martedì, 24 Novembre, 2020

Libia. Mazara del Vallo e il silenzio della Farnesina

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La giornata di venerdì 23 ottobre potrebbe essersi rivelata fondamentale per la risoluzione positiva della guerra civile libica. A Ginevra, infatti, dopo il cessate il fuoco deciso, ma non proprio rispettato, dal Premier Serraj e dal Presidente del Parlamento di Tobruk Saleh, è stato firmato uno storico accordo tra l’Esercito libico del Governo di Accordo Nazionale con sede a Tripoli e l’Esercito nazionale libico del Comando generale di Bengasi. Nei dodici punti oltre a affermazioni generali come l’integrità della Libia, la lotta al terrorismo e il rispetto dei diritti umani, vi è anche l’importante decisione di prevedere entro tre mesi l’allontanamento dal paese di tutte le milizie straniere, mercenari e no. Un punto molto delicato questo per l’osservanza del quale sarà istituito un sistema di controllo bipartisan. A questo risultato si è arrivati grazie alla mediazione dell’ONU ma con la determinante approvazione di Usa, Russia e Turchia ma anche degli altri attori internazionali come Francia, Egitto e Emirati Arabi. Il condizionale sugli esiti di questo accordo è d’obbligo visto gli avvenimenti che hanno caratterizzato la crisi libica dopo la defenestrazione di Gheddafi e la successiva apertura del conflitto che ha causato migliaia di vittime e ingenti distruzioni. Sarà opportuno attendere il proseguimento dei contatti tra le parti che prevedono nei prossimi giorni nuovi incontri a Tunisi per cercare una soluzione al problema di assicurare al Paese un Governo unitario dopo le dimissioni di Serraj annunciate più volte dallo stesso. L’otto novembre (pare questa la data) nella capitale tunisina, bisognerà innanzitutto stabilire chi sarà a guidare questo nuovo Esecutivo. Si era fatto il nome dello stesso Saleh ma rimangono le controindicazioni su una nomina troppo di parte e invisa alla Turchia. L’impressione è che si debba individuare ancora la persona adatta a un ruolo fondamentale per garantire il rispetto delle intese raggiunte. E l’Italia? La sua immediata approvazione dell’ accordo sta a significare il tentativo di non sentirsi estromessa invece della concreta partecipazione. In realtà siamo ormai a traino degli avvenimenti piuttosto che recitare un ruolo attivo come storia e tradizione vorrebbe. Del resto parla chiaro la vicenda dei diciotto pescatori di Mazara del Vallo ancora bloccati nelle carceri libiche a quasi due mesi dal loro sequestro di parte di una guardia costiera controllata da Haftar. Il silenzio assoluto sulla vicenda imposto dal nostro Ministro degli Esteri, più che di una condizione richiesta per il rilascio sembra la fotografia di una impotenza imbarazzante e di uno scarso peso in campo internazionale. Frattanto si moltiplicano le manifestazioni di protesta dei familiari dei pescatori con dichiarazioni di solidarietà perfino dal Pontefice. Mentre scriviamo questo articolo pare che sia in atto una mediazione con gli Emirati Arabi. La speranza è che dopo l’accordo di Ginevra si siano aperti ulteriori spiragli per risolvere positivamente una vicenda che ha permesso di fare chiara luce sul ruolo ormai marginale del nostro Paese.

Alessandro Perelli

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