lunedì, 18 Novembre, 2019

L’intervista del direttore Marrazzo al segretario Psi. Nencini: «Le sinistre nate nel 2007 non esistono più. E’ tempo di un nuovo Rinascimento»

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Nencini-Avanti

E’ il giorno del giuramento di Giorgio Napolitano alla Camera. Per la prima volta nella storia del nostro Paese un Presidente della Repubblica uscente viene rieletto. Questo è il frutto di una situazione politica e istituzionale che mai aveva vissuto l’Italia. Impasse, rancori incrociati e tanti dubbi hanno offuscato le previsioni degli ultimi giorni per far intravedere un panorama che nessuno avrebbe mai potuto presagire. Anche se c’era chi, come nel caso del Partito Socialista italiano, aveva pensato di appoggiare l’ipotesi di un secondo mandato per l’attuale Presidente, ma che si era infranta con la volontà iniziale di Napolitano di lasciare eleggere il suo successore al Parlamento, senza essere lui stesso riconfermato. A pochi giorni dalle votazioni, a fare il punto con l’Avanti! della situazione politica e istituzionale che si sta delineando è il segretario del Psi, Riccardo Nencini.

Segretario Nencini, il Partito Socialista già prima che iniziassero le votazioni pensava ad un secondo mandato per Napolitano. Da dove nasceva questa scelta?

L’Italia è fragile, vive una stagione dove si sono congiunti più stati di crisi: economico, politico, sociale e istituzionale. Avevamo intuito che la scelta del Presidente della Repubblica sarebbe stata complicata. E’ per questo che candidammo Napolitano come Presidente di garanzia.

Assume un ulteriore significato il fatto che sia stato eletto alla sesta votazione?

Questo, per un tempo circoscritto, fa di Napolitano un presidente con poteri alla francese, una sorta di de Gaulle italiano. Ed è la risposta ad un ulteriore stato di crisi che si è innestato su gli altri, determinato dalle diatribe che hanno spezzato il Partito democratico.

Secondo lei il Pd ha scambiato negli ultimi giorni la Camera come un luogo per un confronto quasi congressuale rivolto a se stesso?

Il Pd ha utilizzato l’elezione per regolare i conti interni, complicando in questo modo ancora di più la sua vita. Ora il futuro del partito è nelle mani di un congresso, se non nelle mani degli dei.

Oggi Renzi dice di voler rifondare il Pd. Ma cosa gli è rimasto del partito dopo gli ultimi giorni?

Non mi interessa cosa si trova in mano Renzi, ma il progetto del nuovo Partito democratico, se ci sarà. Le debolezze del Pd che abbiamo conosciuto derivavano dal non aver sciolto il nodo della sua fondazione. Per fondare Roma la leggenda parla di uno scontro mortale tra due fratelli, poi la città crebbe forte. Nel Pd il conflitto non fu alle origini, ma è permanente; mentre nelle guerre sono possibili gli armistizi, nelle lotte intestine non esistono tregue perché gli interessi si sommano ai sentimenti. Resta il fatto che la lealtà manifestata a Bersani era riposta in una persona perbene.

E la Carta d’Intenti, il Patto per l’Italia firmato dal Partito Socialista con Pd e Sel che fine fa?

Oggi sono venute meno le condizioni di quel patto.

Che fase vivrà l’Italia? Si va verso una social democrazia?

Non credo che l’Italia vada verso la social democrazia, temo che sia un desiderio che non si avvererà. Noi dobbiamo diventare i pionieri di una storia nuova, i cui ingredienti sono i diritti sociali e quelli civili. E i protagonisti di questa storia sono uomini e donne di cultura socialista, riformisti di diversa provenienza e radicali. In tal senso, la nostra candidatura a Presidente della Repubblica di Emma Bonino aveva un doppio significato: il segno della nostra autonomia, legata ad una persona che avrebbe ben interpretato quel ruolo, e la volontà di dare una spinta a un significativo progetto politico.

Per quanto riguarda il nuovo governo si fanno i nomi di Giuliano Amato ed Enrico Letta. Cosa ne pensa?

Sono due buoni candidati. Amato ha il pregio di una più lunga esperienza.

A questo punto cosa vede all’orizzonte?

La fine delle ideologie e il tramonto dei partiti storici hanno creato in Italia un’ulteriore anomalia. Mentre in Europa le due casi madri, quella popolare e quella socialista, mantengono il loro ruolo centrale, da noi assistiamo a cambiamenti continui proprio perché non viene riconosciuta, se non parzialmente, la validità piena di quelle due culture. Le sinistre nate nel 2007 non esistono più: finita la costituente socialista, morta la sinistra radicale bertinottian-ingroiana e tramontato il pd. E’ tempo di un nuovo Rinascimento.

Giampiero Marrazzo

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