lunedì, 24 Febbraio, 2020

Libia: che Papa Francesco lanci un anatema

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Di migranti e immigrazione ne parlano tutti i giornali, le televisioni, i blogs. Raramente, ne ho parlato io, perché ogni volta sono preso da una morsa alla stomaco, pensando ai tanti bambini che hanno avuto la sola colpa di venire al mondo dal lato sbagliato del mondo. Oggi, invece, non provo emozioni e tantomeno mi commuovo di fronte all’ennesimo racconto che ascolto al telegiornale.
La solita solfa: la giornalista ci racconta dell’ennesima tragedia in mare, i politici fanno a gara a offrire le dichiarazioni e soluzioni più strampalate e la Chiesa di Roma lancia appelli e proclami alla cristiana accoglienza.

Sugli sciamani del cavolo che vincono le elezioni non spendo neanche una parola ma sui cristiani mi piacerebbe pronunciarmi su un paio di cosette.
Penso che dopo mille anni sia giunto il momento di un’altra Guerra Santa, questa volta non per conquistare Gerusalemme contro l’esercito del potente Saaladin, ma per tagliare il problema alle radici e dare una speranza di vita agli ultimi del mondo.
Ora, i regnanti di una volta sono diventate democrazie e i parlamenti hanno sostituito le corti dei re, ma il Papa è sempre quello, quindi un appello perché si possano liberare i campi profughi nei Paesi che si affacciano nel Mediterraneo è il minimo che ci si possa aspettare dalla Santa Sede. Quei campi della vergogna in Libia potrebbero essere rasi al suolo con la pala e senza sparare un colpo.

Si, oggi sono particolarmente indignato da quelle continue litanie che fanno appello al “buon senso”, ma che lasciano tutto immutato; litanie che continuo a sentire annoiato, senza più ascoltare.
I rapporti diplomatici non permettono di invadere uno Stato sovrano, ma dacché mi ricordi i crociati, disegnata una croce sul petto, sono partiti alla scoperta del Santo Graal e con l’occasione ognuno di loro ha massacrato il nemico per rubargli il portafoglio.
Esattamente quello che avviene oggi. Non è forse vero che alcune Nazioni aggrediscono altre Nazioni sovrane per fottergli il petrolio con la scusa di liberarli da quei satrapi pericolosi che, peraltro, hanno partecipato a mettere sul trono? Quando è stata invasa la Libia – con una decisione unilaterale da parte della Francia di Sarkozy – per scovare quel birbante di Gheddafi, per poi aprire le porte dell’inferno a milioni di rifugiati africani, non ho visto alcun Pontefice con la spada sguainata.

Nessun altro Stato, se non il Vaticano, può esercitare un ruolo di pacificazione e di mediazione tra conflitti geo-politici e geo-economici che la crisi della globalizzazione ha portato in superficie: basterebbe lanciare un’anatema con la spada in pugno per liberare quei milioni di disperati. Non bastano, dunque, gli appelli alla carità cristiana, all’accoglienza, al “buon senso”.
Prendiamo la crisi siriana e la questione kurda, ad esempio. Cosa aspettiamo a fermare la guerra, i massacri e le pulizie etniche, il fuoco incrociato di una semi-teocrazia come la Turchia e di tagliagole jhiadisti contro i kurdi? I caschi blu sono un ricordo del passato multipolare del dopoguerra.

E allora: tornino i rappresentanti di Cristo a fermare l’avidità dei padroni del mondo e delle Nazioni al servizio delle multinazionali da un lato e la ferocia autoritaria delle autocrazia e dei reazionarismi dall’altro. Non dico che servano Bolivar e i teologi della liberazione, i preti con il fucile in mano… basterebbe un intervento attivo del Vaticono sulle questioni diplomatiche e per scongiurare il ritorno a un nuovo Medioevo tutto moderno. E quale miglior modo per espiare le colpe passate di una Teocrazia, quella cristiana, che ha imprigionato la storia in un medioevo durato più dieci secoli?

Angelo Santoro

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