sabato, 20 Luglio, 2019

LETTERA VUOTA

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LA LETTERA VUOTA

La lettera del governo alla Commissione è stata inviata. Il presidente del consiglio la ha pubblicata integralmente su Facebook. Ora mentre si aspetta la risposta Giuseppe Conte incrocia le dita e spera bella benevolenza altrui. “Siamo all’inizio di una nuova legislatura europea – si legge nella risposta del governo italiano – e dobbiamo approfittare di questa preziosa occasione per raccogliere le nuove sfide, lavorando al rinnovamento delle regole comuni e alla introduzione di strumenti che possano soddisfare più efficacemente i bisogni dei cittadini. L’Italia vuole cogliere questa opportunità di cambiamento”. Conte la prende da lontano e traccia il processo di integrazione della Ue a partire dagli anni successivi la fine della seconda guerra mondiale.

“Non intendiamo sottrarci a tali vincoli – scrive Conte – né intendiamo reclamare deroghe o concessioni rispetto a prescrizioni che, finché non saranno modificate secondo le ordinarie procedure previste dai Trattati, sono in vigore ed è giusto che siano tenute in conto dai governi di tutti gli Stati membri”. Però allo stesso tempo Conte invoca l’urgenza e la necessità di cambiamenti. Vi è “necessità – ha detto – di stimolare una discussione che miri a ridefinire la governance economica dell’Eurozona e dell’Unione, che non si è dimostrata adeguata ad assolvere i compiti per i quali era stata pensata. È necessaria una profonda revisione, forse anche un’autentica conversione, delle regole euro-unitarie per pervenire a un sistema integrato di governo che possa perseguire effettivamente, in modo stabile e duraturo, il benessere economico e sociale dei popoli”.

Intanto la procedura pende sulla testa degli italiani, che si troverebbero a pagare le conseguenze dell’incapacità del governo che sta affondando il Paese con manovre e profezie senza senso. L’anno meraviglioso di Conte si basa ancora su previsioni di crescita irraggiungibili e su previsioni macroeconomiche prive di fondamento. Comunque secondo Conte l’Italia rispetterà il patto di stabilità nel 2019 e nel 2020. Ma come? Il premier ha detto che “per il 2020, il Governo ha ribadito che intende conseguire un miglioramento di 0,2 punti percentuali nel saldo strutturale di bilancio. In linea con la legislazione vigente, il Programma di stabilità prevede un aumento delle imposte indirette pari a quasi l’1,3 per cento del PIL, che entrerebbe in vigore nel gennaio 2020”, vale a dire l’aumento di IVA e accise. Ma sottolinea Conte, il Parlamento è contrario ed anzi vorrebbe abbassare le tasse e quindi l’esecutivo “sta elaborando un programma complessivo di revisione della spesa corrente comprimibile e delle entrate, anche non tributarie”. Insomma, tutto e il contrario di tutto.

La commissione nel frattempo è al lavoro. “Stiamo analizzando la lettera”, ha risposto in mattinata un portavoce. Mentre il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, ha affermato che “prenderemo anche in considerazione la risposta di Conte ieri, ma in questo momento una procedura per debito è giustificata, quindi andiamo a lavorare, in maniera costruttiva, per evitarla. Ma non lo si fa attraverso scambi, commenti sulle regole: lo si fa sul rispetto delle regole che sono intelligenti e favoriscono la crescita”. Il problema è che la lettera rimane sostanzialmente vuota e priva degli impegni concreti invocati da Bruxelles per scongiurare la procedura. Mancano insostanza le cifre e le misure correttive chieste dalla Commissione.

Per il 2020, si legge, “il Governo ha ribadito che intende conseguire un miglioramento di 0,2 punti percentuali nel saldo strutturale di bilancio. In linea con la legislazione vigente, il Programma di stabilità prevede un aumento delle imposte indirette pari a quasi l’1,3% del pil, che entrerebbe in vigore nel gennaio 2020”.

Il Parlamento ha poi invitato il governo “a evitare gli aumenti delle imposte indirette per il 2020, individuando misure alternative idonee a garantire il miglioramento strutturale” scrive Conte. “Di conseguenza, in vista dell’approvazione del Documento programmatico di bilancio per il 2020 e alla luce delle più aggiornate previsioni macroeconomiche, il Governo, anche nel rispetto delle indicazioni poste dal Parlamento, sta elaborando un programma complessivo di revisione della spesa corrente comprimibile e delle entrate, anche non tributarie”.

“Consapevole dei rischi derivanti da un debito molto elevato, l’Italia ha intrapreso questo percorso per ridurne progressivamente il peso sul pil, adottando una politica di bilancio finalizzata a coniugare il sostegno alla crescita con la riduzione del costo del debito, che oggi assorbe quasi il 3,6% del Pil” scrive il premier.

“La credibilità di questa strategia risiede, primariamente, nella consapevolezza della sua utilità a realizzare gli interessi dei cittadini italiani. Siamo peraltro consapevoli che questa strategia tornerà utile per la stabilità di tutta l’Eurozona. L’equilibrio dei conti pubblici è certamente un punto cardine della complessiva architettura economica e finanziaria europea. Vero è che non può essere il fine di questa nostra architettura e, soprattutto, non può costituire l’unico parametro di riferimento di qualsiasi misura di politica economica e sociale”.

L’Italia “è pronta a fare la propria parte, per costruire un’Europa più vicina ai cittadini, più forte, più solidale, più giusta” scrive ancora il premier. “Il mio Paese non può essere certo accusato di voler compromettere il progetto europeo. Piuttosto è vero il contrario: intendiamo alimentare questo progetto con nuova linfa. L’Unione europea o riforma sé stessa, con intelligenza e spirito di autocritica, oppure è destinata ad un lento ma irreversibile declino, che potrebbe dissolvere l’originaria prospettiva di pace, democrazia e benessere”.

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