martedì, 27 Ottobre, 2020

Libia, con Di Maio Italia senza voce in capitolo

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Chi tira le fila di quanto sta accadendo in Libia? Mercoledì scorso Serraj , a capo del Governo di Tripoli, riconosciuto da Europa e ONU, ha annunciato le sue dimissioni entro ottobre cogliendo tutti di sorpresa. Non sono ancora ben chiare le motivazioni di questo gesto. La prima è che la cosa fosse già stata decisa al momento dell’annuncio del cessate il fuoco con Bengasi ma resa pubblica solo ora. Un’ulteriore conferma della teoria che affermava che solo con la messa in disparte di Serraj e Haftar si sarebbe riusciti a scrivere un’intesa duratura di pace in Libia. Qualcuno sostiene invece che sia stata una mossa dello stesso Serraj per accontentare alcune tribù e qualche esponente dell’Esecutivo che lo criticavano e quindi per guadagnare tempo. Infatti la data delle dimissioni è solo ipotetica e legata al completamento degli accordi con la creazione di un triumvirato tra Tripolitania, Cirenaica e Fezzan che sarà oggetto di un nuovo incontro tra delegazioni in Svizzera.

 

In Marocco, d’altra parte, ultima sede della trattativa non era stato fatto alcun progresso al di là di uno scambio di prigionieri tra le parti. C’è poi chi pensa che Serraj sia ormai una pedina di Erdogan, che ufficialmente si è dichiarato dispiaciuto, e che le sue decisioni siano solo in funzione degli interessi dei turchi. Intanto Haftar ha annunciato che, dopo le dimissioni di Serraj, permetterà la ripresa della produzione del petrolio, fondamentale per l’economia libica. È abbastanza chiaro, da tempo, che le fila degli ultimi avvenimenti in Libia sono tirate dalla Turchia da una parte, dalla Russia e dall’Egitto dall’altra con l’aggiunta tardiva degli Stati Uniti a cui va la regia dell’ultimo accordo. Gli altri sono spettatori senza alcuna influenza diretta nel conflitto. Spettatrice purtroppo è anche l’Italia anche per le sfortunate esibizioni del nostro Ministro degli Esteri che definire ondivaghe è dir poco. Di Maio prima ha sposato la causa di Serraj che appena insediato ha avuto l’avallo del nostro Paese. Poi quando Haftar sembrava avere la meglio ha avuto un occhio di riguardo per lui: del resto il Premier Conte lo aveva convocato alla stessa stregua di Serraj a Roma provocando il clamoroso rifiuto del Capo del Governo libico legittimo. Infine ha tentato di cavalcare la politica dell’equidistanza trattando dopo l’accordo sia con Serraj che con Aguila Saleh capo dell’Assemblea di Tobruk. Solo che nello stesso tempo le forze navali di Haftar, da lui ormai ignorato, hanno sequestrato due imbarcazioni e diciotto pescatori siciliani che, fino alla scrittura di questo articolo, da tre settimane,sono ancora tenuti in stato di fermo dalle truppe di Bengasi con gravi ripercussioni personali oltre a ridicolizzare il ruolo del nostro Paese.

 

Per noi, abituati storicamente e tradizionalmente ad avere voce in capitolo in Libia, certo non una gran figura. Infine una settimana fa è tornato a Tripoli da Serraj, chiedendo garanzie per l’apporto italiano nelle grandi opere della ricostruzione libica. Il leader libico però, subito dopo, ha annunciato le proprie dimissioni.

 

Alessandro Perelli

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