giovedì, 3 Dicembre, 2020

L’Europarlamento va in remoto per covid

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In Belgio, nella regione di Bruxelles-Capitale, i ricoveri in ospedale e in terapia intensiva sono saliti a livelli allarmanti e il Parlamento Europeo passa a lavorare quasi del tutto in remoto. Il presidente del Parlamento, David Sassoli, ha deciso di rafforzare le disposizioni già adottate in occasione dell’ultima sessione plenaria, finchè non ci sarà un miglioramento della situazione.
Pertanto, le riunioni degli organi di governo del Parlamento, la plenaria, le commissioni e i gruppi politici dovranno svolgersi in remoto, senza la presenza fisica di persone diverse dal presidente, del personale indispensabile della Segreteria e di supporto tecnico.
Tuttavia, ove giustificato, le riunioni in trilogo, cioè il negoziato interistituzionale tra Parlamento e Consiglio, spesso particolarmente delicate a livello politico, potranno tenersi alla presenza fisica di un numero limitato di partecipanti indispensabili nella stessa stanza.

Anche il servizio di interpretariato potrà essere fornito in remoto. Per quanto riguarda la presenza fisica alle riunioni nella sede del Parlamento, il presidente o l’organizzatore deve assicurare che venga rispettata la distanza di 1,5 metri in ogni momento e i partecipanti dovranno evitare i contatti fisici, come le strette di mano. Infine tutte le altre riunioni all’interno del Parlamento sono cancellate, ma si potranno tenere in remoto. La decisione di ieri ha effetto immediato.
La regione di Bruxelles-Capitale è tra le più colpite di tutto il Belgio dalla seconda ondata di Covid-19. Negli ultimi 14 giorni, secondo dati di Sciensano, l’agenzia che monitora l’andamento della pandemia in Belgio, ha registrato 1.826 casi positivi al coronavirus Sars-CoV-2 (non necessariamente malati di Covid-19: molti sono asintomatici o paucisintomatici) ogni 100mila abitanti (il limite massimo fissato dal Consiglio per essere classificato come zona rossa è di 150).
Nel periodo dal 17 al 23 ottobre sono stati effettuati 4.073 test ogni 100mila abitanti, con un tasso di positivi del 29% superiore al limite massimo del 4% secondo l’ultima raccomandazione adottata dal Consiglio. L’innalzamento di questo dato è in parte influenzato dal fatto che nel Paese hanno smesso di fare test agli asintomatici e anche a chi ritorna dalle zone rosse (questi ultimi vengono semplicemente messi in quarantena per 10 giorni), per farli solo a chi ha sintomi di Covid-19.
Il Belgio è il Paese dell’Unione europea dove più alta è l’incidenza del tasso di positivi al Covid.

Insomma, per la prevenzione dal Covid-19 non c’è un sistema comune adottato in tutta l’Unione europea, e forse manca anche un coordinamento efficace tra gli Stati membri.
I principi di garanzia delle libertà democratiche sancite dalle Costituzioni democratiche e dalla convenzione sui Diritti dell’uomo sono messi a repentaglio da alcuni provvedimenti adottati in tutto il mondo per la lotta alla pandemia che per molti aspetti possono far pensare ad una dittatura globalizzata, come se il Covid-19 fosse un ladro armato che minaccia l’umanità con la celebre frase: “o la borsa o la vita”, se pensiamo alle ripercussioni economiche.
La gravità del problema indubbiamente esiste con l’umanità messa in ginocchio, finché non si applicheranno soluzioni scientifiche idonee a combattere il Covid-19.

 

Salvatore Rondello

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