venerdì, 21 Febbraio, 2020

L’inno alla meritocrazia
di Abravanel

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Ieri, 26 marzo, sul Corriere della Sera si leggeva un elogio funebre dello storico presidente-padrone di Singapore, Lee Kuan Yew, scritto da Roger Abravanel. “Quando Lee prese la guida del Paese nel 1988, la situazione economica era drammatica”, intona aulico Abravanel, e giù un florilegio di elogi al defunto Lee, che per carità non era tanto democratico, ma ha compiuto miracoli economici, grazie alla sua diuturna lotta alla corruzione e alla difesa militante della meritocrazia, con costante promozione dei “giovani più capaci”.
Alla memoria di questo “alfiere del merito”, l’estensore dell’elogio invita i politici italiani a rendere omaggio.
Strana meritocrazia, quella dove il primo ministro di Singapore dal 1959 (Abravanel gli ha accorciato il mandato) al 1990, poi “ministro anziano” e “ministro mentore” fino ad oggi, non ha trovato nessuno che potesse governare senza di lui per oltre mezzo secolo: non li poteva lasciare soli, poveretti, chissà cosa avrebbero combinato.

Oggi il primo ministro è tale Lee Hsien Loong, da undici anni: che sia il figlio di Lee Kuan Yew dev’essere però una meritocratica coincidenza; quando si dice la fortuna, era il giovane più capace, e ce l’aveva in casa. Certe volte il destino, eh … Anche a Kim Il Sung capitò la stessa cosa: il figlio Kim Jong Il nacque imparato.

Singapore è nota per i buoni dati economici, abbastanza facili da ottenere in una città-stato concentrata sulla finanza, specialmente se la produzione può abusare di migliaia di lavoratori immigrati che non hanno diritti minimi; è anche nota per la pena capitale, le punizioni corporali, la censura, e la teoria ufficiale che troppa democrazia fa male all’economia e confligge coi sani “valori asiatici”. Abravanel è noto invece per certi libri sulla meritocrazia e sulla scuola: ma purtroppo dobbiamo bocciargli il compitino. Grazie, di quel merito lì non abbiamo bisogno.

Luca Cefisi

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