mercoledì, 18 Settembre, 2019

OGGI AL VOTO IL DDL ANTICORRUZIONE, SALTA L’INCANDIDABILITA’ DI CONDANNATI PER REATI GRAVI

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Una fiducia pesantissima quella sul ddl anticorruzione perché potrebbe, questa volta più delle altre, segnare la cacciata in tronco del governo Monti. Adesso perché l’esecutivo è ai suoi minimi storici in fatto di gradimento tra i parlamentari e soprattutto tra i cittadini. Perché è in ballo la possibile riforma della legge elettorale in vista delle prossime elezioni politiche. Ma queste cose Monti le sa e non a caso dovrebbe saltare del tutto la norma che prevede da subito l’incandidabilità dei condannati in via definitiva per reati gravi. Alle prossime elezioni, anticipate o meno fa lo stesso, sarà tutto uguale ad oggi.

FUMATA NERA PER IL DDL – Ancora una giornata di passione a Montecitorio per il ddl anticorruzione. Dopo l’intenzione del governo di ricorrere al voto di fiducia, che la scorsa settimana aveva creato tensioni all’interno della maggioranza, fumata nera per il maxiemendamento che accorpa gli articoli 10, 13 e 14 (incandidabilità e norme penali), su cui i partiti non sono riusciti a trovare un’intesa. Il provvedimento e’ stato infatti ritenuto inammissibile dalla presidenza della Camera perché ricalca in blocco il testo base uscito dalle commissioni e senza modifiche sostanziali il provvedimento deve essere spacchettato per ragioni procedurali. Non uno, dunque, ma tre voti di fiducia su ognuno degli articoli.

BATTUTACCE TRA GIARDA E FINI – “Il governo non e’ riuscito a onorare i propri impegni e quindi sono costretto a chiedere un congruo spostamento dei tempi”, annuncia in Aula il ministro per i Rapporti col Parlamento, Piero Giarda, suscitando l’irritazione dello stesso presidente della Camera. “Il governo ha avuto cinque giorni per sciogliere il nodo, questo mortifica il Parlamento”, dice Fini. “E’ tutta colpa mia, sono un ministro inesperto”, scherzerà poco dopo coi cronisti Giarda, convinto di non aver provocato un gran danno chiedendo la dilazione.

A RISCHIO L’INCANDIDABILITA’ PER CONDANNATI REATI GRAVI – I tre voti di fiducia avranno luogo domani a partire dalle 12, mentre per giovedì e’ previsto il voto finale al provvedimento ma il problema, al di là delle questioni procedurali, e’ tutto politico. Il Pdl, che già aveva accettato con fastidio il ricordo alla fiducia sul maxiemendamento, per bocca del capogruppo Fabrizio Cicchitto annuncia “una riflessione nelle prossime ore” ma poi garantisce il voto favorevole “per senso di responsabilità” verso la situazione economica e “per evitare equivoci” sull’effettiva intenzione di colpire la corruzione. Non meno teso l’Udc, nonostante tramite il capogruppo Roberto Rao induca all’ottimismo: “E’ mancato l’ultimo miglio e c’e’ una sconfitta dal punto di vista parlamentare ma adesso votiamo questo provvedimento per evitare che non venga approvato in questa legislatura”. Con la ripartenza dal testo uscito dalle commissioni, infatti, rischia di saltare la norma che prevede da subito l’incandidabilita’ dei condannati in via definitiva per reati gravi. Il provvedimento, previsto da un emendamento dell’Udc Pierluigi Mantini, era stato riformulato e fatto proprio dalla relatrice Jole Santelli ma non era stato votato in commissione. Quindi, se non sara’ recuperato dal governo, rischia di essere espunto dal provvedimento finale. Col rischio di andare a votare l’anno prossimo senza questa norma, dal momento che il governo ha nove mesi, a partire dall’approvazione della legge, per esercitare la delega mettendo a punto un regolamento che disciplini la materia.

POLEMICHE E LA SQUADRA CHE NON SI TROVA – Per cercare di stemperare la tensione, soprattutto nei confronti del Pdl, il ministro Severino apre alle modifiche a Palazzo Madama relativamente all’articolo 13, quello sulle norme penali. In particolar modo sull’emendamento Ferranti (Pd), che prevede l’inasprimento della condanna per corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio. “L’articolo e’ totalmente bilanciato ma al Senato naturalmente si potra’ discutere per riportare la pena in armonia rispetto alle altre – afferma il Guardasigilli lasciando Montecitorio -. Se la modifica sara’ solamente questa, i tempi aggiuntivi saranno limitati”. Un chiaro messaggio al Popolo delle liberta’, accolto poco dopo da Cicchitto: “Su altre formulazioni siamo insoddisfatti (…) ci auguriamo che alcune formulazioni vengano cambiate al Senato”. Ma in un caso simile a fare le barricate sarebbe prevedibilmente il Partito democratico.

Come ha mostrato il presidente dei deputati democratici, Dario Franceschini, durante la riunione di maggioranza, quando il Pdl ha proposto di rivedere l’emendamento per modificare in profondita’ il maxiemendamento ed evitare cosi’ il ricorso a tre voti di fiducia. “Se serve un passo indietro, non puo’ essere il solo Partito democratico a compierlo: tutti devono rinunciare a qualcosa”, la replica di Franceschini. Difficile prevede un diverso atteggiamento del Pd a Palazzo Madama. Una quadratura del cerchio quasi impossibile, insomma, che adesso rischia di trasformare un puzzle sempre piu’ complesso in un vero e proprio rompicapo.

Lucio Filipponio

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