venerdì, 7 Agosto, 2020

L’infanzia sottratta e calpestata dei bambini palestinesi

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Il 14 maggio 1948 è una data indimenticabile per il popolo palestinese perché rappresenta l’inizio della sua sofferenza: la “Nakba”(catastrofe). In quell’anno, con la nascita dello stato di Israele, sono stati distrutti più di 500 villaggi e più di 700000 palestinesi sono stati cacciati violentemente dalle loro case e dalla loro terra, per diventare profughi nei paesi arabi confinanti, e in altre aree del mondo. Da 72 anni per i palestinesi la Nakba si ripete ogni giorno. Ogni giorno vengono oppressi dallo Stato d’Israele, e vengono negati loro anche i diritti più fondamentali. Il popolo palestinese tutt’ora è disperso per il pianeta, molti hanno trascorso la loro vita nei campi profughi, lottando per la sopravvivenza, facendo i lavori più umili. La loro unica speranza era riposta nel futuro e nei loro figli. In Palestina l’occupante israeliano viola continuamente i diritti umani e civili del popolo palestinese, in particolare i minori rappresentano la condizione estrema della negazione dei diritti del popolo palestinese. I bambini palestinesi vedono ogni giorno la loro infanzia sottratta e calpestata, e vanno incontro ad esperienze traumatizzanti.

Sono perquisiti ai checkpoint, anche mentre vanno a scuola, molti vengono arrestati e gli atti di tortura cominciano al momento dell’arresto. Israele, ogni anno, persegue sistematicamente tra i 500 e i 700 bambini palestinesi nei tribunali militari, senza alcun diritto di consulenza legale durante l’interrogatorio e con rara esclusione da parte dei giudici della corte militare israeliana. In questo senso Israele è l’unico Stato al mondo a processare minori davanti alle corti militari. Il bambino preso viene bendato e caricato in un veicolo, dove comincia il primo interrogatorio. Chi viene arrestato viene sistematicamente aggredito verbalmente, fisicamente e psicologicamente. I bambini vengono fermati con la “colpa” di aver lanciato pietre ai soldati israeliani (spesso senza successo) o semplicemente perché si trovavano fuori dalle zone autonome palestinesi senza permesso.

L’arresto è utilizzato anche come un modo per scoraggiare i bambini dal partecipare a dimostrazioni. L’arresto dei minori tende alla distruzione del futuro della generazione palestinese. È un attacco contro il corpo, la personalità, il sistema di credenze, la speranza e i sogni dei giovani palestinesi. Sono migliaia i ragazzi feriti, o addirittura uccisi dai soldati israeliani, molte volte senza colpe. Infatti, Israele si è rifiutata più volte di aprire inchieste su questi omicidi o per giunta di fare autopsie sui cadaveri come richiesto dai familiari. Nei confronti del popolo palestinese vengono commessi ingiustamente una lunga serie di reati solo perché palestinesi. I bambini fin dall’età più tenera sono costretti ad assistere a vicende orrende, come la demolizione o la perquisizione della propria casa o della loro scuola, il maltrattamento dei loro genitori, fratelli o persino la morte dei loro amici e parenti. Traumi che lasciano su di loro una traccia indelebile.

La disseminazione dei checkpoint sul territorio, i lunghi percorsi che sono costretti a seguire, la chiusura periodica dei villaggi da parte delle forze d’occupazione, le aggressioni dei coloni, rendono impossibile una normale frequentazione scolastica. In questo modo vengono esplicitamente violati i diritti dei bambini contenuti nella Dichiarazione di Ginevra, e nella Dichiarazione sui Diritti del Bambino promulgata dall’assemblea Generale delle Nazioni unite. Oltre al fatto che viene negato loro il diritto allo studio. Va altresì aggiunto che la politica israeliana nei confronti dei minori non è un effetto collaterale, ma una precisa strategia che mira a privare la Palestina di generazioni future forti.

Sono molto le ingiustizie e gli eventi drammatici che accadono in Palestina, ma che purtroppo media e giornali mainstream non riportano.
La comunità internazionale e vari organismi dell’ ONU si sono più volti espressi, contro il maltrattamento e la tortura dei bambini palestinesi, ma senza esiti positivi. E’ inaccettabile il silenzio e il disinteresse del resto del mondo su quanto accade in Palestina e su cosa i palestinesi sono costretti a subire da oltre 70 anni da una forza occupante colonialista come Israele.


Maya Issa

Rappresentate dei giovani palestinesi d’Italia a Roma e nel Lazio

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