mercoledì, 3 Giugno, 2020

L’importanza di chiamarsi Alexa

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Ormai è evidente quanto svariate tecnologie siano entrate, più o meno prepotentemente, nelle nostre vite cambiando in toto abitudini e possibilità. Come sempre succede i cambiamenti portano con sé una modifica che si declina nel positivo o nel negativo a seconda dell’utilizzo. Spesso luce ed ombra coesistono in percentuali variabili, utopia valutare una miglioria, anche la più auspicabile, priva di problematiche secondarie. Non ci siamo fermati di certo nella ricerca di cure, medicinali e tecniche chirurgiche, lo stesso non abbiamo rallentato neanche un poco nella ricerca correlata ai materiali o all’elettronica.

Questi progressi oggi permettono eccellenze fondamentali per la nostra società come la ricerca di malattie, la diagnostica avanzata e tutta un’infinita lista di miglioramenti sostanziali alle possibilità della razza umana. Ma all’occhio attento dell’uomo dello scorso secolo non sono passati inosservati gli utilizzi più frivoli e, forse, meno utili della tecnologia; questi ultimi portano spesso più problemi a livello umano e sociale di quanto non facciano gli utilizzi virtuosi. L’epoca dei social vede un’utilizzo di grandi tecnologie, sconosciute ai più, che collegano mondi nel mondo a volte allontanando invece di avvicinare; che dire poi degli smartphones divenuti ormai compagni inseparabili, biblioteche tascabili dalle infinite possibilità usate invece per scambiarsi messaggi, emoticons e poco altro.

In tutto questo florilegio di tecnologie e problematiche il mondo cambia con una velocità incomprensibile ai più, la globalizzazione di cui si è perso il controllo rende le distanze, un tempo sentite e duramente colmabili, inezie. La robotica si rende sempre più presente ed attuale con tutte le problematiche correlate al lavoro ed ai contratti, nuove categorie spuntano ogni giorno figlie di nuovi settori e startup rivoluzionarie.

Dove si colloca quindi la risposta politica a tutti gli interrogativi che questi mutamenti continui creano? Possiamo oggi lasciare che siano i mercati ed i singoli a regolare e rispondere a queste domande?

Ovviamente no, oggi più che mai il concetto di salvaguardia dell’interesse pubblico è fondamentale, alla luce del contrasto sempre più forzato ed iniquo tra povertà e ricchezza. Il futuro ha bisogno del socialismo già da oggi, come guida nel percorso riformista che gli è proprio, per evitare quella distopia che oggi vediamo nella globalizzazione a cui ai tempi corretti molti si opposero invece di vegliare nel suo sviluppo.
L’ombra del controllo dei dati, della manipolazione sociale legata alle piattaforme social, della restrizione delle libertà dei lavoratori e la riduzione continua dei diritti in nome di un progresso appartenente unicamente alle classi agiate, tutto questo non può vederci disinteressati o inermi.

Chi non conosce colossi come Google, Amazon o Apple che con i loro prodotti e loro IA, acronimo per intelligenze artificiali, sono entrati nelle vite e nei salotti di molti italiani, nomi ormai noti ai più come Google Assistant, Alexa e Siri; tutti conoscono l’influsso che ha avuto nel commercio l’avvento della piattaforma Amazon, pochi invece conoscono le società, a volte collegate a queste multinazionali, che si occupano di ricerca tecnologica, genetica e biotecnologica, un’industria futura con previsioni di giri d’affari da migliaia di milardi.

Già in queste ore la tecnologia combatte la vecchiaia, le disabilità, i limiti umani ed anche la morte, tutte battaglie che potrebbero vedere da qui a pochi decenni delle vittorie sostanziali, grandi successi dell’umanità, privi di lati oscuri potrebbe dire qualcuno; pensate invece se, per svogliatezza della politica e della società civile, queste mirabili tecnologie divenissero appannaggio solo dei più ricchi, pensate un mondo dove uomini resi dei cammirebbero in mezzo alla massa informe. Difficile condensare tutti i progressi tecnologici a cui stiamo assistendo in queste poche righe, impossibile sarebbe fermare quest’onda di tecnologia, lecito è invece pretendere che sia migliorativa e fonte di progresso.

Oggi siamo chiamati ad iniziare un cammino che domani ci darà i frutti, siamo chiamati a difendere gli ultimi perchè questa tecnologia sia per loro la soluzione agli affanni e non una nuova schiavitù. Il mondo cambia ma l’ideale socialista, adattandosi, può essere la risposta a grandi problemi del futuro.
Lasciamo il neoluddismo all’ignoranza ed abbracciamo invece la tecnologia in modo critico, ottimista e lungimirante, possiamo disegnare un futuro migliore, un futuro dove ogni nome abbia importanza, dove non sia così importante chiamarsi Alexa.


Andrea Moscatelli

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