martedì, 20 Agosto, 2019

L’Europa nicchia e la Cina avanza nei Balcani

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Mentre l’Europa nicchia la Cina moltiplica i suoi investimenti e la sua presenza nei Balcani. L’ultimo vertice di pochi giorni fà a Poznan, in Polonia, per favorire il processo di adesione dei Balcani occidentali all’Unione Europea, si è rivelato una delusione per fautori dell’allargamento. Non solo, al di là delle dichiarazioni di principio, non è stato prodotto niente di significativo, ma addirittura è stata rimandata la decisione di procedere alla concessione dello status di Paese in via di adesione a Albania e Macedonia del Nord con conseguente risentimento dei Governi di questi due Stati.

E con il Ministro degli Esteri serbo Ivica Dacic che ha addirittura proposto di non organizzare più questi incontri perché inconcludenti. Come sembrano lontani i tempi, appena due anni fa, quando nel luglio 2017, a Trieste, il sottosegretario Nencini firmava importanti intese sui trasporti e i collegamenti infrasttutturali in quell’area e veniva decisa la realizzazione di una associazione con sede a Trieste tra le Camere di Commercio di Serbia, Montenegro, Bosnia Erzegovina, Albania Kosovo e Macedonia del Nord presupposto di quel mercato unico dei Balcani che avrebbe permesso ripresa e sviluppo economico a questi territori.

La Cina, invece, conscia dell’importanza geopolitica dei Balcani occidentali, non sta ferma e al di là del progetto della via della seta che ha già significato l’acquisizione di parte del Porto di Trieste con interessamento anche per lo scalo sloveno di Capodistria e per quello croato di Fiume, si è concentrata sulle infrastrutture viarie e sulle risorse energetiche. Ecco allora il finanziamento alla Serbia per la costruzione dell’autostrada da Belgrado fino al confine del Montenegro e allo stesso Montenegro per la realizzazione di un ponte lungo un chilometro e alto duecento metri sul fiume Moraca. Investimenti anche in Bosnia per permettere la creazione di una nuova centrale a carbone a Tuzla e in Macedonia del Nord per opere infrastrutturali che il Governo macedone, deciso ad aderire alla Nato, si ripromette di verificarne la fattibilità. Infine la disponibilità a farsi carico della costruzione di un ponte in Croazia che collegherà Dubrovnik alla costa croata evitando lo sconfinamento in Bosnia determinato da dieci chilometri di costa adriatica di territorio bosniaco che taglia attualmente in due la Croazia. Questo per ricordare solo gli Investimenti maggiori che non possono essere spiegati solo dagli accordi che permettono ai manufatti prodotti in Cina di invadere i mercati balcanici ma che rappresentano una vera e propria strategia di espansione geopolitica in questi territori.

Alessandro Perelli

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