martedì, 29 Settembre, 2020

L’evoluzione del diritto del lavoro e la conquista dello Statuto dei Lavoratori

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Su iniziativa della Fondazione Bruno Buozzi, della Fondazione Di Vittorio e della Fondazione Giulio Pastore, ieri pomeriggio, nella sala del Parlamentino del CNEL, si è svolto un interessante dibattito per ricordare i cinquant’anni dello Statuto dei Lavoratori. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte e la senatrice Liliana Segre, hanno fatto pervenire i saluti ed augurato buon lavoro.
I lavori, introdotti e condotti affabilmente da Angelo Coco, sono iniziati con la proiezione dell’anteprima di un documentario, curato dalle fondazioni organizzatrici, per la chiusura delle iniziative celebrative dei cinquant’anni dello Statuto dei Lavoratori che si terrà a Roma il 20 maggio 2020. Il filmato è stato commentato da Carlo Ghezzi, Raffaele Morese e Giorgio Benvenuto.
Carlo Ghezzi ha sottolineato che grazie alla spinta possente dell’autunno caldo è stato possibile realizzare lo Statuto dei lavoratori attraverso il quale i giuslavoristi sono riusciti a portare la Costituzione nei luoghi di lavoro. Ghezzi ha ricordato che questo strumento formidabile per dare diritti e dignità ai lavoratori è stato realizzato dopo ventidue anni dall’emanazione della Costituzione e che per arrivare ad un sistema organico per regolamentare le relazioni sindacali si è dovuto aspettare il 1993.
Raffaele Morese ha ricordato che la fatica per farlo applicare è stata enorme, ma ha anche sottolineato la duplice funzione di tutela sia per i lavoratori che per la loro rappresentanza cioè il sindacato ed i sindacalisti.
Giorgio Benvenuto ha evidenziato la funzione dello Statuto dei lavoratori di rimuovere gli ostacoli alla dignità dei lavoratori ed al pluralismo sociale del mondo del lavoro. Benvenuto ha anche ricordato il sentimento di unità che cresceva, ma anche l’incompatibilità tra incarichi politici ed incarichi sindacali. La memoria di Benvenuto non si ferma alla presenza di Gino Giugni e Federico Mancini alle trattative del 1972 per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, ma guardando al mutato panorama lavorativo e sociale, ha fatto presente che oggi per tutelare i diritti e la dignità dei lavoratori occorrono nuove idee.
Nella seconda parte del convegno sono intervenuti Vincenzo Ferrante, Luigi Mariucci, Franco Liso e Giulio Prosperetti.
Ogni giuslavorista presente ha evidenziato alcuni aspetti focali del mondo del lavoro, dopo che dal documentario sono emersi i protagonisti dello Statuto dei Lavoratori: Brodolini e Donat Cattin nel mondo politico, mentre Gino Giugni e Federico Mancini per la parte realizzativa.
Vincenzo Ferrante ha ricordato il contesto di un mondo diviso in blocchi quando fu varato lo Statuto dei lavoratori. Oggi, secondo Ferrante, ci sarebbe bisogno di una ridefinizione dei sistemi di inquadramento per ragioni di diversa natura. Poi ha evidenziato che anche in altre normative, come nel codice degli appalti, ci sono norme collegati alla tutela dei diritti dei lavoratori. Invece, per quanto riguarda le relazioni industriali, ha individuato il vulnus dei diritti nella tenuta di Confindustria dei propri iscritti, esemplificando la Fiat che uscendo dall’associazione datoriale non è più obbligata a rispettare il contratto nazionale di lavoro. In tal senso, Ferrante sembrerebbe protendere verso forme di cogestione poiché ritiene necessario il coinvolgimento dei lavoratori nella condivisione delle sorti dell’azienda.
Per Luigi Mariucci, lo Statuto dei lavoratori è figlio di una congiuntura irripetibile dove la dignità della dimensione individuale determina la dimensione collettiva. Secondo il professore di Cà Foscari, i diritti stanno sempre dentro una condizione di potere.
Franco Liso, allievo di Gino Giugni, ha evidenziato gli abusi sui diritti dello Statuto dei lavoratori fatto da alcuni lavoratori e quindi della necessità di educare i lavoratori ad un approccio diverso alla gestione del lavoro. Però, ha anche ricordato la situazione antecedente lo Statuto dei lavoratori. In tal senso ha citato Di Vittorio che nel 1955 denunciava le realtà di gestione poliziesca a danno dei lavoratori nelle fabbriche. Con l’introduzione dello Statuto cessarono tutte le pratiche vessatorie esercitate sui lavoratori. Inoltre ha evidenziato che per Federico Mancini e Gino Giugni la via dei diritti vede l’azione del sindacato. In questo modo la funzione contrattuale dei sindacati aumentava la tutela dei lavoratori rafforzando il sindacato. Un altro problema toccato da Franco Liso è stato il problema del processo del lavoro che stava a cuore a Gino Giugni per superare l’esperienza deludente dei collegi arbitrali.
Giulio Prosperetti, con una visione più immediata dell’attualità, ha detto: “Lo Statuto galleggia in acque diverse da quelle in cui è stato concepito”. Secondo Prosperetti, oggi bisognerebbe pensare ad una rappresentatività di tipo diverso. Andrebbe rivisto tutto il mondo del lavoro dal produttivo, al terziario e fino all’assistenziale.
Tutti gli intervenuti al convegno sono d’accordo sulla necessità di adeguamento dei diritti per la tutela e la salvaguardia della dignità del mondo del lavoro, ma ancora non emergono le proposte. Nel frattempo crescono i tentativi di elusione e di rispetto per i diritti dei lavoratori, o addirittura si introducono con facilità norme ambigue o alterate che ledono la dignità umana. Tutto questo è inaccettabile e si potrebbero percorrere nuove vie come la cogestione prevista dall’art. 46 della Costituzione rimasto non applicato.

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