martedì, 2 Marzo, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

Libano, Macron minaccia di interrompere gli aiuti

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In Libano il caos politico e istituzionale non accenna a diminuire. Sono ormai passati più di sei mesi da quando uno scoppio e un incendio nel porto di Beirut provocarono la morte di oltre duecento persone oltre a migliaia di feriti. Le indagini partirono subìto e vennero arrestate una ventina di persone ma poi tutto si bloccò e ancora oggi non si è fatta luce sulle responsabilità. Il Paese,dopo due tentativi andati a vuoto è ancora senza Governo, in piena crisi economica e in preda alla pandemia da coronavirus. Inutili si sono rivelati gli inviti di Usa e soprattutto Francia per dare vita a un Esecutivo credibile che assicuri governabilità. Il Presidente francese Macron, due volte a Beirut dopo la terribile esplosione, ha minacciato l’interruzione degli aiuti economici se non cesserà la spirale di incertezza politica e di corruzione da cui il Libano non riesce ad uscire. Pochi giorni fa ha suscitato enorme impressione l’assassinio di Lokman Slim, intellettuale e commentatore politico trovato nella sua auto, ucciso con due colpi di pistola sparati alla testa. Slim aveva creato a Beirut un centro di documentazione sulla guerra civile libanese e la sua abitazione era diventata un centro di riferimento per molti medio-orientali interessati alla storia e alle vicende politiche del territorio. Aveva anche fondato una associazione per difendere i valori di libertà e di tolleranza in una terra pericolosa e sempre teatro di violenze e azioni terroristiche. Le sue critiche al gruppo armato degli Hezbollah, finanziato dall’Iran, presente in Parlamento con soli dodici seggi ma capace di condizionare tutta la vita del Paese, gli sono costate care. È stato eliminato perché aveva osato contrastare l’ingerenza dell’Iran e dei terroristi collegati. In varie città vi sono state manifestazioni di protesta per l’omicidio e si teme una recrudescenza degli scontri tra le etnie diverse che popolano il Paese dei cedri. A Tripoli inoltre, seconda città per abitanti dopo Beirut, più di duemila persone sono scese in piazza per protestare per le difficoltà causate dalla crisi economica aggravata dalle restrizioni per il diffondersi dell’infezione.
La tensione sociale fa temere nuovi incidenti. Il Presidente della Repubblica Michel Aoun prosegue intanto le consultazioni per dare finalmente al Paese un Governo ma i veri contrapposti delle forze politiche non permettono per ora di intravedere una via di uscita al blocco della situazione. Gli aiuti internazionali, promessi da più parti dopo l’esplosiohe del quattro agosto scorso, sono collegati alla realizzazione di riforme strutturali che la paralisi politica non riesce a determinare. L’omicidio politico di Lokman Slim è stato sicuramente concepito anche per impedire la realizzazione di questo processo positivo e per lasciare il Libano in preda alla confusione e alle tensioni sociali. È questo il terreno dove il terrorismo riesce a inserirsi con più efficacia e risolutezza trovando nuovi adepti in una popolazione ormai ridotta allo stremo delle forze e della sopportazione. Il Patriarca di Antiochia dei Maroniti Bechara Rai ha rivolto un appello alle Nazioni Unite affinché si organizzi una conferenza internazionale per la ricostruzione del Libano.

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