domenica, 7 Giugno, 2020

Libia, avanza Haftar e l’Italia perde credibilità

0

Neanche l’appello di Russia e Turchia pare incidere positivamente sulla guerra civile in Libia. Dopo l’incontro tra Putin e Erdogan si era sperato nel cessate il fuoco dopo la giornata di domenica 12. Serraj si era detto subito disponibile ma Haftar ha replicato che la cosa sarebbe stata fattibile solo dopo “L’uscita da Tripoli di tutti i terroristi” e cioè proprio di Serraj e delle sue truppe da lui indicati in questo modo. In realtà sembra che si voglia giocare al ribasso o al rialzo sulla pelle dei libici. Le ultime notizie sul fronte delle armi, al di là degli aspetti propagandistici che ultimamente hanno spaziato da inesistenti conquiste di obbiettivi strategici al rapimento fasullo dello stesso Serraj, riportano la reale avanzata delle truppe di Haftar a Sirte e Misurata e un accerchiamento sempre più stretto della capitale. È evidente che in una situazione di questo genere la proposta di cessate il fuoco che poteva fare presagire una futura divisione del territorio libico in una Tripolitania controllata da Serraj e in una Cirenaica affidata a Haftar non sia accettata da quest’ultimo convinto di essere a un passo dalla conquista dell’intero territorio e allo spodestamento dell’avversario. Così come una eventuale intesa con l’avallo di Russia e Turchia dovrebbe riguardare l’assegnazione e la spartizione delle enormi risorse di petrolio e di gas che interessano sicuramente di più delle rivendicazioni meramente territoriali. In questi giorni si sono anche moltiplicati i contatti diplomatici da parte dell’Unione europea e dell’Italia ma con risultati finora inesistenti o infruttuosi. Dopo la figuraccia del Premier Conte che ha convocato a Roma Haftar e Serraj potendo incontrare solo il primo e ricevendo un netto rifiuto dal secondo che pur è a capo del Governo riconosciuto dal nostro Paese, stiamo assistendo a un attivismo per il momento senza alcun risultato concreto da parte del Ministro degli esteri Di Maio, lodevole nelle intenzioni ma che, visti gli scarsi risultati, rischia di fare cadere ulteriormente la credibilità del nostro Paese in campo internazionale. Ciò mentre si parla di creare una nuova figura istituzionale, quella di una sorta di “inviato speciale in Libia” per meglio seguire la situazione e i nostri interessi di cui l’Eni rappresenta la parte prioritaria e per questo ruolo di sentono i nomi degli ex Ministri Minniti e addirittura Frattini.
In questa caotica e preoccupante situazione una sola cosa è drammaticamente certa per noi: il pericolo di un forte aumento del flusso di migranti verso le nostre coste. Infatti a quelli subsahariani provenienti principalmente dal Niger, di cui la guerra civile non ha interrotto il flusso e che non riescono più a essere accolti nei fatiscenti campi profughi si stanno aggiungendo i libici che scappano dal conflitto in atto.

Alessandro Perelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply