mercoledì, 30 Settembre, 2020

Libano, in percolo le istituzioni democratiche

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A una settimana di distanza dalla catastrofe di Beirut con l’incendio e il successivo scoppio che hanno causato la distruzione di buona parte della città, duecento morti (ma il numero non è definitivo), migliaia di feriti la situazione in Libano rimane confusa con una grande pericolo per la salvaguardia delle istituzioni democratiche. I libanesi sono scesi in piazza per manifestare la loro rabbia contro il Governo che non ha ancora spiegato come sia potuta accadere che tremila tonnellate di nitrato di ammonio, che erano state immagazzinate sette anni fa nel porto, siano esplose causando centinaia di vittime e polverizzando interi quartieri della città.

 

L’ipotesi fantasiosa circolata nelle ultime ore di una bomba atomica tattica che avrebbe provocato l’esplosione è stata subito scartata in quanto non si sono trovate sul posto radiazioni nucleari che anche nel caso di una bomba tattica avrebbero dovuto essere presenti. E anche un intervento scatenante il disastro da parte di un Paese straniero, pur non potendosi escludere nulla in questa situazione caotica, è sembrato più un tentativo di scaricabarile da parte di un Governo che invece ha sicuramente grandi responsabilità per la mancata sicurezza e il deficitario controllo del deposito di esplosivo. Dopo le proteste di piazza, che hanno causato la morte di un poliziotto, inevitabili sono giunte le dimissioni del Governo. Sono state annunciate dal Ministro della Salute Hamad Hassan al termine di una riunione dell’ Esecutivo. Il Premier Diab. si recherà dal Presidente Michael Haoun rimettendo il mandato Si apre quindi per il Libano un periodo molto delicato con la probabile convocazione di elezioni anticipate in una situazione estremamente confusa dopo la catastrofe del 4 agosto. La storia del Paese per lo meno dal 1975 ha visto un alternarsi di guerre anche civili, di grande instabilità e tensioni interne tra le sue varie componenti etniche. Nel 1982 inizia la prima guerra che si conclude tre anni dopo con il ritiro di Israele. Nel 2006 si riaprono le ostilità che terminano un mese dopo per l’ intervento dell’ONU che impone il cessate il fuoco. Una terra martoriata in una posizione strategica che attira le attenzioni internazionali e il cui equilibrio instabile rende precario il mantenimento della pace in una delle zone più pericolose per la salvaguardia della convivenza tra le varie etnie che la popolano e con il vicino Israele che dopo averla invasa la tiene costantemente sotto controllo.

 

Il Governo dimissionario, frutto di un accordo tra cristiani maroniti e Hezbollah, pur dimostrando notevoli limiti amministrativi era riuscito negli ultimi anni a garantire un minimo di stabilità spazzata via dagli ultimi tragici avvenimenti. Ora con una situazione economica già allo sfascio con un debito di 77 milioni di euro il Libano è in pieno caos. Il Presidente francese Macron, accordo per primo a Beirut, anche per le tradizionali e storiche relazioni tra Francia e Libano ha già assicurato aiuti finanziari cospicui e concreti. Ma il futuro rimane pieno di incognite.

 

Alessandro Perelli

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