mercoledì, 24 Febbraio, 2021
Direttore Responsabile Mauro Del Bue

L’intervento integrale di Riccardo Nencini inSenato

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Signor Presidente, signor Presidente del Consiglio, Ministri, colleghi, farei mie molte delle considerazioni fatte dal collega e amico Pier Ferdinando Casini, ma – sosteneva il saggio – i saggi sbagliano sempre i loro tempi e, quindi, la saggezza di fatto non esiste.
Una cosa però possiamo dirla. Signor Presidente, quando la storia si sostituirà alla cronaca e guarderà quindi le cose più dall’alto, questa fase politica verrà più o meno scritta e letta così.
Si tratta di una crisi strisciante che si era virtualmente aperta nel mese di novembre, figlia – cito anch’io il vicesegretario del Partito Democratico – di lentezze ed errori; aggravata da divisioni interne ai partiti che la sostengono e da nodi mai sciolti (il MES in questo caso), oppure sciolti positivamente dopo lunghe diatribe, come nel caso del recovery plan, grazie anche al lavoro fatto dal Gruppo Italia Viva – PSI. La crisi, infine, è stata formalizzata pochi giorni fa da un azzardo che io non ho condiviso. Sottolineo tuttavia che, se prevalesse la logica del capro espiatorio quale alibi per non affrontare di petto i nodi che sono tutti lì di faccia a noi, mi permetto di suggerire e consigliare che imboccheremmo una strada decisamente sbagliata.
Su un punto, signor Presidente del Consiglio, lei ha perfettamente ragione: governare l’incognito, in una tragedia che ha mietuto migliaia di vite, è un carico che in Italia non ha mai portato nessuno dal 1944 ad oggi. E questo è un motivo sufficiente per rimboccarsi le maniche, dare una mano senza pretendere nulla, ma pretendendo la chiarezza di una strategia, che è quello che serve.
Stiamo a cosa desiderano gli italiani. Desiderano che la pandemia venga affrontata con decisione, che le scuole riaprano, che si gettino le fondamenta per la ripresa economica: quindi un’Italia più giusta, più libera, in un mondo dove la politica prevalga sulle multinazionali e sull’alta finanza. Proprio perché il loro comportamento è stato esemplare, gli italiani pretendono che ci si occupi prima di loro e poi magari di noi e vogliono soprattutto la certezza che questo percorso avvenga grazie alla stabilità e alla certezza di un binomio che sta al vertice del nostro ordinamento statuale e che riguarda naturalmente la Presidenza della Repubblica e la Presidenza del Consiglio dei ministri con il suo Governo.
Veniamo al punto allora, perché è inutile girarci intorno con una lettura non politica della Costituzione. È evidente, è risaputo ed è scritto da quel dì: oggi non servono 161 voti per la fiducia, basta leggere la Costituzione italiana. È vero, è certamente vero che dal 1944 ad oggi ci sono stati circa dieci di Governi che non hanno goduto in origine della maggioranza assoluta. Signor Presidente del Consiglio, con l’eccezione del terzo Governo Andreotti del 1976, il cosiddetto Governo della non sfiducia, sono stati tutti Governi o balneari o dalla sorte segnata o Governi ponte verso soluzioni che si andavano delineando. Questi sono i casi degli Esecutivi nati senza una maggioranza nell’esperienza parlamentare italiana.

Sappiamo bene che l’Italia vive uno stato di emergenza, ma lei ha nelle mani due straordinarie opportunità già ricordate ora dal senatore Monti. Afflitta dalla paura di una terza ondata epidemica, attanagliata da una feroce crisi economica, l’anno decisivo in cui può essere rovesciato il tornante negativo della storia è esattamente questo ed è il 2021 per due motivi: il primo era certo dall’autunno, l’altro non lo era. E sono la certezza che abbiamo il vaccino e, quindi, l’obbligo di correre per vaccinare la maggior parte degli italiani; l’altro era in recovery plan, che questo Gruppo ha contribuito a modificare profondamente e per il quale oggi serve una cabina di regia, vanno definiti i progetti e mi permetto di segnalare che va messo in sinergia con un piano di rientro dal debito pubblico per evitare che il soggetto centrale del recovery plan, che non sono io ma sono i miei figli, non abbia un debito pubblico sulle spalle, che riuscirà probabilmente ad annichilire particolarmente molti dei suoi sforzi.
Sarebbe un errore affrontare questa sfida senza un progetto politico di lungo respiro.
Non si governa con un voto in più, tanto meno e tanto più in momenti di emergenza. Figuriamoci se si governa con un voto in meno. Presidente, allora le domando come si trasformano in progetti le idee che lei ieri ha rappresentato alla Camera e oggi al Senato.
In questi giorni abbiamo avuto – parlo dei socialisti – una posizione precisa: il Presidente del Consiglio riparta, con lei alla testa, dalla coalizione esistente allargandola alle forze europeiste, proprio perché nelle fasi particolarmente delicate come questa l’inclusione deve essere la bussola e il mestiere di sarto e lo spirito repubblicano devono prevalere su ogni partigianeria.
Apprezzo che sia stata finalmente condivisa una verità: un Governo con una maggioranza costruita grazie a una pesca miracolosa era inutile, financo dannoso. Anch’io ho avuto – mi capita di rado; mi creda – il telefono decisamente caldo e magari a chiamarmi fosse stato Agostino Depretis, citato impropriamente da chi la storia bisognerebbe che la rileggesse. Lui fece una riforma, quella della scuola laica e obbligatoria fino a dieci anni di età. A chi mi ha cercato ho risposto che non somiglio alla poltrona del barbiere. Ha capito.
Oggi, però, lei fissa una strategia in due tempi: voto di fiducia e poi allargamento della maggioranza. Condivido il suo preambolo: un’opposizione decisa a ogni forma di nazionalismo – è il male dell’Europa – perché abbiamo toccato anche qui con mano le cattive ragioni di chi tiene l’Europa nel mirino e considera la nostra collocazione occidentale un accidente da contemperare con incessanti dialoghi con la Russia di Putin, ma quella è la strada sbagliata. Del resto, oggi discutiamo di un Governo e di una maggioranza che nascono nell’agosto del 2019 proprio per sposare questa ragione e non la sua ragione opposta. Del resto – aggiungo – considerare la sconfitta di Trump come la sconfitta planetaria dell’ondata populista la trovo una lettura della storia e di ciò che sta avvenendo decisamente poco propizia e sbagliata.
La caccia al diverso, un linguaggio feroce e il terrapiattismo hanno eroso anche qui spazi di libertà e di diritti individuali e questo rischio non può essere corso mai più. Se serve lavorare per non correrlo mai più – cito Nenni e sarà l’unica citazione che farò – fuori dal rancore per raggiungere uno spazio di unità, questa è la strada che deve essere seguita.
Concludo sulle forze che dovrebbero condividere questo disegno. Lei si è rivolto chiaramente a LeU, al Partito Democratico, al MoVimento 5 Stelle e ha indirizzato un appello a forze politiche volenterose che si richiamano alla tradizione popolare, liberale e socialista. Si tratta delle tre famiglie che guidano la maggioranza dei Paesi europei; una di queste fu proprio Matteo Renzi, allora leader del Partito Democratico, a condurre sei anni fa nel partito del socialismo europeo. Una di queste siede autorevolmente tra i banchi del suo Governo. Non so se il Partito Democratico condivida o meno il suo proposito; perlomeno, non ho colto alcun segno, né positivo né negativo, nel dibattito di ieri a Montecitorio.
Presidente, so, invece, che i socialisti valuteranno a tempo il suo proposito tenendo conto che in questi mesi abbiamo sostenuto il suo Governo da apolidi: non ne facciamo parte; non abbiamo mai ricevuto un invito a partecipare a incontri in cui si preparavano decisioni di un certo rilievo. Quando non eravamo d’accordo, non ci siamo rifugiati in piccose rivendicazioni, ma abbiamo espresso qui alla luce del sole il nostro dissenso lealmente e, addirittura, due volte con due voti contrari su due questioni specifiche nella fiducia a lei.
Le uniche note che ha ricevuto da noi riguardavano punti programmatici che giudicavamo affrontati senza la necessaria determinazione. Non li cito: lei sa a cosa mi riferisco.
Ho concluso. Lo ripeto: ci sta a cuore solo un progetto di rinascita per l’Italia, conoscerne i contenuti. Ho anch’io una proposta da farle. Approvato lo scostamento di bilancio, che voteremo, convochi rapidamente le forze europeiste che accoglieranno il suo appello: è la strada maestra da seguire alla luce del sole.

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