venerdì, 13 Dicembre, 2019

L’intelligenza artificiale non è reato: Leonardo assolto

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Al Teatro Eliseo di Roma si è svolto “Leonardo e la macchina pensante”, primo appuntamento della stagione 2019-2020 del format “La Storia a Processo”, ideato e curato da Elisa Greco, che ha visto il genio italiano sotto accusa per essere stato in un certo senso il precursore dell’intelligenza artificiale. Per l’ideatrice e curatrice Elisa Greco, il dibattimento non ha riguardato «Leonardo il genio che tutti ammiriamo e conosciamo ma abbiamo discusso fino a che punto si è spinta l’intelligenza artificiale ».

Leonardo è così finito sul banco degli imputati, secondo i capi d’accusa letti dalla presidente della Corte, la magistrata Augusta Iannini, per «avere sviluppato tecniche e macchinari che stanno esautorando progressivamente gli esseri umani dal loro ruolo di creature responsabili, sostituiti da intelligenze artificiali prive di coscienza morale».

Il fisico e ricercatore Valerio Rossi Albertini, nell’insolito ruolo di pm, ha esordito sottolineando che «L’intelligenza artificiale è uno strumento incontrollabile, perché il programmatore è come Frankenstein, fa il mostro e poi il mostro si anima …».

L’avvocato Rocco Panetta, con la toga da difensore, ha subito replicato che il processo all’inventore toscano in sé era «improbabile, assurdo e ingeneroso per un uomo che ha una statura che non può essere messa in discussione», affermazione che di fronte alla stazza di 1,85 metri di Giacobbo-Leonardo non poteva essere contestata. Ha quindi preso la parola il celebre imputato: «Tutto può essere utilizzato nel bene, tutto può essere utilizzato nel male – ha spiegato, aggiungendo – io non ho paura dell’intelligenza artificiale, ho paura dell’ignoranza artificiale».

E, a proposito di macchine, Patrizia Asproni, presidente del Museo Marini di Firenze, ha impersonato Beatrice Sforza, ricordando come il genio di Leonardo a corte «non faceva altro che spendere soldi in macchine di guerra». L’altra testimone dell’accusa, Adriana Cerretelli, ha assunto l’identità della giornalista della Cnn Rebecca Wilde per denunciare i bombardamenti con i droni in Arabia Saudita: «Leonardo ha ucciso Leonardo – ha affermato – perché Leonardo ha ucciso l’umanità, portando le macchine pensanti a non essere più al servizio dell’umanità».

Si è calata invece nei panni di Ada Lovelace, la matematica inglese ideatrice del primo algoritmo, la giornalista Nathania Zevi, testimone della difesa: «Leonardo non è stato il mio ispiratore – ha spiegato Zevi-Lovelace – il problema non è chi scopre, ma chi utilizza la tecnologia, escludo che una macchina pur dotata di intelligenza artificiale possa divenire pensante, una cosa è se la macchina pensa come me o Leonardo, un’altra se pensa come Trump!», ha ironizzato.

«Leonardo è stato sfortunato – ha aggiunto l’altro testimone della difesa, il professore e sociologo Domenico de Masi, 81 anni – tra un Raffaello lodatissimo e un Michelangelo idolatrato, lui fu tenuto da parte. Ma grazie alle scoperte tecnologiche, oggi agli esseri umani è concessa la longevità, gli uomini campano fino a 80 anni, le donne fino a 86 perché sono sfruttate!».

Alle minacciose immagini dei droni da guerra mostrati dal pm Valerio Rossi Albertini, l’avvocato della difesa Panetta ha risposto citando una memorabile scena di “Non ci resta che piangere”, in cui Troisi e Benigni cercano di spiegare a Leonardo cosa sia un termometro.

«Leonardo ha creato macchine per proteggere la vita – ha concluso Giacobbo – I cattivi ci sono, i cattivi lanceranno quei droni per uccidere, ma se impediamo ai buoni di usare l’intelligenza artificiale, i cattivi non li ferma nessuno!».

E al termine del serrato e vivace dibattimento gli spettatori presenti e la giuria social, composta da studenti dell’università romana Luiss Guido Carli, hanno assolto con una stracciante maggioranza Leonardo-Giacobbo come precursore dell’intelligenza artificiale a fin di bene.

Redazione Avanti

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