mercoledì, 11 Dicembre, 2019

Nencini: Unire il liberalismo di con la modernità del socialismo

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Nencini-Psi

“Liblab”. Una piccola abbreviazione per una grande rivoluzione politica e culturale. Una chiave di lettura, una visione per avviare un processo nutrito da due grandi tradizioni che si incontrano, si parlano, si fondono e camminano insieme. «Un partito che sappia tenere insieme la tradizione socialista e quella liberale, capace di riforme e che sappia parlare a una gran parte della società». Così l’ex sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, apre, con un’intervista a quotidiano La Repubblica, un dibattito all’interno di quel Pd che guarda smarrito al futuro dopo il duro colpo della “vittoria mutilata” dello scorso febbraio. Un patrimonio, quello della fusione tra socialismo e liberalismo, da sempre freccia all’arco della tradizione dei socialisti italiani che, ante litteram, proposero questa strada ad una società che, allora, si dimostro non abbastanza matura per seguirla. «La sconfitta elettorale obbliga a un  ripensamento del riformismo italiano. L’idea liblab è nostra ed è una buona base di avvio della discussione» afferma il senatore Riccardo Nencini, segretario del Psi, che parla delle affermazioni di Chiamparino come di una scelta «coraggiosa per aver ripreso la parola “socialista”». Del resto, ha ricordato Ugo Intini all’Avanti! «l’idea della fusione socailista-liberale venne proprio dal Psi di fine anni ’70 che, unico in Italia e primo in Europa, iniziò a propagandare quella che è, in realtà, un idea di Carlo Rosselli che, negli anni ’30, parlava di liberalsocialismo».

Segretario Nencini, Chiamparino indica un possibile futuro per il Pd richiamando la fusione tra le grandi tradizioni socialista e liberale. Ritorna la parola “socialismo” come strada da percorrere?

Credo che le continue sconfitte elettorali obblighino a un ripensamento del riformismo italiano. L’idea liblab è una nostra creatura, dunque non posso che considerarla una buona base di avvio di un processo di riflessione e trasformazione basato sul tentativo di mettere assieme il liberalismo di sinistra con la modernità del Socialismo. Va detto che Chiamparino ha avuto coraggio a citare la parola socialista perché l’idea del socialismo riformista è sempre stata minoritaria in Italia, soprattutto se unita al liberalismo. Se questa è la strada, con me sfonda una porta aperta.

Una strada per ritrovare la “via”. Capire gli errori per modificare la traiettoria. In cosa la prospettiva liblab può essere determinante per un cambio virtuoso?

C’è da analizzare e capire le ragioni madri della sconfitta del centrosinistra alle scorse elezioni. Forse il più grave errore consiste nel non essere stati in grado di interpretare correttamente i grandi cambiamenti della società italiana. Innanzitutto, non c’è stata la capacità di superare una lettura legata alla società industriale e di comprendere che, ormai, viviamo nella società della conoscenza e del terziario che porta con sé problemi diversi. C’è un’altra Italia, molto fragile, quella delle professioni e dei mestieri: un tempo quella dei mestieri e delle professioni era l’Italia ricca, oggi non è più così e il centrosinistra non è stato in grado di intercettare questo scontento. C’è stata una parte della sinistra più conservatrice che si è isolata, ostinandosi a usare parametri di lettura arcaici.

Quale altra trasformazione non si è riusciti a cogliere?

Qualcosa di molto importante. Un tempo l’istruzione cambiava la vita. Il più istruito faceva una carriera più importante. Oggi questo distacco netto non c’è più, intanto perché sempre più le specializzazioni che garantiscono l’accesso a professioni più remunerative si conquistano all’estero. Dunque, questa possibilità viene data soprattutto a chi ha una condizione familiare di partenza migliore. Poi, proprio perché le famiglie sono, in generale, più deboli si studia di meno: i dati parlano di 50mila ragazze e ragazzi iscritti in meno alla Università italiane. La sinistra deve dare una lettura di quest’Italia cambiata e il cannocchiale del socialismo liberale riesce a dare una visione più corretta. Un connubio, una sinergia tra Dahrendorf e Rose.

Un altro grande tema che fa parte del patrimonio politico e culturale sia del socialismo che della cultura liberale è quello della laicità. Oggi, come non mai, si ripropone e può rappresentare un antidoto ai fondamentalismi di qualunque natura essi siano.

Il concetto moderno di laicità è inscindibile rispetto all’affermazione dei diritti civili. Essere laici, nella sua accezione più ampia, significa riconoscere l’esigenza della tolleranza e della diversità. E, quando parliamo di diritti civili, l’associazione tra socialismo e liberalismo è la chiave di lettura più efficace perché riesce a sommare un’interpretazione innovativa della parola libertà con l’uguaglianza delle opportunità.

Quale sviluppo politico per l’idea che, oggi, Chiamparino rilancia e che i socialisti incarnano da tempo sul panorama italiano?

La prima domanda da farsi è se la posizione liblab di Chiamparino possa diventare una proposta in grado di plasmare il Pd: è giusto dubitarne perché c’è un anima nel partito ancora attratta da posizioni antagoniste e un’altra anima, molto forte, cattolica. La prima cosa da fare, dunque, è capire come queste posizioni possano evolvere rispetto all’ottica liblab. Certo è che se l’evoluzione fosse quella che oggi Chiamparino richiama, sarebbe tutto molto più facile. Bisogna capire se è solo l’idea di una persona, e allora è solo una buona idea. Se, invece, quella diventa la posizione di un partito, allora è un altro discorso.

Quali strade aprirebbe?

Questa evoluzione aprirebbe due nuove strade. La prima, quella di un chiarimento risolutivo e quindi un’adesione definitiva del Pd al PSE. La seconda, relativa alla realtà nazionale, perché un affermazione di un percorso politico nella direzione del liblab obbligherebbe la famiglia socialista a rimettersi in discussione.

A chi fa riferimento?

All’unico partito organizzato che è il nostro. A storie che stanno anche in altri partiti.

Come mai la società italiana sembra non essere in grado di liberarsi da un lato, a sinistra, dell’antagonismo e dall’altro, a destra, dell’anomalia rappresentata dal berlusconismo?

C’è intanto un vizio d’origine lontano, figlio delle modalità attraverso le quali si portò a termine l’unità d’Italia, a cui si somma quello del ventennio fascista che ha condizionato una certa destra negli anni. Vedo anche una terza ragione, molto più vicina a noi, che riguarda il fatto che il nostro Paese ha conosciuto la rivoluzione industriale molto tardi e in maniera parziale. Non dobbiamo dimenticare, poi, che l’Italia ospita nel suo grembo lo Stato del Vaticano. Questi fattori determinano una predisposizione alla conservazione molto più forte che altrove. Aggiungerei la scelta fatta nel 1947-48 da Nenni di promuovere il patto d’unità d’azione con il Pci di Togliatti, anziché scegliere la strada di Saragat: un errore che abbiamo pagato per molti anni.

Roberto Capocelli

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