venerdì, 5 Marzo, 2021
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L’Europa boccia anche la scuola italiana

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ScuolaIn Italia il livello della qualità e dell’efficacia dell’insegnamento la fanno posizionare tra gli ultimi paesi dell’Unione europea, e sotto la media per utilizzo di nuove tecnologie, percentuale di laureati e numero di chi trova lavoro dopo l’università. Sopra la media comunitaria gli abbandoni scolastici e le scarse competenze “alfabetiche e numeriche” degli adulti, mentre la spesa pubblica per l’educazione è tra le più basse del continente. Sempre secondo il rapporto della Commissione europea il nostro Paese destina all’educazione solo il 4% del Pil, a fronte di una media europea del 5,3%, ed è posizionato all’ultimo posto nell’Ue per percentuale di laureati: solo il 22,4% a fronte della media europea del 38%, mentre in Irlanda e Lussemburgo è del 51%. Avanti! ne ha parlato con Giancarlo Volpari, responsabile nazionale scuola del Psi.

Volpari, il rapporto della Commissione europea ci restituisce un quadro desolante del nostro sistema scuola.

Sono dati che non mi meravigliano. Nel nostro Paese bisogna procedere verso un corretto orientamento dei ragazzi: l’abbandono scolastico avviene anche nella scuola secondaria di primo grado, la ex prima media.

Secondo lei, il governo attuale ha posto la scuola al centro del dibattito politico del Paese?

Sì, e lo ha fatto proponendo il progetto “La Buona Scuola”, ma credo che non tutti l’abbiano capito. La minaccia di sciopero da parte dei sindacati è scoraggiante, non sono entrati nel merito delle problematiche. Mi attendevo una riflessione più approfondita del progetto del governo.

Nel frattempo il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (Miur) ha pubblicato i dati ufficiali su iscrizioni e cattedre che evidenziano un autentico boom di studenti alle superiori: +33mila iscritti e +1.707 classi, ma gli organici dei docenti restano fermi.

Un approccio alla risoluzione del problema può essere rappresentato dal piano ambizioso del governo: assumere circa 148mila precari, già a partire dal 2015. Si tratta di insegnanti che aspettano da anni di avere un impiego stabile, e che sono inclusi nelle Gae (graduatorie a esaurimento, che non vengono più aggiornate dal 2008, ndr). Questo non risolve il problema della precarietà della nostra scuola – peggiorato negli ultimi 20 anni – ma almeno lo affronta e tenta di risolverlo.

Siria Garneri

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