martedì, 20 Agosto, 2019

Libia, respinta l’offensiva di Haftar

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Ieri c’è stato l’attacco aereo sull’aeroporto di Mitiga, l’unico rimasto in funzione a Tripoli. Di conseguenza c’è stato lo stop ai voli sullo scalo libico. Secondo il canale televisivo Al Arabiya, il traffico su Mitiga è stato chiuso dopo che l’aeroporto “è stato bersaglio di un attacco aereo”.
L’unico scalo attivo a Tripoli è stato sotto attacco per diversi mesi da parte dell’Esercito nazionale libico (Lna) capeggiato dal maresciallo Khalifa Haftar. L’ora zero dell’attacco deciso dal maresciallo generale Haftar, sarebbe dovuto essere quello conclusivo per conquistare Tripoli e dare un nuovo governo alla Libia. Il tentativo è fallito anche questa volta.
Il governo libico di unità nazionale (GNA), con sede a Tripoli ha dichiarato di avere respinto ieri una “grande offensiva” delle forze di Khalifa Haftar a sud della capitale, segnalando combattimenti sanguinosi e con vittime. Le forze fedeli ad Haftar hanno annunciato da parte loro di avere registrato “progressi” nelle stesse aree a Sud di Tripoli.

Il portavoce della controffensiva lanciata per respingere l’Esercito nazionale libico ha detto: “Le nostre forze sono riuscite a respingere un’importante offensiva delle forze di Haftar su diversi fronti a sud di Tripoli”. Secondo questo portavoce, Mustafa al-Mejii, questa “grande offensiva” era in preparazione “da diversi giorni”, e le forze di Haftar avevano “mobilitato truppe” per questo scopo. “Ma hanno subito una sconfitta grande e angosciante”, ha commentato, citato dall’Afp. Poi ha aggiunto: “L’aeronautica ha effettuato sette attacchi mirando alle posizioni delle forze pro-Haftar di Ain Zara, Wadi Rabih, Esbea e Gasr Ben Ghashir”.

Il portavoce ha anche affermato: “Le truppe del governo di Tripoli sono riuscite in poche ore a respingere (le forze del maresciallo Haftar) e costringerle a ritirarsi. Le forze del GNA sono anche riuscite ad assumere nuove posizioni occupate dalle forze pro-Haftar”. Inoltre, il portavoce ha riferito di 6 morti e feriti nei ranghi delle forze pro-GNA e 25 morti e feriti tra i combattenti del maresciallo Haftar.
Al-Mejii, ha anche parlato della distruzione di tre carri armati, quattro veicoli militari non specificati e due veicoli corazzati appartenenti alle file di Haftar e della detenzione di “11 mercenari che combattevano nei loro ranghi”.
Invece, sulla loro pagina Facebook, le forze del generale dell’Est hanno annunciato di avere compiuto dei progressi costanti, dicendo che le unità militari stanno avanzando su tutti i fronti della capitale, assumendo il controllo di nuovi posizioni e causando grandi perdite al nemico.

Ieri a Parigi si è dialogato con gli Stati europei sulla necessità di trovare una soluzione alla situazione nel Mar Mediterraneo e di prevenire la perdita di vite umane in Libia.
In una dichiarazione congiunta dell’Alto Commissario Onu per i Rifugiati, Filippo Grandi, e del direttore generale dell’Oim, Antonio Vitorino, si legge: “La violenza che ha colpito Tripoli nelle ultime settimane ha reso la situazione disperata come mai prima e ha evidenziato l’urgenza con cui è necessario intervenire. Accogliamo con soddisfazione il consenso emerso in occasione dei colloqui di ieri in merito alla necessità di porre fine alla detenzione arbitraria di rifugiati e migranti in Libia. È necessario avviare un processo di rilascio ordinato delle persone trattenute nei Centri di detenzione, sia verso le aree urbane sia verso Centri di accoglienza aperti che assicurino una ragionevole libertà di movimento, riparo, assistenza e protezione della propria incolumità, oltre a un monitoraggio indipendente e all’accesso regolare e incondizionato delle agenzie umanitarie. Alla luce dei rischi di abusi, maltrattamenti o morte, nessuno dovrebbe essere ricondotto nei Centri di detenzione in Libia dopo essere stato intercettato o soccorso in mare”.

I due leader dell’Unhcr ed Oim hanno sottolineato: “L’impegno rinnovato ieri dagli Stati a prevenire la perdita di vite umane nel Mar Mediterraneo è, inoltre, incoraggiante. Lo status quo, che vede le operazioni di ricerca e soccorso spesso lasciate all’intervento di imbarcazioni commerciali o di ONG, non può continuare. È necessario lanciare un’operazione di ricerca e soccorso guidata dagli Stati dell’Unione Europea simile a quelle realizzate negli ultimi anni”.
Secondo Grandi e Vitorino: “E’ necessario riconoscere il ruolo fondamentale svolto dalle ONG: esse non devono essere criminalizzate né stigmatizzate per il soccorso di vite umane in mare. Alle imbarcazioni commerciali, sulle quali si fa sempre più affidamento per condurre operazioni di soccorso, non deve essere chiesto né di trasbordare sulle navi della Guardia Costiera libica le persone soccorse, né di farle sbarcare in Libia, dato che non costituisce un porto sicuro”.

Ieri a Parigi, secondo Grandi e Vitorino: “Sono inoltre stati promettenti i colloqui sull’opportunità di istituire un meccanismo di sbarco temporaneo e coordinato per le persone soccorse in mare e di condividere le responsabilità fra Stati in previsione della successiva fase di accoglienza. Chiediamo che tali colloqui continuino, poiché un approccio congiunto a questa situazione è nell’interesse di tutti”.
I rappresentanti delle due organizzazioni internazionali hanno anche argomentato: “Nel frattempo, le evacuazioni e i reinsediamenti al di fuori della Libia continuano a costituire un’àncora di salvezza irrinunciabile per coloro le cui vite sono esposte a pericoli immediati. Continuiamo a chiedere agli Stati di collaborare per portare al sicuro i rifugiati più vulnerabili in Libia, e accogliamo con soddisfazione le espressioni di sostegno manifestate ieri al riguardo”.
Grandi e Vitorino, hanno insistito: “Infine, sono necessari sforzi maggiori per trovare soluzioni alle ragioni per cui le persone, in primo luogo, abbandonano le proprie case. Finché i molteplici conflitti in corso nell’Africa settentrionale e sub-sahariana e le sfide legate allo sviluppo continueranno a restare irrisolti, vi saranno persone che continueranno a cercare alternative per se stesse e per le proprie famiglie”.
I leader di Unhcr ed Oim hanno concluso: “Negoziare una pace duratura in Libia deve rappresentare la priorità assoluta. La comunità internazionale dovrebbe sfruttare ogni mezzo a propria disposizione per riportare a dialogare le parti in conflitto, e adottare una soluzione politica capace di ristabilire stabilità e sicurezza”.

Le intenzioni sono ottime, ma purtroppo le opposte fazioni militari in Libia sono inconciliabili. L’Onu dovrebbe intervenire militarmente per risolvere la questione libica. Altrimenti, continueremo ad assistere alle enunciazioni di buoni propositi che non riescono a concretizzarsi. Le buone intenzioni manifestate ieri a Parigi difficilmente avranno un seguito nei fatti. In Libia continuerà l’inferno della guerra e la tragedia dell’umanità sta scrivendo la storia dei nostri giorni. Un’ingiustizia causata ancora una volta dall’ingordigia del potere politico ed economico che ha il sopravvento sul diritto di vita degli esseri umani.

Salvatore Rondello

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