sabato, 8 Agosto, 2020

Libia, Haftar aiutato dai mercenari russi sulla Capitale

0

Il cessate il fuoco in Libia, richiesto a gran voce dal Governo italiano e dall’Unione Europea rimane un miraggio. La guerra civile continua a mietere vittime e il Paese continua a essere oggetto di attacchi missilistici e aerei e da combattimenti terrestri delle forze in campo. Da una parte il Governo di Fayez al Serraj, riconosciuto dall’Unione Europea (con alcune eccezioni) e sostenuto dalla Turchia. Dall’altra l’esercito del generale Khalifa Haftar che ha l’appoggio dell’Arabia Saudita, degli Emirati Arabi ma anche della Francia e della Russia. Con gli Usa in una posizione ufficialmente intermedia ma pronti a sposare la causa di cui prevalerà nel conflitto armato. E al di là delle dichiarazioni propagandistiche su fatti episodici come il recente abbattimento di un aereo delle truppe di Haftar che dal Governo Serraj è stato rivendicato come un successo militare mentre dall’altra parte è stato giustificato come un incidente determinato da uno sbaglio di rotta, è innegabile come l’assedio di Tripoli da parte dell’esercito di Haftar diventi ogni giorno di più inarrestabile. Forte dall’apporto di centinaia di mercenari russi Haftar sta quasi raggiungendo il controllo della capitale, già controllando alcune periferie, e sono molte le voci che dicono al Serraj pronto a lasciare la città per rifugiarsi altrove con la complicità dei servizi dei Paesi amici. Un vero disastro sarebbe lasciare all’intervento militare l’unica voce in capitolo per il futuro della Libia con l’inevitabile guerriglia che continuerebbe casa per casa . Senza dimenticare che ciò contribuirebbe all’aumento incontrollato delle migrazioni, che già investono pesantemente le vicine Tunisia e Algeria, ma che si riverserebbero in gran numero verso le coste italiane in barba a tutti gli accordi finora sottoscritti. È questo un pericolo reale che al Serraj tenta come arma di ricatto per ricevere maggiori aiuti anche militari da parte dell’Europa e del nostro Paese. L’ambasciata italiana riaperta a Tripoli è in continuo stato di allarme così come l’ospedale militare italiano operante vicino all’aeroporto.
Il Ministro degli Esteri Di Maio prosegue la sua linea attendista che però si sta rilevando poco produttiva nei confronti di una cessazione delle ostilità per passare a una trattativa tra le parti. In gioco ci sono anche gli interessi dell’Eni che si sta cautelando cercando di estendere la sua attività nella vicina Algeria, ma anche di tutti quegli italiani che avevano investito in Libia ai tempi di Gheddafi e che hanno subito forti perdite o addirittura ridimensionamenti totali dalla guerra civile e che attendono una cessazione delle ostilità per cercare di recuperare i danni subiti e per riprendere l’attività. Ma la situazione attualmente sembra volgere al peggio.

Alessandro Perelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply