lunedì, 24 Febbraio, 2020

Libia. L’inutile attivismo di Di Maio

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Il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio non se ne sta certamente con le mani in mano per cercare di affrontare adeguatamente la crisi libica ma appare impotente di fronte agli ultimi avvenimenti e l’Italia è relegata a un ruolo di spettatrice. Le sue visite a Tripoli e a Bengasi, i colloqui con al Serraj e Haftar, i contatti con il leader europei, la telefonata a Putin non hanno inciso minimamente sulla guerra civile in corso.

Si ha quasi l’impressione che il protagonismo della politica italiana nel Mediterraneo degli ultimi decenni, naturale per la collocazione geografica del nostro Paese, per gli interessi economici, in primo luogo ma non solo quelli energetici, per i motivi storici ben noti, sia stato completamente cancellato da una impotenza e latitanza rispetto alla gravità della situazione. Ben altri sono gli attori internazionali che si stanno misurando e ai quali spetterà il compito di cercare una mediazione e una soluzione al conflitto in atto. Russia e Turchia sono ormai i punti di riferimento assoluti. Ad essi spetterà di condurre le eventuali trattative di una guerra che continua a mietere vittime e che si arricchisce ogni giorno di nuovi sanguinosi episodi di distruzione.

E allora alle truppe di Haftar che con mercenari russi e sudanesi stringono sempre di più l’assedio alla capitale si aggiungono continui bombardamenti aerei, l’ultimo a Zawiya a cinquanta chilometri da Tripoli che ha causato decine di vittime civili. Da parte sua al Serray ha chiesto ufficialmente l’invio di soldati turchi in difesa del suo Governo dopo aver firmato due settimane fa un accordo con Erdogan che consegna alla Turchia il controllo di vaste aree del Mediterraneo. A questa richiesta Erdogan ha già risposto positivamente e il Parlamento turco l’otto gennaio ratificherà questa decisione.

Serray sta tentando di coinvolgere al suo fianco anche Algeria e Tunisia ma la situazione interna difficile di questi due Paesi non lascia presagire un loro impegno in proposito. E mentre gli Usa mantengo una politica di equidistanza coerentemente con la scelta di Trump di tenersi lontano il più possibile dai conflitti internazionali, l’Europa che pur ha riconosciuto come legittimo il Governo Serray ora propone una no fly zone e prepara ma senza ancora una data precisa e soprattutto senza chiarirne gli obiettivi la Conferenza di Berlino. In realtà, visto che militarmente sarà improbabile avere un reale vincitore, anche se Haftar dovesse conquistare Tripoli, tutti si aspettano un’iniziativa per cessare il fuoco concordata da Russia e Turchia, le uniche potenze che sembra avere reale voce in capitolo.

Alessandro Perelli

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