domenica, 15 Dicembre, 2019

Libia, mosaico sempre più complesso. Quali le speranze

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Libia: un mosaico sempre più difficile da ricomporre, e un quadro geopolitico aggrovigliato,  per l’intrecciarsi di forti interessi internazionali. Che speranze ci sono per il futuro di questo Paese? Questo il tema del convegno  “Libia, ieri, oggi domani”, in cui erano previsti crediti formativi per 100 giornalisti: organizzato – con forte partecipazione della stampa e  del pubblico – dall’ Osservatorio Mediterraneo di Geopolitica e Antropologia (OMEGA), ” think- thank” da anni attivo nell’ approfondire la conoscenza dello scacchiere Mediterraneo, favorendo l’ incontro tra gli operatori  economici, informativi, sociali che si occupano del “Mare Nostrum”.

L’incontro, pianificato con la collaborazione dell’ Ordine dei Giornalisti di Roma e patrocinato dalla Comunità del Mondo Arabo in Italia (Co-mai), dal Movimento Internazionale “Uniti per Unire” e dall’ Associazione Medici di origine Straniera  in Italia (AMSI), tenutosi al Circolo Ufficiali della Marina di Roma, è stato moderato dall’Ambasciatore Mario Boffo. I lavori sono stati aperti dall’ Ammiraglio Enrico La Rosa , che  ha sottolineato  l’importanza di parlare della Libia in un momento delicato come questo che stiamo vivendo. Sono seguite le relazioni dei giornalisti Alberto Negri e Ugo Tramballi, esperti di politica internazionale,  centrate sulle   dinamiche geopolitiche della situazione libica.

È intervenuto  poi Foad Aodi, medico fisiatra, fondatore di AMSI e Co-Mai e consigliere all’ordine dei Medici di Roma:  che ha sottolineato “ Le criticità a cui ora sta andando incontro la Libia, soprattutto dopo la speranza iniziale e la delusione e il fallimento della Primavera Araba”. Aodi ha anche ricordato che “ è importante continuare sulla via del dialogo tra le varie religioni e culture, favorendo la cooperazione internazionale tramite la  “ politica dei due binari” : integrazione coniugata alla sicurezza”. “Bisogna intervenire in Libia a favore di un processo di stabilizzazione tramite elezioni popolari e democratiche, combattendo ogni forma di terrorismo e di ingerenze esterne.. Si vuole impedire all’Italia di avere un ruolo principale in Libia e nella geopolitica euro-mediterranea”  La  “Primavera araba”, in realtà,. in Libia ha creato ”Più delusioni ,distruzioni, rifugiati, destabilizzazioni, immigrati irregolari ,morti in mare, violenze contro le donne, mercato nero dei minorenni e dei trapianti di organi. ” Il tutto – ha concluso Aodi –  ha contribuito a creare più paura e pregiudizi nelle società occidentali nei confronti dei migranti; insieme al  fallimento dell’integrazione “fai da te” ”.

È intervenuto,  di seguito,  Nicola Lofoco, portavoce del Movimento Internazionale Uniti per Unire, che ha ribadito l’importanza di inquadrare la crisi libica come conseguenza delle “ illusioni di democrazia tradite dalla Primavera Araba”, dal 2011 in poi. E’ seguito, in chiusura,  Germano Dottori, docente  LUISS di Roma, sui tanti retroscena internazionali della crisi libica. Il prossimo evento organizzato dall’osservatorio Omega, centrato molto probabilmente sulla crisi , invece, del Medio Oriente, si terrà a maggio prossimo.

Fabrizio Federici 

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1 commento

  1. Andrea Malavolti on

    “Meglio morti che in Libia”, è la frase che i tre sopravvissuti del naufragio al largo di Tripoli ripetono appena giunti a Lampedusa, scrive oggi il Corriere della Sera descrivendo l’ennesima strage di migranti nel Mediterraneo: un gommone con 120 persone è infatti affondato a poca distanza delle coste libiche. Solo in 3 sono sopravvissuti, grazie all’intervento di un elicottero militare italiano. E in Italia la politica si divide. “Salvare vite umane è quello che fa una società sana. Se non ci riusciamo è un terribile fallimento per tutti noi”, afferma il presidente della Camera, Roberto Fico. Per il vicepremier Luigi Di Maio è colpa del colonialismo europeo: “Finché non lasceremo l’Africa libera, gli africani partiranno sempre”. Per l’altro vicepremier, Matteo Salvini, la strage è colpa delle Ong, “se riapri i porti ritornano i morti”. (Fonte Pagine Ebraiche)

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