sabato, 24 Agosto, 2019

L’IS sostiene Guaidò per la transizione democratica

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Dopo gli Stati Uniti, numerosi Paesi dell’America Latina e il Parlamento europeo, anche l’Internazionale Socialista riconosce Juan Guadò e sulla linea dell’ONU chiede al più presto nuove elezioni. Il tema, pur non essendo all’ordine del giorno dei lavori del Consiglio, riunito a Santo Domingo ospite del PRD, ha costituito l’agenda vera dei lavori, monopolizzandone l’attenzione e la discussione, dopo che Juan Guaidò, deputato del partito Voluntad Popular che è membro dell’Internazionale Socialista, si è proclamato presidente del Venezuela assumendone le funzioni. Lo ha fatto invocando l’articolo 233 della Costituzione che prevede che sia il Parlamento ad assumere la presidenza ad interim, nella persona del suo presidente e organizzare nuove elezioni, in caso di vuoto di potere per “faltas absolutas” del Presidente.

L’Internazionale Socialista si era già pronunciata nei mesi passati sulla mancanza di credibilità democratica del processo elettorale presidenziale del maggio scorso, ripudiandone l’esito per le modalità del suo svolgimento contrarie alle più elementari regole democratiche. Le azioni successive delle opposizioni ne sono state la prevedibile logica conseguenza.

L’Internazionale Socialista, esprimendo preoccupazione per la repressione in atto con decine di morti, centinaia di arresti e di feriti soprattutto nei distretti più poveri del paese, sostiene l’impegno di Juan Guaidò, presidente ad interim riconosciuto da una parte significativa della Comunità internazionale, per guidare la transizione democratica del Paese. Accogliendo soprattutto le preoccupazioni dei partiti membri dell’America latina, l’Internazionale Socialista sottolinea che la legittimità democratica viene esclusivamente dalla volontà liberamente espressa da popolo venezuelano e respinge quindi ogni forma di intervento militare esterno per promuovere cambi di regime in Venezuela. Una posizione netta che evidenzia ancora di più la discutibile posizione dell’Italia, con i deputati di Lega e Cinque Stelle che si sono astenuti dal voto della risoluzione di Strasburgo, e il veto del Governo Italiano che di fatto ha bloccato il riconoscimento da parte dell’Unione europea. Nel vertice informale dei Ministri degli esteri, riuniti nei giorni scorsi a Bucarest, l’Italia è stato l’unico Paese a votare contro l’accordo su una dichiarazione comune promossa dalla Svezia.

Ma non è stato solo il Venezuela a tenere banco nella riunione di Santo Domingo volta a discutere e indicare risposte socialiste e socialdemocratiche a temi e sfide globali di grande attualità. Discussioni interessanti e appassionate, incentrate per buona parte sul multilateralismo come valore e come strumento indispensabile per la risoluzione dei conflitti. Ma anche atti di coraggio. E così dopo anni di “riflessione” è arrivata anche la decisione di espellere dall’organizzazione il FSLN, Fronte Sandinista di Liberazione Nazionale, il partito di Daniel Ortega, ripetutamente e inutilmente invitato al dialogo con le opposizioni, a rispettare i diritti umani, le libertà e i principi democratici. I numerosi inviti, dichiarazioni, risoluzioni ripetuti nel tempo sono rimasti inascoltati; da qui la decisione del Consiglio a larga maggioranza (tre voti contrari) per l’espulsione del FDLN, su indicazione unanime del Comitato Etico.

Infine, anticipando di qualche giorno la nuova situazione determinata dalle decisioni del Presidente Trump di ritirarsi dal trattato contro la proliferazione nucleare, il Consiglio dell’Internazionale Socialista, ha approvato una risoluzione sulla minaccia di conflitto nucleare  richiamando l’attenzione dei partiti membri e dell’intera comunità internazionale a vigilare per difendere la pace.

Tre risposte concrete e attuali che dovrebbero far riflettere quei Partiti socialdemocratici e socialisti, soprattutto europei, che sono usciti dall’Internazionale e quanti sostengono che è ormai un organismo inattuale che non ha più ragione d’esistere.

Pia Locatelli

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