle altre liste a noi coalizzate e a fronte di un colpevole silenzio stampa solo a noi riservato, il risultato non é disprezzabile. Cosi come da esaltare é stato l’impegno massiccio dispiegato per la raccolta delle firme che ci ha consentito di essere presenti in tutti i collegi e, per i socialisti, il piazzamento di candidati risultati primi nelle preferenze in cinque province su nove. Certo questa alleanza andrebbe subito ampliata a nuovi e significativi soggetti. Le prossime elezioni regionali potrebbero coinvolgere oltre al Psi e a Più Europa anche Italia viva e Azione. Almeno me lo auguro. Un nuovo polo di centro-sinistra, il Pd non si illuda del risultato emiliano-romagnolo, é oltretutto necessario perché una coalizione riformista possa tornare ad essere competitiva.

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Mauro Del Bue

1 commento

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    Paolo Bolognesi on

    In chiusura di questo Editoriale il Direttore auspica il nascere di un nuovo polo di centro-sinistra che, se non ho capito male, dovrebbe essere di segno riformista per tutti i componenti della coalizione.

    Personalmente, io dubito molto che chi riformista non lo è mai stato possa diventarlo adesso, ma in ogni caso vi sono alle porte due “prove del nove”, per chi sul versante “sinistro” si ritiene realmente riformista.

    La prima “prova” è la riforma della prescrizione, e la seconda quella che interverrà allorché l’Aula del Senato sarà chiamata a pronunciarsi sulla autorizzazione a procedere nei confronti dell’ex-Ministro degli Interni.

    Da che io sappia e ricordi, i riformisti sono sempre stati garantisti e, soprattutto, hanno sempre ritenuto che l’avversario politico debba essere contrastato per via politica, e non nelle aule dei Tribunali (e qui vedremo cosa succederà).

    Quanto al “centro-destra senza centro”, dovrebbero ricordarlo soprattutto quanti, nella sinistra, hanno cercato in questi anni di “espellere” il Cav. dalla vita politica, spostando così parte dell’elettorato moderato verso destra.

    Credo poi non sbagli il Direttore col dire “il PD non si illuda del risultato emiliano-romagnolo”, perché il 32% qui raggiunto dalla Lega mi sembra ormai piuttosto “stabile”, ottenuto senza l’appoggio di piazze che si dicevano apartitiche, e senza voto disgiunto.

    Paolo B. 28.01.2020

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