domenica, 13 Ottobre, 2019

Libia, fallita la mediazione dell’Onu

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Il Consiglio di Sicurezza Onu non è riuscito a trovare il compromesso su una bozza di risoluzione elaborata dalla Gran Bretagna che chiedeva un immediato cessate il fuoco e l’impegno per la fine delle ostilità in Libia. Lo hanno dichiarato fonti diplomatiche del Palazzo di Vetro, precisando che la Germania, presidente di turno dei Quindici, ha chiesto una riunione urgente del Consiglio dopo il fallimento dei negoziati sul testo rivisto.
In una nota di Palazzo Chigi, si legge: “Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha avuto una conversazione telefonica con il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Tema principale del colloquio la situazione in Libia, con la condivisa preoccupazione per l’escalation sul terreno e per i rischi di una crisi umanitaria. Conte e Trump hanno pertanto concordato circa l’opportunità di mantenere un filo diretto per individuare una soluzione sostenibile, attraverso nuovi contatti sin dai prossimi giorni.
Nel corso della telefonata Conte ha inoltre informato Trump sull’esito della missione del suo consigliere diplomatico in Venezuela, concordando sull’urgenza di indire elezioni presidenziali nel Paese attraverso un effettivo processo democratico.

Il colloquio telefonico tra il tycoon e il presidente del Consiglio ha dato ossigeno al governo gialloverde e rafforza il ruolo di mediazione che l’esecutivo punta da tempo a ritagliarsi, da un lato per arginare la Francia, ma anche per cercare di prevenire quell’invasione dell’Italia paventata dal premier libico Fayez Sarraj, che ha ulteriormente irrigidito le due anime dell’esecutivo. Un colloquio durante il quale, secondo fonti di governo, da Trump sono arrivate parole di stima e fiducia nei confronti di Roma sulla gestione del dossier libico. Il messaggio fatto trapelare ha una doppia valenza, dopo le tensioni legate all’accordo con Pechino sulla via della Seta e l’iniziale atteggiamento degli Usa sulla nuova crisi di Tripoli.
La prima mossa di Washington è stata infatti quella di ritirare il contingente di soldati nel paese nordafricano, inviando un segnale di disinteresse che certo non è stato gradito a Roma. Gli Usa hanno lasciato il terreno, ma non c’è alcuna rottura, ha assicurato pochi giorni dopo Conte. Il segnale è arrivato con una telefonata che ha rafforzato il ruolo di Conte che ha più volte ribadito ai suoi vice premier (uno in particolare) che il dossier è e deve restare nelle sue mani. Lo dimostra la serie di incontri degli ultimi giorni, che vanno dal vice di Sarraj, Ahmed Maitig al vicepremier e ministro degli Esteri qatarino, Mohamed al Thani, fino, a conferma del ruolo di mediazione cui punta l’Italia, all’emissario del generale Khalifa Haftar. Incontri sui quali il premier riferirà al Senato in serata, forte anche del colloquio con l’inquilino della Casa Bianca. Con Trump, Conte ha condiviso la preoccupazione per l’escalation sul terreno e per i rischi di una conseguente crisi umanitaria. Ed ha stabilito di tenere un filo diretto, assicura palazzo Chigi, tanto che sono previsti nuovi contatti nei prossimi giorni. Ma la ‘fiducia’ del tycoon, con gli Usa che hanno ribadito che appoggiano il processo politico sostenuto dall’Onu, definendolo l’unica via per raggiungere stabilità e sicurezza, rafforza Conte anche sul fronte europeo, in particolare nei confronti di Parigi. Il premier continua infatti a ripetere che l’unica via sostenibile è la soluzione politica, consapevole del fatto che in caso di crisi sarebbe l’Italia il primo punto di sbarco delle centinaia di profughi in fuga.

Il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, durante le interrogazioni alla Camera dei Deputati, ha detto: “Per l’Italia non esiste una soluzione militare alla crisi in Libia e il governo italiano resta seriamente impegnato per una pronta e duratura risoluzione del conflitto in atto, una crisi aggravata da iniziative scoordinate di attori internazionali mossi da differenti agende politiche. L’esecutivo italiano lavora per la definitiva pacificazione e stabilizzazione della Libia che può essere raggiunta solo con una soluzione politica. Non di meno è necessario una sforzo europeo per evitare una crisi umanitaria. Il pericolo che possano aumentare gli sbarchi è reale e esige una soluzione di ampio respiro regionale ed europeo”.

Però, dopo il fallimento del tentativo dell’Onu per il cessate il fuoco, potrebbero essere adottati altri provvedimenti. Nel frattempo, il generale Haftar sta continuando a fare vittime con la sua incessante azione militare.

Salvatore Rondello

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