mercoledì, 17 Luglio, 2019

L’Europa ha scelto, ora tocca all’Italia

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Le elezioni europee hanno avuto il loro esito, hanno vinto in maniera significativa le forze politiche “europeiste”, consapevoli, però, che l’Unione Europea deve sostanzialmente cambiare, riponendo il cittadino, con i suoi bisogni e le sue aspettative di vita, al centro delle decisioni, senza con questo scialacquare risorse finanziarie, economiche e ambientali.
I partiti popolare (PPE), socialdemocratico (PSE) e liberaldemocratico (ADLE) hanno nel nuovo Parlamento Europeo una maggioranza ampiamente sufficiente per attuare le politiche necessarie al fine di valorizzare il lavoro e l’istruzione, unica strada per riportare l’Europa ad essere un’area geografica, politica e culturale decisiva per garantire il benessere e la pace in ogni continente.

Le forze populiste e anti Europa hanno subito una sconfitta forse oltre ogni previsione. Qualche anomalia nazionale, comunque, si manifesta. E qui sale sul proscenio la nostra Italia, dove la Lega ha vinto in gran parte del territorio nazionale, divenendo il primo partito italiano. Ma in Europa sarà chiaramente tra le minoranze parlamentari. Questo quanto ci penalizzerà nelle decisioni europee dei prossimi mesi e anni? Anche in considerazione del perdurare della crisi economica nel nostro Paese, con una crescita del PIL ridotta a qualche decimale di punto e una disoccupazione purtroppo ferma alla doppia cifra. Il tutto acuito dal livello non più sostenibile del nostro debito pubblico, ormai giunto ai 2.300 miliardi di Euro (!).

Gli esponenti italiani eletti nei partiti che costituiscono la maggioranza nel Parlamento Europeo (PD, +Europa, Verdi e FI – Popolari) certamente faranno di tutto per garantire all’Italia un capace esponente nella futura Commissione Europea e, nel contempo, per far passare una politica economica della UE che qui definiamo semplicemente più keynesiana.
Ma è fin troppo evidente che Lega e M5S, per parte loro, dovranno mostrarsi ben più capaci, responsabili e lungimiranti di quanto hanno fatto vedere in questi primi 15 mesi di loro governo italiano. Le due suddette forze politiche sono divise su molte decisioni improcrastinabili per il nostro Paese, altresì appaiono giornalmente litigiose, inconcludenti e, quindi, poco credibili. Non è esclusa una crisi dell’attuale maggioranza, con la nascita di un governo tecnico che porti noi italiani a nuove elezioni politiche in autunno.
Stando così le cose, forse questo sarebbe il male minore e la prospettiva più giusta e più democratica.

Ma con quale alternativa?
Qui lo schema europeo, che sopra ho richiamato (Popolari, PSE, ADLE e Verdi), può darci una grossa mano. Infatti queste forze politiche, tradotte in versione italiana, hanno in più città anche domenica superato la Lega e il fronte populista, o quantomeno hanno mostrato alla gente il potenziale per proporre una qualificata alternativa. Stante che la sinistra non è, e non lo è storicamente mai stata, maggioritaria in Italia, ritengo che un’ampia e ben ragionata alleanza di un centro – sinistra moderato possa tornare a vincere.

Non solo, ma ritengo possa anche acquisire il consenso di almeno il 20% di quel 40% di persone che domenica 26 maggio non hanno votato. Sono più che convinto che gli italiani più che di continui litigi hanno bisogno di veder rifiorire una forte fiducia nazionale.
Questo mio ragionamento troverà interessante occasione di prova pure nelle elezioni comunali del maggio 2020. Pur non dimenticando che le elezioni locali hanno dinamiche e caratteristiche del tutto particolari.

E qui vengo al nostro Trentino.
Lo schema europeo, a cui affido ancora la mia riflessione, nella città di Trento domenica scorsa ha vinto, e non di poco: 46,5% il CS e 28% la Lega. Ma pure a Rovereto ha mostrato numeri interessanti per riportare il centro – sinistra moderato al governo della città: 43% il CS e 30% la Lega.
Numeri che sono una base importante e decisiva da cui partire. Un progetto elettorale richiede tempo per affinarsi e per farsi apprezzare dagli elettori. Chiedo, pertanto, che chi oggi è ai vertici dei partiti di un possibile nuovo Centro Sinistra Moderato non lasci passare troppi mesi. Riconquistare la fiducia della gente vuol dire, innanzitutto, stare tra la gente, ascoltare, dialogare e proporre una visione e un progetto comunitario con intelligenza, umiltà e determinazione. Il Trentino non deve temere una nuova inevitabile fase storica. Deve aprirsi di più alle comunità viciniore, deve essere al fianco delle sue aziende, sollevandole da un’eccessiva burocrazia, deve mantenere alto il livello di qualità del suo sistema scolastica, dalle scuole elementari all’università, deve dare ad ogni sua comunità le chance che in parte si sono perse con la lunga crisi iniziata nel 2007/08. In particolare, per Rovereto e la Vallagarina, la valle che più soffre in occupazione, si devono attuare politiche e scelte che rilancino il sistema produttivo, la vera prerogativa di questo territorio, con nuove adeguate infrastrutture che catturino l’interesse di nuovi imprenditori e facilitino l’insediamento di nuove aziende. Lavoro e istruzione, sono e saranno temi fondamentali per la costruzione del benessere in ogni comunità, piccola o grande che sia.

Non tergiversiamo, la storia le opportunità ce le offre con una certa frequenza, sta a noi coglierle. Il rischio è insito in ogni decisione, ma la non decisione è anticamera di sospetti, di sfiducia, di apatia, di indifferenza e di sicura sconfitta.
Siccome a me, da vecchio sportivo, piace vincere, invito i protagonisti della politica trentina all’azione, ma che sia un’azione decisa e chiara.

Paolo Farinati

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