lunedì, 8 Marzo, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

L’etica del movimento
di Giovanni Boldini
in mostra a Forlì

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Boldini ForlìVolti diafani, abiti sericei e flessuose figure dai contorni allungati, che, in bilico sulla tela, come taglienti e improvvise lame di colore, squarciano quella sottile cortina tra la realtà dello spettatore e dell’artista: è questa la cifra stilistica di Giovanni Boldini, il pittore ferrarese che sull’etica del movimento e del divenire ha fondato tutto il suo genio. Amato e discusso dai contemporanei, di lui si poteva dire “non è né un creatore, né un poeta, si può persino dubitare che sia un pittore” e allo stesso tempo “Goya non ha colto in modo più suggestivo [di Boldini]l’enigma di un bel viso”, fino a consacrarlo come “il più grande pittore del secolo scorso”. I Musei San Domenico di Forlì omaggiano il pittore ferrarese con “Lo spettacolo della modernità”, la più grande retrospettiva a lui dedicata – curata da Fernando Mazzocca e Francesca Dini – visitabile fino al prossimo 14 giugno. Più di duecento opere in mostra tra dipinti, disegni, acquerelli e incisioni valorizzano la sfaccettata attività creativa di un’artista che disegnava ovunque, perfino sulle tovaglie e sui tovaglioli dei ristoranti.

La rassegna percorre la lunghissima e variegata carriera di Boldini: dagli anni fiorentini a contatto con i Macchiaioli, caratterizzati dalla produzione di piccoli dipinti di straordinaria originalità che rinnovarono la concezione del ritratto macchiaiolo, fino al definitivo trasferimento a Parigi, dove si affermerà come principale cantore della vita mondana e culturale della capitale francese. BoldiniAccusato di superficialità dalle nascenti Avanguardie e di mirare a compiacere le signore e i signori alla moda con una pittura che appariva più “industria” che arte, l’artista ferrarese fu completamente dimenticato con l’arrivo della Grande Guerra e la fine dell’era dei dandies e delle sensuali “femmes-fleurs”. Boldini possedeva in realtà il sentimento dell’intuizione dell’epoca a lui contemporanea, la grandiosa capacità di comprendere quel mondo chiassoso e accecante, il mondo degli sfrenati Cafè e degli eleganti salotti. Qualità che il pittore Telemaco Signorini, uomo avaro nel dispensare apprezzamenti, non tardò a riconoscere e che trovano la loro massima espressione in quei ritratti mondani, soprattutto femminili, divenuti icone di un’epoca-la Belle Époque– ingenuamente proiettata a un futuro che non tarderà a rivelare le sue tragicità.

Melissa Aglietti

 

 

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