domenica, 23 Febbraio, 2020

Libia, tra diplomazia e scontri armati

0

Mentre a Ginevra il tavolo dei negoziati tra il Gna di Serraj e il Lna di Haftar (cinque rappresentanti da una parte cinque dall’altra) ribadiva la consueta disponibilità al cessate il fuoco, la realtà in Libia era ben diversa. Con accuse reciproche di violazioni della tregua raggiunta faticosamente dopo l’incontro Putin Erdogan, i combattimenti sono ripresi per via terra e per via aerea. Serraj cerca disperatamente di allentare la morsa dell’accerchiamento di Tripoli contando anche sull’appoggio delle truppe turche. Haftar bombarda con i suoi aerei, in parte fornitigli dall’Arabia Saudita, i sobborghi della capitale e le città vicine fino ad arrivare a lanciare razzi sulla, aeroporto di Mitiga, l’unico aperto, causandone la momentanea chiusura. Sembra quasi una presa in giro la ripetuta disponibilità delle parti a seguire la via diplomatica e la trattativa, mentre ogni giorno si verificano nuovi scontri armati con nuove vittime. Intanto la situazione economica , con il blocco delle esportazioni di petrolio, si aggrava sempre di più. E sono in continuo aumento i migranti clandestini che cercano di raggiungere le coste europee più vicine e quindi il nostro Paese.

La trattativa per un nuovo memorandum tra Italia e Libia non sembra portare a grandi novità al di là di un aumento dei finanziamenti per evitare i fatiscenti campi di detenzione oggetto delle critiche delle ONG e delle organizzazioni internazionali. Anche la visita del nostro Ministro degli Esteri Luigi Di Maio di giovedì scorso a Bengasi non ha portato nessun risultato apprezzabile. Si è ripetuto il solito cliché delle dichiarazioni di principio e degli impegni reciproci ma la concomitanza dell’attacco aereo di Haftar all’aeroporto di Tripoli ha dimostrato quanto poco in questo momento valgano gli inviti al dialogo. Ma questa recrudescenza del conflitto fotografa probabilmente anche il deterioramento dei rapporti avvenuto ultimamente tra Putin e Erdogan tra i quali vi era il tentativo di dividersi la Libia in due parti di rispettiva competenza. Deterioramento avvenuto per il comportamento delle truppe turche in Siria con i benefici conseguenti per i ribelli contro Assad. Ma che può estendersi anche in Libia dove Haftar, già dubbioso se accettare o no la tregua, non vuole perdere l’occasione di sfruttare un eventuale via libera di Mosca all’attacco alle truppe turche alleate di Serraj. Un ulteriore esempio di come le giuste esortazioni di Di Maio a Bengasi di non accettare interferenze esterne rimangano solo esercitazioni dialettiche.

Alessandro Perelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply