giovedì, 29 Ottobre, 2020

Libia. Ue: “Si rispetti l’embargo sulle armi dell’Onu”

0

Il sostegno a Tripoli dell’Onu ed anche dell’Italia finora sarebbe avvenuto soltanto a parole, ma nei fatti le azioni pacificatorie non hanno sortito nessun risultato.
Fayez Al Serraj, in un’intervista al Corriere della Sera, ha giustificato la collaborazione militare con la Turchia a fianco del Governo di accordo nazionale di Tripoli: “Noi avevamo chiesto le armi a tanti Paesi, inclusa l’Italia, che pure ha diritto di scegliere la politica che più le aggrada e con cui i rapporti restano comunque ottimi”.
Il premier di Tripoli per ora ha bocciato la missione diplomatica della scorsa settimana del ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che si era recato anche a Bengasi dove aveva incontrato il generale Khalifa Haftar, affermando: “Di Maio non è riuscito a bloccare l’aggressione militare contro di noi. Questa sarebbe stata l’unica prova di un successo ai colloqui di Bengasi. Ciò non toglie che l’Italia abbia tutto il diritto di comunicare con chiunque e invitarlo a Roma”.
Il governo di Tripoli nei giorni scorsi ha chiesto aiuto a cinque Paesi, tra cui Italia e Turchia, per contrastare l’offensiva su Tripoli dell’uomo forte della Cirenaica. La Farnesina ha detto a più riprese che non c’è soluzione militare, ma solo dialogo politico, ma la tensione è crescente, adesso anche tra le forze di Haftar e Ankara, che appoggia il Governo di accordo nazionale (Gna), riconosciuto dalla comunità internazionale, del premier Fayez al-Serraj.
Intanto, nella serata di ieri, le forze dell’Esercito nazionale libico, facente capo al generale Khalifa Haftar, hanno denunciato il volo di un Boeing 747-412 partito da Istanbul e diretto in Libia, con un carico di equipaggiamento militare. Il portavoce dell’Esercito nazionale libico, Ahmad al-Mismari, ha messo in guardia dall’uso di aerei civili per trasportare armi: “L’esercito colpirà e abbatterà ogni aereo che porta armi. Lo status di civile, è revocato nel momento in cui questi aerei vengono usati per scopi militari”. Il comunicato è stato diffuso da Reuters. Ma come si fa a distinguere se un aereo civile porta anche equipaggiamenti militari? Dunque tutti i voli civili per la Libia sarebbero a rischio soprattutto se sorvolano lo spazio aereo controllato dalle forze del generale Haftar.

Sempre domenica, le forze del generale Khalifa Haftar hanno sequestrato una nave con equipaggio turco poche ore dopo il via libera nel Parlamento di Ankara all’accordo di sicurezza e cooperazione militare con la Libia. La nave con equipaggio turco, registrata a Grenada, è stata fermata al largo della città orientale di Derna, e gli uomini di Haftar l’hanno portata al porto di Ras El Hilal per ispezionarne il carico.
La tensione rimane alta in Libia. Il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha detto che Ankara è pronta a inviare truppe in Libia, se arriverà la richiesta di Tripoli. La capitale da mesi è assediata dalle forze dell’uomo forte della Cirenaica e i bombardamenti sono ripresi con insistenza negli ultimi giorni. L’accordo approvato sabato dal Parlamento turco consentirà ad Ankara di sviluppare la sua presenza in Libia.
Erdogan ha già firmato con Tripoli un accordo di delimitazione marittima che consente alla Turchia di far valere i diritti su vaste aree del Mediterraneo orientale, ambita da altri Paesi, in particolare la Grecia. Oggi, a conferma che gli eventi si susseguono senza sosta, a Bengasi è arrivato il capo della diplomazia greca, Nikos Dendias: una breve visita nel feudo del maresciallo Haftar per incontrare due esponenti delle autorità parallele nella Libia orientale, il governo ribelle e che è fedele ad Haftar. Direttamente in aeroporto, il ministro greco ha incontrato il premier del governo che sfida il Gna, Abdallah Al-Thini e il suo ministro degli Affari esteri, Abdulhadi Al-Houeij. A distanza si profilerebbe una nuova sfida tra Grecia e Turchia che pure fanno parte della Nato.

In realtà, l’accordo di cooperazione militare non autorizza la Turchia a inviare forze di combattimento in Libia ma consente alle parti di scambiare personale militare e di polizia per missioni di formazione e istruzione. Per ottenere l’autorizzazione a schierare forze di combattimento in Libia, il governo turco deve avere dal Parlamento un mandato separato, come accade ogni anno per i soldati in Iraq e Siria.
Ma siccome da mesi, le forze di Al Serraj respingono l’offensiva sulla capitale di Haftar (che è sostenuto da Russia, Egitto e Emirati Arabi Uniti), la posizione del presidente turco alimenta la preoccupazione che il conflitto libico stia cambiando volto, diventando una guerra per procura.
Haftar già controlla la maggior parte delle strutture petrolifere libiche, ma anche zone dell’est e nel sud del Paese, e da mesi sta cercando di conquistare Tripoli. Le sue truppe, l’Esercito nazionale libico, accusano il governo di Serraj di essere sostenute da milizie di estremisti. Il fatto che da settembre in zona siano arrivati mercenari russi del gruppo Wagner, guidato da un uomo considerato molto vicino al presidente Vladimir Putin, complica ulteriormente gli sforzi internazionali per porre fine ai combattimenti.

Erdogan sicuramente vuole evitare un confronto con la Russia in Libia, ma nei giorni scorsi ha ancora criticato le attività di Wagner. Secondo il Wall Street Journal, le autorità turche hanno contattato la Russia per capire in che modo evitare un potenziale scontro. Erdogan parlerà di Libia con Putin quando lo ospiterà in Turchia l’8 gennaio prossimo.  Un incontro importante sul proscenio della geopolitica presente nel Mediterraneo e nel Medio Oriente dal quale gli Stati Uniti di Donald Trump si starebbero disinteressando lasciando campo libero alla Russia di Putin.
Rupert Colville, ha firmato un comunicato dell’Alto Commissariato dell’Onu per i Diritti Umani (Ohchr), dove si legge:  “Siamo preoccupati per il deterioramento della situazione dei diritti umani in Libia, compreso l’impatto del conflitto in corso sui civili, gli attacchi contro i difensori dei diritti umani e i giornalisti, per il trattamento di migranti e rifugiati, le condizioni di detenzione e l’impunità. Nel 2019, il nostro ufficio insieme alla missione di sostegno delle Nazioni Unite in Libia (Unsmil) ha finora documentato almeno 284 morti civili e 363 feriti a seguito del conflitto armato in Libia, con un aumento di oltre un quarto del numero di vittime registrato nello stesso periodo dell’anno scorso”. La nota sul sito dell’Ohchr, prosegue precisando: “Gli attacchi aerei sono stati la principale causa di vittime civili, con un bilancio di 182 morti e 212 feriti, seguiti da combattimenti sul terreno, ordigni esplosivi improvvisati, rapimenti”.
L’Onu ha anche denunciato la questione dei migranti: “Tra gennaio e novembre, oltre 8.600 migranti sono stati intercettati in mare dalla Guardia costiera libica e riportati in Libia, che ovviamente non può essere considerato in nessun modo come un porto sicuro per lo sbarco. Migranti e rifugiati in Libia continuano a essere regolarmente sottoposti a violazioni e abusi”.

L’Alto Rappresentante dell’Ue, Joseph Borrell, in una nota ha scritto: “Alla luce dell’attuale escalation in Libia, soprattutto attorno a Tripoli, l’Unione europea reitera il suo appello a tutte le parti libiche perché cessino tutte le azioni militari e ricomincino il dialogo politico. Tutti i membri della comunità internazionale dovrebbero osservare e rispettare l’embargo sulle armi dell’Onu”.
Giusto il principio, ma di fatto alcuni Paesi non rispettano l’embargo ed aiutano Haftar militarmente, mentre, a parte la Turchia, nessuno altro Paese sta aiutando Fayez Al Serraj che nel tempo sembrerebbe destinato alla capitolazione.
L’Italia dovrebbe avere con la Libia un rapporto preminente per almeno due motivi. Il primo perché la Libia è un’ex colonia. Il secondo perché la Libia fornisce all’Italia il 40% del fabbisogno petrolifero. Attualmente, invece, il governo italiano sembrerebbe aver adottato una politica del ‘laissez faire’ senza prendere nessuna posizione politica che possa rivendicare un ruolo dell’Italia nella politica internazionale.

Anche il ruolo dell’Onu, fatto di denunce e preoccupazioni manifestate, non è incisivo per risolvere le violazioni dei Diritti Umanitari nel mondo. Così, anche in Libia si vanno sommando i morti civili vittime delle logiche di potere che non rispettano i diritti umanitari.

Salvatore Rondello

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply