venerdì, 23 Agosto, 2019

Liberalsocialismo

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Il Direttore dell’Avanti, con la consueta ponderata puntualità, in ossequio alla sua coerente impostazione culturale, attribuisce giusto rilievo al recupero del liberalsocialismo da parte di Carlo Calenda. Tuttavia ciò deve indurre a comprendere pienamente la declinazione che nello specifico viene assegnata a questa categoria politologica, risalendo necessariamente al suo corretto significato. Ritengo che ragioni culturali e storiche militino a sostegno della credibilità del liberalsocialismo. L’uomo, per natura, è un animale libero e sociale. Al pari di ogni entità biologica, da un lato punta alla propria autoaffermazione, d’altro canto risulta inserito in un sistema relazionale. La dinamica naturale, anche per lui, si sostanzia nel binomio competizione-cooperazione. Naturalmente, nell’ambito della sua specificità autocosciente, l’uomo elabora tale condizione con la produzione dei valori di libertà ed uguaglianza, la cui composizione, a mio avviso, produce l’ulteriore livello del valore della giustizia. La storia della politica, in nuce, ha ruotato intorno alla “dialettica” tra queste elaborazioni ed applicazioni valoriali, dando vita alla competizione dei due classici e storici antagonisti, il liberalismo ed il socialismo, pur nel ventaglio delle rispettive articolate declinazioni.

Nel corso della tempo abbiamo assistito all’emergere del liberalismo classico, di origine empiristica e poi illuministica, del socialismo “utopistico” e “scientifico”, del liberalismo idealistico e positivistico, passando per i “civili” avanzamenti della socialdemocrazia e della liberaldemocrazia, fino alle formulazioni convergenti del socialismo liberale e del liberalismo sociale. Sempre più nell’evoluzione della storia, come per la natura espressione di un cammino di progressivo aggiustamento, sono apparse insostenibili le versioni dogmatiche ed “ assolutistiche” tanto del socialismo quanto del liberalismo, sia sul piano valoriale, nel rapporto tra uguaglianza e libertà con il dominio di uno dei due aspetti sull’altro, sia sul piano economico, prima con la crisi del collettivismo, oggi con la crisi del liberismo, foriero di squilibri sociali ed ambientali. Il tema del liberalsocialismo, dunque, si inserisce nel solco tracciato, esprimendo il principale terreno di riflessione per una Sinistra che voglia tornare ad esistere. Perché ciò accada, tuttavia, è necessario imbarcarsi in un’avventura culturale che muova alla ricerca di elaborazioni autenticamente nuove, con l’altezza ed il coraggio di superare i meritevoli tentativi convergenti del secolo scorso, assumendo pienamente la logica del “ terzo includente” di cui Norberto Bobbio ci parlò nel suo “Destra e Sinistra”. In quest’ottica, pur apparentemente simmetrici, nella sostanza mentre il socialismo liberale, non a caso da molti considerato sinonimo di liberalsocialismo, ha prodotto un cammino nella direttrice affine a quella sopra indicata, il liberalismo sociale si è costantemente risolto solo in un edulcorante correttivo del modello del liberalismo canonico.

Per storia personale, culturale e politica, per propositi programmatici, la visione di Calenda non oltrepassa il confine del liberalismo sociale. Tutt’altra cosa dal perseguire quell’orizzonte di faticosa e coraggiosa esplorazione, dove si compongono realmente, al contempo, in una sintesi superiore, le virtù dell’uguaglianza e della libertà ed i benefici individuali e sociali di un nuovo modello di sviluppo. Ora, pur nella consapevolezza della oggettiva difficoltà realizzativa dell’intento prefigurato, ancorchè manifestazione di una sfida da cogliere obbligatoriamente, alla luce delle inquietanti emergenze epocali, dallo stravolgimento climatico alla drammatica perdita di biodiversità, quali conseguenze dell’attuale modello di distruzione delle risorse ad un tempo naturali ed economiche, la tematica ecologica irrompe nello scenario storico-politico, rappresentando, a mio avviso, la sola autentica novità in grado di incarnare quella sintesi liberalsocialista sopra tratteggiata. Da tempo sostengo tale tesi, che qui provo a schematizzare nei tre assunti, dello stesso stampo naturalistico che in apertura del presente contributo ha fondato il carattere costitutivo del liberalsocialismo, riproposti in un contesto di chiarezza e lungimiranza nell’ottimo libro del direttore Del Bue, dal titolo “L’unità….”. Il salto culturale “dalla coscienza di classe alla coscienza di specie”, che meglio di altro connota un profilo ecosocialista, componendo appartenenza collettiva e libertà individuale, si raccomanda quale timbro al tempo stesso socialista e liberale. Il salto culturale del rapporto tra diritto all’ambiente e dell’ambiente, che meglio di altro connota un profilo di ecodemocrazia, universalizzando l’estensione dei diritti, si raccomanda quale ulteriore timbro contestualmente socialista e liberale. Il salto culturale dell’equazione tra economia ed ecologia, di un’ecologia come economia della natura e di un’economia come ecologia dell’uomo, che meglio di altro connota un profilo di ecoriformismo, razionalizzando le risorse quale premessa per la loro redistribuzione, si raccomanda quale ennesimo timbro al contempo socialista e liberale.

Ognuno di questi aspetti, naturalmente, poggia su un articolato supporto argomentativo, impossibile da mobilitare in questa sede, tuttavia meritevole di essere penetrato a fondo, in direzione dell’unica traiettoria percorribile alla volta dell’odierno liberalsocialismo. In particolare è il compito che dovrebbe darsi precipuamente la nostra organizzazione partitica, per natura e per storia, confidando sul presupposto che la crisi attuale della Sinistra è una crisi di identità e che la crisi d’identità rimanda alla questione del DNA, che per la Sinistra è nient’altro che il movimento socialista.

Carlo Ubertini

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