mercoledì, 28 Ottobre, 2020

Libia. Le buone intenzione di Di Maio e la dura realtà dei fatti

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Le buone intenzioni del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ieri in missione in Libia, si scontrano con la dura realtà dei fatti. La sua ammissione che l’Italia debba riprendere un ruolo da protagonista nel Paese, ora dilaniato da una guerra civile, dopo un periodo di disimpegno che suona anche come un riconoscimento di colpa visti i ruoli da lui ricoperti, rischia di essere una mera dichiarazione di principio. Di Maio, grazie all’eccellente lavoro diplomatico e alla collaborazione dei servizi è riuscito a incontrare nello stesso giorno prima a Tripoli Fayez al Serray, capo del Governo riconosciuto dall’Onu e dall’Unione Europea e poi a Bengasi il generale Khalifa Haftar al comando delle truppe ribelli che sono arrivate alle porte della capitale libica.

Ma la proposta politica del nostro Ministro degli esteri e cioè la sospensione del conflitto in atto e il passaggio a un tavolo di trattativa con l’avallo europeo non è stata recepita dalle parti dimostrando tutta la debolezza dell’iniziativa italiana. Anche l’annuncio che il nostro Paese invierà un inviato stabile in Libia per monitorare la situazione non ha portato nessun risultato apprezzabile e inoltre al Serray, a cui dovremmo essere alleati, non ha preso certamente in modo positivo la scelta di parte italiana di aprire un consolato a Bengasi nella Cirenaica controllata da Haftar.

Del resto questa decisione sembra in linea con la dichiarazione del Premier Conte che l’Italia non si schiera né da una parte né dall’altra ma solo con il popolo libico. Si ha la netta sensazione che uno stop alla guerra civile in atto possa essere determinato solo da Turchia e Russia che sono i reali protagonisti dell’evolversi della situazione. La Turchia che ha stretto addirittura un accordo scritto con il Governo di Serraj che prevede tra l’altro il controllo di una vasta area del Mediterraneo e che come prima conseguenza ha avuto l’allontanamento dalle acque cipriote di una nave da ricerca israeliana. E proprio negli ultimi giorni Erdogan ha offerto l’invio di truppe turche per fronteggiare l’assedio di Tripoli, finora rifiutate da al Serray. La Russia che con Egitto, Emirati Arabi e più nascostamente la Francia sostiene il generale Khalifa Haftar e che ha inviato centinaia di mercenari che di sono uniti alle sue truppe. Ciò  mentre gli Usa continuano nella politica di equidistanza tra i due contendenti in linea con la decisione di Trump, anche per l’ormai vicina campagna elettorale per le nuove presidenziali, di disimpegnarsi dovunque non sia proprio necessario. Cosa che non può permettersi l’Italia per la vicinanza geografica e gli interessi economici soprattutto energetici che ha in Libia. Ma è tardi e rischiamo di pagare duramente l’assenza di una valida nostra politica estera nel Mediterraneo degli ultimi anni.

Alessandro Perelli

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