lunedì, 26 Ottobre, 2020

Libia. Ruolo dell’Italia sempre più marginale

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È proprio vero che sulla situazione in Libia le fake news e le notizie propagandistiche continuiamo a farla da padrone e a essere diffuse  per nuocere a una delle parti interessate. Non si possono commentare che così le notizie abilmente fatte filtrare sulla fuga in esilio di uno dei due attori interessati, il capo del Governo Serraj e il suo rivale Haftar. Il primo un paio di mesi fa, in difficoltà per l’assedio di Tripoli, che minacciava di capitolare da un momento all’altro, era dato in fuga verso una capitale europea che suffragava il suo Governo. Haftar, in questi giorni, impegnato nella difesa di Sirte dopo aver lasciato la capitale, dato addirittura in partenza, per trovare rifugio in Venezuela, dove in suo aereo personale pare abbia rifornito di greggio Maduro che gli garantirebbe un rifugio sicuro. E queste notizie vengono potenziate anche dai tentativi di tregua e di sospensione dei combattimenti rifiutati allora da Haftar e oggi da Serraj.

In realtà sul piano militare non vi sono grosse novità e continuano a crescere il numero delle vittime e le distruzioni  così come la povertà e la disperazione dei libici. Un solo elemento è intervenuto pesantemente negli ultimi tempi a condizionare il conflitto e la guerra civile in atto: l’invio da parte di Erdogan di truppe (soprattutto combattenti siriani) e navi che hanno occupato vaste aree del Mediterraneo. Ciò ha causato la fine dell’offensiva di Haftar che si è dedicato alla difesa delle zone della Tripolitania già controllate oltre a quelle della Cirenaica da sempre in suo possesso. È sul piano internazionale che invece vi sono dei movimenti interessanti che cercano di trovare una via d’uscita al confronto armato. E così sono ripresi, pur online, causa il contagio da coronavirus, i colloqui voluti dall’ONU e iniziati a Ginevra all’inizio dell’anno e l’Egitto ha proposto la sospensione dei combattimenti cercando di coinvolgere l’Europa. Si ha l’impressione che vi sia una forte spinta per ratificare una sorta di status quo della situazione attuale con il territorio libico sostanzialmente diviso in due parti con influenza turca e russa.

Sempre più marginale appare invece il ruolo dell’Italia che invece per tradizione e interessi economici avrebbe potuto essere molto più incisivo. Non ha pagato evidentemente il ruolo di equidistanza tenuto negli ultimi mesi. Intanto si fa sempre più grave la situazione sul fronte delle migrazioni clandestine sia per quanto riguarda gli sbarchi a Lampedusa che sono ricominciati in massa sia per quel che concerne la presenza di circa 700.000 subsahariani nel territorio libico. Una denuncia di Amnesty International informa che mentre sono interrotti i voli di evacuazione da parte dell’Onu, le condizioni umane e sanitarie di questi profughi nei campi di raccolta sono diventate insopportabili e inaccettabili.


Alessandro Perelli

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