martedì, 19 Novembre, 2019

L’intervento integrale di Riccardo Nencini al Senato

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Signor Presidente,

ancora dubitiamo su ciò che accadrà. Sappiamo che la politica può riservare sorprese, tuttavia quello di oggi sarà un caso da manuale. Tutto era chiaro e di colpo l’enigma ha avvolto il mistero.

C’era una mozione di sfiducia leghista contro di lei e i presentatori si sono guardati bene dal sostenerla pretendendone l’iscrizione.

C’era la minaccia di dimissioni dei ministri leghisti e si è convertita in proposta di riedizione di un governo gialloverde.

La spiegazione del rebus è la paura, il movente l’ingordigia.

Prima ancora di chiedere i pieni poteri, il ministro Salvini ha fantasticato di averli, si è immaginato calato nella magia della storia. Ma era cronaca, signor ministro. Solo cronaca di provincia. Non ha avuto nemmeno il ritegno, mentre attaccava l’intero parlamento accusandolo di aver subito il fascino della poltrona perché non soddisfaceva i suoi desideri, di ergersi a modello dei voltagabbana pur di mantenere la funzione di ministro.

Se c’è oggi, come lei dice, tradimento del mandato degli elettori, lei è stato il primo a rinnegarne il voto. Il governo di cui fa parte è l’antitesi della sua campagna elettorale e della coalizione di centro destra di cui era parte. Lei ha detto agli italiani che chi avesse avuto un voto di più sarebbe stato il premier del centrodestra, non il vicepremier di un’alleanza alternativa.

Il punto è che la nostra è una democrazia parlamentare, le maggioranze, se i cittadini non concedono a nessuno consensi sufficienti per governare, si formano qua dentro. Potrà non piacerle, ma il Parlamento è sovrano.

Lei sa così bene che il parlamento è sovrano che al culmine di un’ambizione smodata – l’ambizione è un dovere, sosteneva Tolstoj, ma quella degli umani, non quella degli dei. Quella è un azzardo -, pur di realizzare il suo sogno si è rivolto al popolo per chiedere poteri assoluti, bonapartisti, e ora invoca la folla perché la sostenga nella richiesta di elezioni immediate, IR-RE-VO-CA-BI- LI avrebbe tuonato buonanima, che ebbe il suo ardire in età più giovane ma con ben altra esperienza.

Lo ha fatto accarezzando la rabbia di una parte di questa Italia e trasformandola in rancore. Lo ha fatto, non so quanto consapevolmente, confidando nello schema classico: una bandiera, un nemico. Nella fretta, però, ha dimenticato una condizione essenziale: avere le spalle coperte. Obbligatorio per chi vanta un progetto. E lei aveva un progetto: un referendum elettorale per Salvini premier, immaginare un pieno di voti, eleggere un capo dello stato amico, non terzo, ridisegnare i pilastri costituzionali e di politica estera di questo paese.

Non lo realizzerà. Ne’ ora ne’ mai.

Peraltro non vanta nemmeno risultati così straordinari: alcuni numeri buoni, si, ma il contagio illiberale ha reso l’Italia più intollerante e più cattiva.

DATI DEL MINISTERO INTERNO

LOTTA ALLA DROGA: ‘immutato il quadro delle operazioni antidroga e delle denunce’
FURTI: calo del 7.5% nel 2017, calo del 9% nel 2018.
MIGRANTI: in calo gli arrivi, stabili i reimpatri. 2017: 6514. 2018: 6820. Salvini 18 al giorno, Minniti 17 al giorno. Gli accordi con stati esteri sono rimasti gli stessi. Sempre 50 anni per rimpatriare i 500.000 clandestini di cui parlava in campagna elettorale. Insomma, uno Scelba delle acque a metà.
CRIMINALITÀ ORGANIZZATA: aumentati i beni sequestrati, diminuiti gli arresti di affiliati alle cosche rispetto al 2015.

E però cresce la prevaricazione sui minori e tra i minori, un anziano su tre subisce atti di violenza, il femminicidio è in aumento.

Se siamo arrivati al punto in cui siamo, accanto ai profondi cambiamenti indotti da globalizzazione e rivoluzione tecnologica, dobbiamo valutare, noi per primi, gli errori commessi. Io non appartengo alla sinistra dei centri storici. Il mio orizzonte è il socialismo umanitario e liberale. Ne servirebbe di più ora che la povertà dilaga anche nel ceto medio.

Lo scorso giugno dista un’era da oggi.

C’è un’Italia che la adora e un’Italia che teme derive plebiscitarie, che ha paura dell’uomo solo al comando. Io sono tra questi.

Attenzione: serviranno tempo e politiche giuste per rovesciare la pancia dell’Italia della paura. Temo, invece, che il tempo sarà avaro con i leader. Si comincia con i ‘distinguo’ di chi ti sta di faccia, il capo si difenderà chiamando le piazze a raccolta, per finire in un angolo, nella solitudine, a rimuginare sugli errori e sugli impostori.

Presidente Conte, ho apprezzato i silenzi di questi giorni e l’equilibrio manifestato di fronte a un cannoneggiamento continuo.

Ciascuno di noi è chiamato ad assumere nuove responsabilità, i parlamentari dei Cinque Stelle prima di ogni altro dopo intere stagioni vissute con abiti contro il sistema cuciti addosso.

Un secondo governo ha un senso se ha almeno queste caratteristiche: si fondi non su un contratto notarile ma su un programma condiviso di cose da fare; sia largo e durevole per affrontare le tante emergenze; abbia evidenti tratti di novità nei dicasteri e non escluda una prospettiva ‘costituente’: all’esame del taglio dei parlamentari va almeno associata una legge costituzionale per ridefinire le funzioni delle due Camere; lotti ogni giorno per cambiare l’Europa, renderla competitiva nello scenario internazionale, non per uscire dall’Unione e dall’euro.

E naturalmente confidi nella saggezza del Colle.

A queste condizioni il nostro voto sarà favorevole.

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