giovedì, 19 Settembre, 2019

Libia, Haftar come Milosevic?

0

Haftar come Milosevic? La domanda sorge spontanea dopo che il Presidente del Governo di accordo nazionale Al Serraj ha annunciato che denuncerà il generale della Cirenaica al Tribunale internazionale dell’Aia per crimini contro l’umanità. La notizia è l‘ultima in ordine cronologico di una serie che si è susseguita dopo la decisione di Haftar di rompere la tregua e di avanzare verso Tripoli giungendo a pochi chilometri e iniziando i bombardamenti. Da allora si sono alternati comunicati da una parte e dall’altra frutto più che altro di un piano di propaganda che della realtà. E allora mentre Al Serrai annunciava la cattura di intere divisioni del nemico, il fatto di averne respinto gli attacchi e addirittura il tentativo di riconquista di Bengasi, Haftar dava la notizia della diserzione di truppe di Al Serraj e della fuga all’estero di persone a lui collegate e del progressivo inarrestabile avanzamento verso Tripoli. A ciò si aggiungevano via via velate minacce all’Europa e in particolare all’Italia come la previsione di 800.000 migranti pronti a sbarcare sulle coste siciliane e un numero imprecisato di terroristi dell’Isis tornati in libera circolazione e anch’essi pronti a invadere il territorio europeo.

Alla guerra civile ormai in pieno atto in Libia si aggiungeva così la guerra delle cifre e della propaganda. In realtà di sicuro al momento ci sono soprattutto  le centinaia di morti e le distruzioni dei bombardamenti. Il caos più totale, di fronte al quale la posizione del Governo italiano e cioè dello Stato che storicamente e geopoliticamente dovrebbe avere un ruolo determinante nella vicenda non sembra invece di grande chiarezza e di grande impatto strategico.

Non basta infatti chiedere il cessate il fuoco rimanendo da una parte alleati del Governo Serray  con cui  si somo sottoscritti importanti accordi dal punto di vista istituzionale ed economico,  primo fra tutti il contestato contenimento  dei migranti nei lager libici,e dall’altra riconoscere il ruolo di Haftar cercando una pacificazione smentita abbondantemente dai fatti accaduti negli ultimi giorni. Il deterioramento della situazione in atto ha dimostrato tutta la debolezza della attuale strategia (ma si può chiamarla così?) governativa italiana mentre ci sono in gioco pesanti interessi economici che riguardano non solo il petrolio e l’Eni, che sta rimpatriando i connazionali impiegati, ma anche i settori della pesca e in generale di una imprenditoria che aveva continuato a investire nel territorio libico. Stiamo pagando anche in Libia l’assenza di una politica mediterranea che ci vede purtroppo quasi assenti di fronte ad avvenimenti che stanno cambiando il quadro politico e gli assetti internazionali di territori situati a pochi chilometri di distanza dal nostro Paese.

Alessandro Perelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply