domenica, 19 Maggio, 2019

L’eredità di Gianni De Michelis

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È morto a 78 anni Gianni De Michelis, ex ministro degli esteri e figura di primo piano del psi. Nato a Venezia il 26 novembre 1940, De Michelis è stato segretario nazionale del Nuovo Psi, ha aderito alla Costituente del Psi e successivamente a ‘Riformisti italiani’, il progetto di Stefania Craxi.
Nel Psi fin da ventenne, nel 1969 De Michelis faceva già parte della direzione prima di diventare responsabile dell’organizzazione del partito. Simbolo, insieme a tanti altri compagni, della cosiddetta onda lunga socialista, nel 1976 si schierò a favore dell’elezione alla segreteria del partito di Bettino Craxi, con il quale sarebbe poi diventato un autorevole membro della direzione nazionale, presidente del gruppo dei parlamentari socialisti alla Camera tra il 1987 e il 1988 e vice segretario nazionale nel 1993 e 1994. E’ stato inoltre deputato alla Camera dal 1976 al 1994, ministro delle partecipazioni statali dal 1980 al 1983, ministro del lavoro e della previdenza sociale (1983-1987), vicepresidente del Consiglio dei ministri (1988-1989) e poi ministro degli affari esteri, dal 1989 al 1992.

Il tragico svanimento dalla scena politica del Psi – decretato dalle numerose inchieste giudiziarie susseguitesi con incessante perseveranza al termine della prima repubblica – ha purtroppo coperto d’oblio anche i tanti socialisti (invero la stragrande maggioranza dei militanti) davvero perbene. Una vera disdetta, visto che la dura replica della Storia ha sancito nel tempo l’indubbia superiorità del socialismo democratico su ogni tipo di ideologia fiorita a sinistra in primis del comunismo, anche quello italianizzato. È perciò diventa d’obbligo e in qualche modo dovuto il ricordo, vero ed autentico, di un protagonista politico di quell’epoca dal quale possa finalmente trasparire un portamento e – perché no – un decoro sconosciuti agli epigoni crepuscolari della prima Repubblica, e in primo luogo a quei tanti, pseudo moralisti della vita pubblica di quel periodo ingabbiati e completamente annichiliti dall’inchiesta di tangentopoli.

Quale fu la cifra distintiva di Gianni De Michelis? La tendenza a pensare e agire “fuori da qualsiasi schema ideologico precostituito”. Per questo rimase un socialista per certi versi unico e inimitabile nel suo genere, colto quanto brillante nella vita sociale e anche persino leader di riferimento in qualche misura molto amato dai suoi stessi compagni.
Antifascista di razza, ma al tempo stesso considerato impropriamente reo secondo naturalmente la cosiddetta intellighenzia di quel particolare contesto storico, di misconoscere “una grande civiltà come quella sovietica” e, paradossalmente, anche di non concedere- in pari tempo – troppo credito agli Usa, impegnati a riportare nel mondo e soprattutto “ad esportare nei Paesi ritenuti – da un punto di vista molte volte solo unilaterale – i più a rischio di stabilità del pianeta, (anche con i modi più duri se era necessario), la democrazia di stile occidentale.

Per questo, da esperto di questioni internazionali, ispirato sempre dal suo acume politico, dal suo notevole intuito e soprattutto dalla sua grande capacità di interpretare, all’interno di una visione globalmente socialista, gli avvenimenti del mondo, si sforzò sempre – sulle questioni di politica estera – di orientare il partito verso il sentiero che, sebbene appariva anche in quel momento stretto e difficile da mantenere, era comunque l’unico praticabile quello dell’europeismo. Una profetica lezione valida ed attuale ancora oggi.

Carlo Pareto

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