martedì, 9 Marzo, 2021
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Il candidato alla Regione Sicilia Rosario Crocetta (Pd): «Ripartiamo da lavoro e legalità»

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A meno di dieci giorni dal voto in Sicilia l’attesa per l’esito delle urne cresce e si avverte la concreta possibilità di un cambiamento epocale. Gli ultimi sondaggi danno, seppur di poco, in testa Rosario Crocetta (Pd) appoggiato dal Psi di Nencini, l’Udc di Casini e l’Api di Rutelli. Di poco dietro di lui Musumeci sostenuto dal Pdl, La Destra e dal Pid (Popolari d’Italia Domani). Un ex sindaco antimafia che ha realizzato un cambiamento democratico e dal basso in una città difficile come quella di Gela potrebbe, da futuro governatore della Sicilia, aprire spiragli nuovi in una politica da troppi anni collusa con ambienti “in odore” di mafia, dove sprechi e malversazioni nella pubblica amministrazione sono all’ordine del giorno e il clientelismo si è radicato come un morbo duro a morire. Avanti! ha fatto il punto con il candidato democratico Crocetta sulle elezioni regionali alle porte.

Crocetta la sua candidatura aspira a portare in Regione un “vero cambiamento”, quella rivoluzione democratica che ha operato in una città difficile come Gela. Da dove intende partire?

Da lavoro e legalità. Lavoro vuol dire sviluppo, lavoro per imprese e solidarietà, una politica di rigore che non sia macelleria sociale, tagli degli sprechi. Bisogna risolvere il problema della corruzione, la collusione tra politica e mafia.

Cambiamento all’insegna di democrazia, uguaglianza e diritti: tre dei principali punti programmatici della Carta d’intenti sottoscritta da Pd, Psi e Sel in questi giorni. Quanto pesa l’apporto delle forze socialiste al raggiungimento del cambiamento progressista e democratico?

La coalizione che stiamo facendo in Sicilia è inedita. Insieme ad Api e Udc è molto forte il sostegno dei movimenti e delle liste civiche anche di ispirazione socialista e cattolica. L’apporto socialista è molto importante sia in termini programmatici sia “di scelta”: basta pensare che io sono iscritto al Partito socialista europeo.

Tra i punti cardine del suo programma anche la necessità di ritornare alla concertazione sociale. Perché è così importante?

Guardiamo le scelte fatte rispetto alla squadra di governo: ho messo nel listino il segretario regionale Cgil Mariella Di Maggio e Lucia Borsellino all’assessorato alla Sanità. Scelte simboliche per sottolineare con forza la convinzione che i lavoratori devono essere all’interno dei processi. Ho fatto battaglie al fianco di Confindustria per sviluppare l’azione antiracket, ho ottimi rapporti con il mondo delle imprese e dell’agricoltura. Ma il sistema di governo non può essere zoppo, deve includere le imprese ma anche i lavoratori e i precari. Bisogna ridefinire le linee di sviluppo partendo da questo punto fermo.

Non pensa sia urgente affrontare anche il tema dei costi della politica e della burocrazia in una Regione ipertrofica per eccesso di personale?

È un sistema che ha prodotto solo guai, un fenomeno allucinante quello del clientelismo. Dobbiamo fare un’azione fruttiva di riconversione. Penso a enti inutili e a stipendi stellari: cominciamo dal tagliare sprechi e privilegi. Anche in politica va fatto un lavoro di ottimizzazione in Assemblea regionale, ma andrebbe fatto anche sugli stipendi e le indennità comunali. Partiamo dall’abbattere l’enorme spesa clientelare.

Gli ultimi sondaggi dicono che la partita è ristretta a lei e Musumeci. Cosa pensa di dire all’elettorato di Fava in ticket con la Marano, vuole fare un appello al voto utile per cogliere l’opportunità di vincere in una Regione governata dalla destra?

Lo dico a tutti, anche all’Idv e ai grillini: c’è una partita nuova, è la prima volta che un candidato di connotazione antimafia può vincere in Sicilia, regione dove la mafia è il problema, basta vedere lo sfacelo prodotto dalla collusione tra mafia e politica. Non voglio parlare di voto utile perché rispetto la libertà di voto, ma una certa razionalità deve esserci. Una certa parte della sinistra sta muovendo un attacco alla mia persona. Un attacco da persone che non vogliono cambiare la Sicilia e che non fanno altro che continuare a rafforzare una continuità con un potere tremendo. Come mi spiego questo attacco? Ad attaccarmi è la stessa sinistra che non perdona il mio passaggio al Pd, una ritorsione personalistica, ma io rimango uomo di sinistra che parla con cattolici e i moderati. Sono coerente.

Lucio Filipponio

 

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