giovedì, 22 Ottobre, 2020

L’ira e l’incapacità

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Due capitali in crisi. Motivi differenti ma di crisi si tratta. E due approcci sbagliati.
Il sindaco o c’è o non c’è. Se c’è, deve governare. È questo il mandato ricevuto dai cittadini. L’autosospensione non è prevista da nessuna legge. Posso comprendere la reazione immediata di Sala – ira? rabbia? o forse decoro? – ma l’abbandono parziale della funzione non aiuta, tantomeno serve a Milano. Tornare in sella e aspettare che si faccia luce sui fatti è la strada maestra. Non sorprende invece la doppiezza grillina: Sala se ne vada, Raggi continui a lavorare come nulla fosse. Addirittura una doppiezza doppia.

Lato B): valutazione a corrente alternata dell’avviso di garanzia, Sala fuori, sindaco di Livorno al suo posto. Vecchia storia: il nuovo che avanza separa i battezzati dai pagani.
Roma non è Milano. È  l’incapacità il punto debole della Raggi. Cento giorni per indicare l’assessore al bilancio, l’architrave di ogni giunta, l’assessore all’ambiente azzoppato fin dall’inizio per relazioni poco chiare, una segreteria personale fatta e disfatta più volte, il ‘no’ a infrastrutture necessarie alla città non perché non ne ravvisasse il bisogno ma per timore di incappare in fenomeni corruttivi. E ora le indagine e gli arresti. Nessuna rottura con il passato ripetutamente criticato. Al contrario, rispolverati uomini chiacchierati della giunta Alemanno.

Nella conferenza stampa, la sindaca ha chiesto scusa a Beppe Grillo. Ora ha una sola carta da giocare. Se lo porti in giunta. Roma ha bisogno del meglio che c’è.

Riccardo Nencini

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