martedì, 22 Ottobre, 2019

Letta e Alfano, verso
la nuova Dc?

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Letta-e-alfanoDiversi commentatori hanno visto nell’asse Letta-Alfano la genesi di una nuova Democrazia cristiana nella politica italiana. Si tratta di un’analisi semplicistica, poiché la Dc è stata un’esperienza legata ad un determinato contesto storico-politico, anche di tipo internazionale, segnato dalla “guerra fredda” e dal “fattore K”, con la pratica, sovente, della andreottiana “politica dei due forni”: l’alleanza di centrosinistra con socialisti e laici da una parte, il consociativismo con i comunisti dall’altra, con qualche occasionale incontro con i neofascisti del Movimento sociale, come testimoniano le vicende del Governo-Tambroni nel 1960 e l’elezione di Giovanni Leone al Quirinale nel 1971.

Se in Italia dovesse prendere corpo la costituzione di una forza moderata di ispirazione cattolica, essa sarebbe, probabilmente, più simile ai partiti popolari europei, forze di centrodestra con sensibilità sociali, sul modello della Cdu-Csu in Germania, che praticano l’economia sociale di mercato.

In questa prospettiva, appare paradossale l’incoraggiamento da parte del Partito democratico; si vedano le esortazioni, con toni che riecheggiavano un po’ quelli dei “chierici di sinistra”, del segretario Guglielmo Epifani, che indicava ad Alfano l’esigenza di costituire gruppi autonomi in Parlamento da parte dei moderati del Pdl, secondo il vecchio schema dei “compagni di strada”, contro eventuali revanscismi del Cavaliere. Infatti, la nascita di una forza neocentrista, metterebbe assieme non solo l’anima tardodemocristiana del Popolo delle Libertà con l’Udc di Casini e Scelta civica di Monti, ma anche i cattolici democratici del Pd (e forse Renzi…), dando vita ad un partito che, presumibilmente, considerata la vocazione maggioritaria degli italiani di tipo moderato e interclassista, si candiderebbe al governo del Paese in alternativa proprio alla sinistra, il cui cantiere è ancora in costruzione, con fondamenta molto instabili, diverse, purtroppo, dalla tradizione del riformismo socialdemocratico europeo. E così, Letta e Alfano finirebbero per far materializzare al Pd ed alla sinistra italiana il vecchio incubo della “gauche” nazionale, esorcizzato da Luigi Pintor sulle pagine de “il manifesto” nel 1983, col titolo memorabile ‘non moriremo democristiani!’ Oggi si dovrebbe dire ‘non moriremo popolari’.

Maurizio Ballistreri

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