martedì, 18 Giugno, 2019

Lettera aperta a Vincenzo Maraio e Luigi Iorio:
Le parole che mancano

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Cari candidati alla Segreteria del PSI,
non vi conosco personalmente, ma navigando in rete, ho scoperto che siete entrambi due avvocati quarantenni, siete stati dirigenti della FGS, siete attualmente amministratori pubblici.

Quindi, qualunque sia l’esito del congresso, il PSI avrà un segretario “giovane”, in linea con l’età media dei leader dei partiti italiani, ma dotati di quell’esperienza professionale, politica e amministrativa che manca a gran parte degli attuali parlamentari ed esponenti di governo.

Dovendo decidere quale sia il mio candidato alla segreteria ho quindi letto attentamente le due mozioni congressuali. Entrambe espongono analisi dell’attuale situazione politica ed economica dell’Italia e del mondo in gran parte condivisibili, e proposte tutto sommato simili, con l’unica differenza circa la presentazione alle elezioni europee o meno della lista della “Rosa nel pugno”.

Ho provato allora a mettere a confronto le due mozioni congressuali, utilizzando un espediente che ci consente la tecnologia dei programmi informatici di elaborazione dei testi: ho effettuato una ricerca per parole testuali nei due elaborati programmatici. Eccovi i risultati, per alcuni versi sconcertanti.

Le parole (e gli argomenti) che mancano

DONNA – Sono rimasto stupito che in nessuna delle due mozioni si parli della necessità, nel 2019, di dare finalmente attuazione al dettato costituzionale della parità tra uomo e donna. E questo non perché le donne siano una di quelle “categorie” alle quali si doveva sempre dedicare un passaggio nelle relazioni congressuali, come i “giovani”, gli “anziani” e gli “handicappati” (come si diceva prima che entrasse in vigore il political correct dei “diversamente abili”). Ma perché i livelli di impiego al lavoro, di effettiva eguaglianza (pari retribuzione a parità di mansioni, pari accesso ai livelli dirigenziali nelle imprese e nella P.A.), di accesso agli incarichi pubblici (elettivi o di secondo livello), di servizi sociali (asili nido, differenziazione degli orari di lavoro, congedi parentali, ecc.) sono quelli che rappresentano il grado di evoluzione di un sistema economico e sociale.

Nel momento in cui la crisi economica ha colpito in primo luogo l’occupazione femminile, mentre viene diffusa da più parti una concezione del ruolo della donna che ritorna al passato (la donna angelo del focolare, il cui scopo precipuo è quello del concepimento e dell’accudimento della prole), si manifesta una vera e propria escalation di aggressioni violente alle donne, fino al femminicidio, da parte di ex-fidanzati, mariti, compagni (sulla base di una concezione proprietaria dell’uomo nei confronti della donna), a mio avviso il concreto raggiungimento della parità è uno degli obiettivi prioritari per la realizzazione di una società democratica e socialista.

LEGALITA’ – Ci si sarebbe aspettati da un governo la cui principale forza politica ha fatto del richiamo alla legalità il suo “tormentone” e con un Ministro dell’Interno che vuole apparire, di volta in volta, come poliziotto, finanziere, guardia carceraria, vigile del fuoco, ecc., che le azioni per garantire il rispetto delle leggi vigenti fosse una priorità del governo giallo-verde. Vedo invece che si insiste nella logica di varare nuove leggi del CAS (Complicazione Affari Semplici), in linea con le precedenti compagini governative, pensando che basti varare un provvedimento legislativo per risolvere problemi annosi e complessi.

Allora sta a noi socialisti riprendere la bandiera della legalità, della legalità diffusa, quella senza la quale i cittadini che rispettano le leggi alla fine vengono ritenuti e finiscono essi stessi per ritenersi “fessi”. Occorre aumentare gli organici degli Ispettorati del Lavoro, dell’Agenzia delle Entrate, della Guardia di Finanza, per mettere in campo una vera e propria lotta all’evasione fiscale (che sembra essere uscita dall’agenda del “governo del cambiamento” che invece realizza un ennesimo mini-condono), incrociando finalmente le banche dati, verificando le ricchezze “sospette” e ingiustificate, senza pensare, un po’ ingenuamente, che la semplice introduzione della fatturazione elettronica possa far emergere il “nero” e risolvere il problema: le grandi e medie evasioni possono continuare, se non si sviluppa un sistema efficace di verifica ed interpretazione dei dati; altrimenti si rischia solo di perseguire con la clava le piccole evasioni o gli errori di quanti non riescono ad adeguarsi alla nuova normativa. Ugualmente, è inutile varare leggi contro il caporalato nelle campagne, inasprire le pene, ecc. ecc., se non si organizza un sistema di controllo capillare dell’utilizzo della manodopera e, soprattutto, se non si individuano i responsabili, ai quali dev’essere interdetta la possibilità di proseguire, sotto un’altra ragione sociale, l’assunzione di personale senza versare contributi previdenziali, liquidazioni e anche salari.

CRIMINALITÀ ORGANIZZATA, MAFIA, CAMORRA, ‘NDRANGHETA

Da uomini di legge e del Sud, avrei voluto che nelle vostre mozioni fosse dedicato uno specifico capitolo al contrasto alla criminalità organizzata che, oltre ai tradizionali racket della droga, della prostituzione, del “pizzo” e dell’intervento negli appalti pubblici, forte di una disponibilità e, quindi, di un potere finanziario notevolissimo, che può condizionare comparti economici ed ambienti politici, sta ormai dilagando nell’economia legale e nella finanza, in Italia e all’estero, alleandosi con altre organizzazioni criminali internazionali. Al contrario, in nessuna delle due mozioni si parla di:

DROGA o, comunque, STUPEFACENTI – Si sta manifestando come una vera e propria invasione della droga fra i nostri giovani e, purtroppo sì, fra i nostri bambini, dal momento che l’età media di iniziazione agli stupefacenti, siano quelli “tradizionali”, con un massiccio ritorno dello spaccio dell’eroina, che quelli “sintetici” è drasticamente calata. Il ministro dell’Interno Salvini che, per l’incarico che riveste, non può non essere consapevole di questa emergenza, anziché intervenire per rilanciare l’azione delle forze dell’ordine e della magistratura per contrastare il grande spaccio internazionale, dotando gli inquirenti dei mezzi tecnologici più moderni ed avanzati, favorendo la cooperazione tra le procure, sollevando in Europa il problema di un coordinamento tra tutte le forze impegnate nel contrasto al narco-traffico, si limita a usare il problema in funzione anti-migranti, sottolineando il fatto che lo spaccio al minuto è stato in gran parte delegato alle nuove mafie straniere, e proponendo, si spera solo a scopo propagandistico, di eliminare il concetto di “modica quantità”, modifica normativa che, se effettivamente realizzata, avrebbe come risultato solo quello di ingolfare i Tribunali e i Tribunali dei minorenni di centinaia di migliaia di procedimenti contro i “clienti” degli spacciatori.

Nessuna campagna di comunicazione nelle scuole, sui social, nei luoghi di aggregazione dei giovani e nei confronti dei genitori, oggi completamente incapaci di accorgersi (o, magari, desiderosi di non sapere) se i loro figli si drogano, campagna che come PSI dovremmo patrocinare e richiedere.

Che proposte fa il PSI al riguardo?

Vogliamo seguire la tradizionale proposta dei radicali (con una parte dei quali ci dovremmo alleare alle Europee) sulla liberalizzazione dei derivati della cannabis ? Se sì, dichiariamolo, altrimenti non rimaniamo nell’ambiguità!

Credo che innanzitutto sia necessaria una effettiva valutazione dell’entità del fenomeno, per la quale avanzo una semplice e assolutamente anonima forma di rilevazione: sottoporre a costante analisi dei residui derivanti dall’uso delle varie sostanze le acque reflue dei depuratori urbani, onde verificare le percentuali di assuntori di stupefacenti sul totale della popolazione delle città da cui provengono i rifiuti liquidi da sottoporre a depurazione.

Se non si mette l’opinione pubblica di fronte alla gravità del fenomeno, nessuno se ne occuperà, se non gli addetti ai lavori.

PROSTITUZIONE – scusatemi se insisto su questioni tirate in ballo da Salvini, ma, anche solo per il fatto che quest’anno sono 40 anni dalla morte di Lina Merlin e che recentemente la Corte Costituzionale ha ribadito la legittimità delle norme della legge che porta il suo nome che hanno istituito i reati di induzione, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, sarebbe necessaria una chiara presa di posizione dei socialisti, a partire dalla lotta alla tratta internazionale, con la riaffermazione della concessione del permesso di soggiorno alle donne, agli uomini e ai bambini stranieri vittime della stessa (sulla base della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa, sottoscritta anche dall’Italia il 27.09.2012), che, con le recenti limitazioni introdotte alla “protezione umanitaria” dal Decreto sicurezza, rischiano di essere rimessi in strada, alla mercé delle mafie nazionali e straniere. E garantendo finanziamenti pubblici alle associazioni che assistono queste persone, consentendo loro un percorso di integrazione e inserimento nel lavoro.

La tentazione di risolvere il problema della prostituzione nelle strade riaprendo i bordelli, sotto il controllo dello Stato, e magari con vantaggio per le finanze pubbliche per il gettito fiscale che si andrebbe a ricavare dalla tassazione del “mestiere più antico del mondo” è forte per un Parlamento che pensa di rispondere con soluzioni semplici a problemi complessi. E, guarda caso, i “sovranisti” su quest’argomento fanno riferimento alle scelte di alcuni Paesi dell’Europa in cui la prostituzione è, oltre che legale, “regolamentata”, come Paesi Bassi, Germania, Svizzera, Grecia, Ungheria e Lettonia e, in particolare, l’Austria.

Credo che, come socialisti, dovremmo da un lato chiedere che lo Stato si impegni fortemente sul fronte della repressione della tratta (art.601 c.p.) e dello sfruttamento della prostituzione (art. 3 della L. 75/1958), che oggi viene di fatto tollerata, in quanto considerato un fenomeno tutto sommato “normale”, sottovalutando il fatto che lo sfruttamento delle prostitute si configura spesso come una vera e propria “riduzione in schiavitù” (art.600 c.p.) e costituisce un’attività estremamente remunerativa per la criminalità organizzata, spesso abbinata anche allo spaccio di stupefacenti.

Dall’altro, occorre che venga messa in campo una serie di azioni sul piano culturale volte in prospettiva, se non ad eliminare del tutto il fenomeno, quanto meno a ridurlo grandemente, con l’introduzione dell’educazione sessuale nelle scuole, nel senso non solo della fisiologia, ma dei principi di reciproco rispetto e solidarietà nella sfera sessuale. A ciò andrebbe accompagnata una rinnovata campagna per la prevenzione dell’AIDS che è completamente scomparsa, se del caso con la diffusione gratuita dei profilattici nelle scuole secondarie.

Continua

P.S.: per l’intanto, ho accettato la proposta di essere il rappresentante della mozione “Identità socialista per cambiare davvero” del compagno Iorio nella Commissione di garanzia della provincia di Ancona, al fine di garantire il “diritto di tribuna” a una posizione alternativa a quella che vede, nelle Marche, la quasi totale adesione del gruppo dirigente del PSI.

Alfonso Maria Capriolo

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