domenica, 31 Maggio, 2020

L’Europa rischia la divisione anche sul Covid-19

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L’asse Parigi-Berlino si rinsalda. Angela Merkel e Emmanuel Macron hanno messo sul tavolo la proposta che con ogni probabilità darà la svolta alla risposta europea alla crisi scatenata dalla pandemia di coronavirus.
La proposta non scontenta l’Italia e Palazzo Chigi ha commentato: “Un buon passo in avanti che va nella direzione sin dall’inizio auspicata per una risposta comune ambiziosa alla pandemia: una dimensione di 500 miliardi euro di soli trasferimenti è senz’altro un buon punto di partenza, ed è comunque una dotazione di sussidi che si avvicina a quanto richiesto di recente dall’Italia e da altri partner. Da questa somma si può partire per rendere ancora più consistente il Recovery Fund, nel quadro del budget europeo”.
Plaude anche la presidente della Commissione, Ursula Von der Leyen, che presenterà il piano dell’esecutivo Ue sul Recovery plan legato al Bilancio pluriennale dell’Unione il 27 maggio. Von der Leyen ha detto: “Proposta costruttiva in linea con quella della Commissione”.
Angela Merkel in videoconferenza stampa con Emmanuel Macron, ha annunciato: “L’Europa deve rimanere unita e solidale: a questo scopo proponiamo di mettere insieme un fondo temporaneo di 500 miliardi di euro da mettere a disposizione delle spese necessarie per risollevare l’economia colpita dal coronavirus. È decisivo che un tale fondo sia rispettoso dei trattati e che rispecchi l’autonomia dei diversi Stati membri dell’Ue”.

La novità di rilievo è che i 500 miliardi non saranno prestiti ma dotazioni agli Stati membri e il fondo assegnerà risorse direttamente ai Paesi più colpiti dalla crisi: i 500 miliardi si aggiungeranno al bilancio pluriennale europeo, nel rispetto dei trattati.
La Merkel ha poi spiegato: “I fondi saranno presi sul mercato e indirizzati ai settori più in crisi. Sarà compito della commissione lavorare sulla proposta franco-tedesca. Siamo pronti a contribuire perché si arrivi all’unanimità su questo”.
Emmanuel Macron ha aggiunto: “I 500 miliardi di euro sono lì per rispondere alla crisi sanitaria ed economica e andranno a settori non solo tecnologici. È una forte risposta economica che aiuterà a combattere la disoccupazione nelle regioni più vulnerabili”. Poi, Macron ha ribadito: “I 500 miliardi non saranno prestiti agli Stati ma dotazioni: il fondo assegnerà risorse direttamente ai Paesi più colpiti dalla crisi”.

Secondo il testo dell’accordo diffuso dall’Eliseo e dalla Cancelliera tedesca: “La proposta di Parigi e Berlino prevede che il fondo sarà temporaneo e mirato, nel quadro del prossimo quadro finanziario pluriannuale, la Commissione dovrà finanziarlo con un’emissione di debito comune sui mercati a nome dell’Ue su una base giuridica che rispetti in pieno il Trattato europeo, il quadro finanziario dell’Ue e i diritti dei parlamenti nazionali”.
Il percorso è ancora molto complicato e difficoltoso. Il Parlamento europeo dovrebbe poter decidere per tutti gli Stati membri dell’Unione. In questo modo sarebbe una maggiore efficienza, efficacia e solidarietà di appartenenza nella stessa Unione.
La dotazione del Recovery Fund sarà indicato sotto forma di spese inserite nel bilancio Ue per i settori e le regioni più colpite, sulla base di programmi di bilancio dell’Ue e nel rispetto delle priorità europee, in particolare negli investimenti per la transizione ecologica e digitale, ricerca e innovazione. Si tratterà di un complemento eccezionale, integrato nella decisione relativa alle risorse proprie, con un volume e una data di scadenza chiaramente specificati, e che sarà legato a un piano di rimborso vincolante al di là del prossimo quadro finanziario pluriennale sul bilancio Ue.

Secondo Parigi e Berlino: “Il piano richiederà anche un impegno chiaro da parte degli Stati membri per l’applicazione di politiche economiche sane e un programma di riforme ambizioso”.
Il prossimo passo politico sarà quello di ottenere il consenso di tutti e 27 gli Stati membri. Il presidente del Consiglio europeo Charles Michel ha detto: “Questo è un passo nella giusta direzione. Per raggiungere un accordo tutto i 27 Stati membri saranno coinvolti”.
Moderatamente entusiasta, il presidente del Parlamento europeo, David Sassoli, ha detto: “Il piano franco-tedesco è un punto di partenza positivo, ora mettiamoci al lavoro per raggiungere l’obiettivo ambizioso indicato dal Parlamento europeo. L’Eurocamera aveva approvato una risoluzione in cui si parlava di almeno 1000 miliardi per il Recovery Fund”.
La proposta di Germania e Francia sul Recovery fund, è la metà di quanto ha deciso il Parlamento europeo. Soltanto 500 miliardi da indirizzare verso i Paesi più colpiti dalla crisi innescata dalla pandemia di coronavirus: una svolta, oppure un primo passo importante nella direzione giusta? Al lettore potrebbe apparire un bicchiere mezzo pieno e mezzo vuoto.  L’economista Lorenzo Codogno, propende per un importante passo verso la direzione giusta, riconoscendo comunque le grandi novità del piano. Per l’ex capo economista del dipartimento del Tesoro, la proposta ha avuto un impatto (positivo) immediato sui mercati, che ne hanno colto le potenzialità. Ma potrebbe anche essere qualcosa di più.
Dall’analisi dell’esperto emerge: “Nella proposta siglata Merkel-Macron, il Recovery Fund prevede l’erogazione di 500 miliardi di euro dalla voce spese del bilancio dell’Ue. Non si tratta dunque di prestiti, ma di finanziamenti, di contributi a fondo perduto che saranno messi a disposizione delle regioni e dei settori più colpiti dalla pandemia. Migliorerà la resilienza, la convergenza e la competitività delle economie europee e aumenterà gli investimenti, in particolare nelle transizioni ecologiche e digitali e nel rafforzamento di ricerca e innovazione. Il finanziamento al Fondo sarà mirato alle sfide della crisi pandemica e alle sue conseguenze e non sarà poi erogato ai singoli Stati membri del blocco sotto forma di prestiti, ma utilizzato per sostenere le spese di bilancio Ue. Saranno insomma contributi a fondo perduto, non prestiti”.
Secondo Codogno: “Una buona notizia, si tratterebbe di spese per programmi dell’Ue con governance e sorveglianza dell’Unione, sebbene a favore dei settori e delle regioni maggiormente colpiti dall’emergenza Covid. L’Unione europea quindi si allontanerebbe dall’impostazione del prestito a favore di un’espansione del bilancio dell’Ue”.

Tuttavia, il prof. Codogno manifesta qualche perplessità: “La proposta dovrà essere approvata dalla Commissione europea il 27 maggio. Ma sarà sostenuta da tutti i Paesi? Oppure Olanda, Austria, Danimarca e Svezia continueranno a opporsi all’idea, visto che preferiscono di gran lunga ricorrere ai prestiti? Sono passati i bei vecchi tempi in cui le iniziative in Europa erano decise a Berlino e Parigi. Ora la geografia politica in Europa è molto più complicata. La garanzia di una governance e sorveglianza dell’Ue per l’economista dovrebbe comunque essere un argomento forte per convincere i ‘quattro’ a sostenere il piano franco-tedesco (possibilmente con l’intervento della Merkel). Darebbe garanzia certa che i fondi siano utilizzati in modo appropriato (soprattutto in alcuni Paesi) e in linea con le priorità dell’Ue”.
Per Codogno: “La Commissione molto probabilmente si sposterà nelle direzioni suggerite da Francia e Germania. Il bilancio dell’Ue verrebbe aumentato all’interno del quadro di governance e sorveglianza. E questo dovrebbe essere considerato un buono sviluppo nella direzione di un’ulteriore integrazione economica e politica, in attesa della ‘Conferenza sul futuro dell’Europa’ menzionata anche nella proposta franco-tedesca. In conclusione, è un passo positivo nella direzione di contribuire a sostenere l’economia della zona euro, ma non è una svolta (o almeno non ancora).
Purtroppo la spaccatura nell’Unione europea è ancora presente. Il cancelliere Kurz ha annunciato una controproposta che sarà presentata nei prossimi giorni: “L’Austria è in coordinamento con Paesi Bassi, Danimarca e Svezia, gruppo di Paesi economicamente forti a cui sentiamo di appartenere, per un’alternativa alla proposta della Commissione europea per il quadro finanziario pluriennale”.
Il primo ministro austriaco, nella Sua conferenza stampa a Linz, ha aggiunto: “Riteniamo che sia possibile rilanciare l’economia europea ed evitare ancora la scomposizione del debito con mutui e non contributi. La proposta di Merkel e Macron è legittima ma la decisione va presa da tutti gli Stati membri dell’Ue”.
L’iniziativa della cancelliera tedesca Angela Merkel e del presidente francese Emmanuel Macron per un fondo di 500 miliardi di euro per la ricostruzione a seguito della crisi legata al coronavirus sta suscitando dibattiti all’interno dell’Unione Europea.
Ma dietro la pervicacia con cui Austria, Svezia, Danimarca e Olanda si oppongono al Recovery Fund emergono movimenti e spinte che si agitano nel più profondo dell’animo umano e nelle radici storiche.
Una prima osservazione: Austria, Svezia, Danimarca e Olanda, con quali altri Paesi? Non sarebbero delle superpotenze demografiche, e nemmeno politiche. Quanto all’economia, ricche sì, ma di media dimensione.
Seconda domanda: ma perché ce l’hanno proprio con l’Italia? Sì, perché questa storia potrebbe non essere una questione di semplice borsello, e nemmeno di atavico sussiego. La mossa franco-tedesca, di fatto viene in aiuto all’Italia, riporta l’Unione ai vecchi equilibri, che non sono solo quelli del 1957. Sono molto, molto più antichi. Ci potrebbero essere retaggi medievali, cioè cose distanti nel tempo ma sempre presenti. Se fossero più antiche, sarebbero addirittura archetipi. Non c’è nulla di più indelebile di un archetipo.
Con l’intesa fra Merkel e Macron, qualcuno ha osservato, in fondo rinasce l’Europa carolingia, quella dell’asse franco-tedesco. Rinascerebbe l’Europa Lotaringica, quella disegnata dalla spartizione del Sacro Romano Impero tra i tre figli di Ludovico il Pio. Si noti l’originale divisione dei confini: Germania da una parte, Francia dall’altra e in mezzo, per l’appunto, la Lotaringia cui spettava il titolo imperiale. La Lotaringia era quella striscia di terra che correva lungo il Reno e calava giù, superando le Alpi e scendendo fino al Marchesato della Tuscia. In altre parole: l’Italia, legata politicamente e persino territorialmente, a dispetto delle stesse sue montagne, all’Europa del Nord.
Ora, è di questo che avrebbero paura gli Scandinavi e gli Austriaci (gli osterlicchi secondo Dante). Un’Europa con un tale asse che va da nord a sud li condanna alla marginalità. L’Austria, ad esempio, è l’Innen europeo, la sua parte più interna che si estende all’area danubiana. Anche questo, una volta, fu un Impero, e la cosa non avvenne a caso. Gli imperi tornano sempre a colpire come viene detto anche in ‘Guerre Stellari’.
Quanto agli scandinavi, due cose bisogna considerare. La prima è il Mediterraneo, la seconda è Canuto. Sì, perché di Mediterraneo mica ce n’è solo uno. Il Baltico è come un Mediterraneo freddo, stretto come a Gibilterra dalle parti del castello che fu di Amleto. Dentro questo spazio c’è stato un fiorire di scambi di pellicce e ambre. Ma anche le città stato: Amburgo, Lubecca, Danzica, Stettino, Riga fino ad arrivare su, a Tallin e Tartu, e con esse alla bocca del Golfo di Finlandia (altro paese solitamente molto severo con i popoli meridionali). Se i soldi riprendono a scorrere tra le fiere della Champagne e la Francigena, temono che a loro resterebbero solo gli spiccioli. Con Canuto il Grande si possono comprendere come starebbero le cose.
Il norreno aveva una sua innegabile grandezza: nell’undicesimo secolo divenne signore di Danimarca e di Norvegia, d’Inghilterra, Pomerania e Schelswig. Dettava legge, pare, anche in Polonia. Accampò pretese sulla Normandia. Insomma, creò un controimpero del nord, mentre al sud la casa di Franconia stentava a farsi cingere la corona dal papa.

Noi tendiamo ad ignorare questo lato della storia europea, ma è qui che secondo alcuni storici iniziò tutto: Gustavo Adolfo di Svezia, Sigismondo II Wasa, la Guerra dei Trent’anni e tutti quegli scossoni continentali in cui gli storici vedono i prodromi delle Guerre Mondiali. Un blocco naturalmente contrapposto a quello centro-meridionale. Nel Novecento, quando il Mercato Comune faceva i primi passi, il progetto di Canuto riprese forma con l’Efta, l’area di libero scambio che Londra creò unendo il Baltico all’Austria nel tentativo, fortunosamente fallito, di far dispetto a tedeschi, francesi e anche agli italiani.
Resta a questo punto un solo interrogativo: ma perché anche l’Olanda? L’Olanda è la parte terminale della Lotaringia, dovrebbe andare d’accordo con noi. È tra i fondatori dell’Unione. Invece, qualche volta pare trovarci un gusto particolare, a picchiare sul Club Med. Vorrebbe sempre fosse la semifinale dei Mondiali di Argentina. Il fatto è che di fronte ha il Mare del Nord, che poi altro non è se non un Mediterraneo anche quello, anche se molto più aperto, ma meno vasto. E anch’essa sente il richiamo di Canuto il Grande, ma si dimentica che nella storia d’Europa il sistema che è durato di più è quello immaginato da Ludovico il Pio a cui Adenauer, De Gasperi e Schuman si sarebbero ispirati.
Personalmente credo che non bisognerà restare prigionieri della storia, ma è necessario guardare al futuro dell’Europa. Basterebbe pensare alla cultura che, da dopo Canuto il Grande ha unito l’Europa, agli interessi economici di un mondo globalizzato nel quale tutti i Paesi dell’Unione si potranno difendere meglio se proseguirà il cammino verso gli Stati Uniti d’Europa dove si affermerà il diritto di uguaglianza tra tutti i popoli europei appartenenti alla stessa bandiera.

Salvatore Rondello

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