venerdì, 20 Settembre, 2019

Leonardo Scimmi
Un leader che guidi una coalizione riformista

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Dopo il congresso e la nomina della nuova segreteria è d’uopo porsi la domanda sul che fare. Il Paese sta regredendo in un medioevo post democratico dove l’uomo solo al comando ha risvegliato antiche abitudini che consideravano superate. Il razzismo l’anti politica l’anti Europa l’anti parlamentarismo – bivacco – l’anti americanismo, la vicinanza a paesi autoritari, tutto mescolato in un coktail di propaganda da mietitura del grano.

L’opposizione appare stordita, tranne un leader politico – che molti davano per finito: Renzi. Renzi ha dettato la linea al PD costringendo i 5stelle a fondersi e perdersi nella Lega. Un governo che non fa nulla, crea problemi invece di risolverli, vedi Quota 100, vedi Reddito di cittadinanza, vedi immigrazione usata come mera propaganda.

So che molti non lo amano ma oggi dobbiamo puntare su un leader di coalizione che contrasti lo strapotere mediatico di Salvini facendo opposizione eppoi tornando a governare Un leader giovane riformista con esperienza ed energia, visibile su scala nazionale che guidi una coalizione riformista.

Ditemi voi se ne conoscete altri.

Leonardo Scimmi

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1 commento

  1. Paolo Bolognesi on

    Al di là di come la si pensi sul Governo in carica, è normale e fisiologico che chi sta all’opposizione punti a sostituirlo nella guida del Paese, e in questo “percorso” è divenuta sempre più importante, oggi più che mai, la guida di un leader, anche per una certa sinistra che un tempo osteggiava il leaderismo, definito come cesarismo, ecc…., e al quale veniva opposta la tesi che andasse invece privilegiato il programma e la linea politica.

    Oggi si sono convertiti un po’ tutti al leaderismo, ma entrando in tale logica occorre avere comunque la consapevolezza che è poi il leader a dettare l’agenda politica, dal momento che spetta a lui di “conquistare” l’elettorato, il che non crea grossi problemi quando si ragiona di un solo partito, i cui aderenti si identificano automaticamente o quasi nel “capo”, ma la cosa cambia a mio avviso non poco quando si tratta di una coalizione.

    Infatti, è da un lato comprensibile che una componente della coalizione guardi ad una personalità che non ritiene affatto finita, come qui troviamo scritto, e alla quale riconosce doti leaderistiche, pur se appartiene ad altra famiglia politica, ma se tale componente vuole mantenere la propria “fisionomia” e specificità, specie se si tratta di una forza che ha lunga ed innegabile storia riformista, dovrebbe essere in grado di avanzare proposte proprie sulle tematiche più rilevanti.

    Non limitarsi cioè ad unire la propria voce a quella del maggior “azionista” della coalizione, mutuandone semmai la stessa terminologia, perché in tal caso tanto varrebbe allora fondersi in un unico partito, anziché presentarsi in forma di coalizione e, da ultimo, se si sta ancora cercando di dar vita ad un soggetto riformista, potrebbe anche significare che non sono state finora “azzeccate” le alleanze (per la parte socialista che con la fine della Prima Repubblica decise di collocarsi a sinistra).

    Paolo B. 06.08.2019

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