martedì, 25 Febbraio, 2020

Libia, deludenti i risultati della Conferenza di Berlino

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Definire deludenti i risultati della Conferenza di Berlino, svoltasi domenica pomeriggio su iniziativa di Angela Merkel descrive  chiaramente ciò che è accaduto nonostante il coinvolgimento di molti Paesi europei, del segretario generale dell’Onu Guterrez, del segretario di stato americano Pompeo. L’unica cosa positiva è stato il congelamento dell’attuale cessate il fuoco, ottenuto nei giorni scorsi in seguito all’incontro di Mosca dove Putin ed Erdogan avevano convocato i due contendenti al Serraj e Haftar impegnati nella guerra civile in Libia.

A Berlino e a Mosca i due non si sono nemmeno incontrati rifiutando di sedere allo stesso tavolo. Ad aggravare la situazione ci ha pensato il generale Haftar, che il giorno antecedente la conferenza, ha decretato lo stop all’export di petrolio dai pozzi da lui controllati della parte centrale e orientale della Libia che se portato avanti, e finora non vi sono contrordini, causerà un danno economico enorme all’economia e al popolo libico che su queste entrate finanziarie basa la sua risorsa principale. A Berlino, tra l’altro mancava la Grecia  furente per il patto sottoscritto da Serraj e Erdogan con la spartizione di vaste aree del Mediterraneo che limitano notevolmente la sovranità  di Atene e di Cipro.

Un’altra questione spinosa che mette a fuoco i pericolosi progetti espansionistici della Turchia sul Mediterraneo e di riflesso anche sull’area balcanica e che l’Unione Europea, pur impegnata principalmente sulla composizione del conflitto libico, non potrà ignorare perche’ riguarda un suo Stato membro. E l’ Italia? A parte i comunicati ufficiali con la ripetizione della necessità di una soluzione politica al posto della guerra civile e gli impegni del nostro Governo in questo senso, non si può non definire irrilevante il ruolo recitato a Berlino. Anche la disponibilità ripetuta più volte di partecipare a una forza militare di intermediazione tra le parti sotto l’ egida dell’ Onu, ha subito un rallentamento in quanto, prima della sua realizzazione, si dovrà riunire per il via libera l’assemblea delle Nazioni Unite. Rimane  l’intensissima attività diplomatica degli ultimi giorni del Premier e del Ministro degli Esteri che però francamente rischia di essere fine a se stessa senza apprezzabili miglioramenti della situazione.  Con un apprezzabile tentativo di rivestire un ruolo di primo piano in un Paese come la Libia , inevitabilmente legato a noi da tradizioni e realtà geopolitiche notevoli, che però è messo sempre più in discussione dal prevalere degli interessi dei veri interlocutori e cioè Russia e Turchia.

Alessandro Perelli

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