lunedì, 10 Agosto, 2020

L’Iran sospende, in parte, l’accordo sul nucleare

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L’Iran ha annunciato la decisione di abbandonare, seppure in modo parziale, l’accordo sul nucleare firmato nel 2015. La notizia è stata confermata dal presidente iraniano, Hassan Rohani, davanti al Parlamento in diretta tv. Nello spiegare le motivazioni, alla base della scelta di sospendere parte dell’accordo, il presidente ha dichiarato: “L’accordo sul programma nucleare iraniano era stato raggiunto nell’interesse della regione e del mondo. Ma non nell’interesse dei nemici dell’Iran, per cui non hanno risparmiato sforzi, dal 2015, per danneggiare l’elegante struttura dell’accordo internazionale”.

È stata inviata, da Teheran, una lettera agli ambasciatori dell’Unione Europea, Germania, Francia, Gran Bretagna e Cina.
Il ministero degli Esteri iraniano ha confermato che “la decisione dell’alto consiglio di sicurezza di smettere di agire su alcuni degli impegni della Repubblica islamica nell’intesa sul nucleare è stata comunicata ai capi di Stato dei paesi” che ancora fanno parte dell’accordo.

La scelta della Repubblica islamica arriva a un anno dalla decisione unilaterale, presa dall’amministrazione statunitense guidata da Donald Trump, di stralciare l’accordo firmato dall’allora presidente democratico, Barack Obama e di riprendere le sanzioni contro Teheran.
Infatti, nel 2015 Iran, Stati Uniti, Ue, Cina, Francia, Russia, Regno Unito e Germania hanno firmato un accordo (Joint Comprehensive Plan of Action o Jcpoa) sulla limitazione dello sviluppo del programma nucleare iraniano.
Di contro, gli Stati Uniti si impegnavano a rimuovere le sanzioni imposte contro il paese degli Ayatollah.
Tuttavia, con la nuova presidenza americana si è adottata una strategia di scontro frontale con l’Iran: accusato di non rispettare l’accordo, anche se la notizia è sempre stata smentita dall’Agenzia internazionale per l’energia atomica, sino a giungere al maggio 2018, in cui l’amministrazione repubblicana ha deciso di stracciare un accordo di portata storica.

Da quel momento, sono seguite nuove sanzioni da parte di Washington rivolte all’Iran, che hanno colpito fortemente l’economia del paese asiatico e aumentato il livello di scontro tra le due potenze mondiali.
Ieri, il presidente Donald Trump ha firmato il decreto che introduce nuove sanzioni contro l’estrazione e l’esportazione di metalli dall’Iran.
Secondo il decreto, le nuove sanzioni statunitensi andranno a colpire la produzione di ferro, acciaio, alluminio e rame.
Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, ha affermato che le sanzioni statunitensi contro l’industria metallurgica iraniana sono contrarie ai trattati internazionali.

In una dichiarazione pubblicata sul sito web del Ministero degli esteri iraniano, si legge che: “Queste sanzioni statunitensi, come quelle precedenti, contraddicono i trattati internazionali e i principi di base della Carta delle Nazioni Unite, il diritto internazionale, l’accordo di Algeri e le decisioni dei tribunali internazionali. Tutte queste organizzazioni devono reagire alle violazioni da parte degli Stati Uniti di tutte queste leggi”.
Dopo questa decisione statunitense, l’Iran ha ufficializzato la rottura dell’accordo internazionale sull’energia nucleare, raggiunto faticosamente a Vienna il 14 luglio 2015.

Lo scontro in atto tra Usa e Iran, rinfocola i contrasti tra le superpotenze mondiali, già impegnate a polemizzare su altre questioni geopolitiche, come il Venezuela.
Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, in merito alla decisione iraniana di sospendere alcune parti del Trattato sul nucleare, ha dichiarato: “La decisione dell’Iran di sospendere alcuni dei suoi obblighi nel quadro del Piano d’azione globale congiunto (JCPOA) sull’accordo nucleare è causata dai passi avventati presi da Washington. Il presidente Putin ha ripetutamente parlato delle conseguenze di passi avventati nei confronti dell’Iran. Ora stanno iniziando a verificarsi le conseguenze”, ha aggiunto, comunicando la volontà di Mosca di continuare il dialogo e l’interlocuzione con l’Europa per sostenere le misure contenute nell’accordo.

Aleggiano venti di guerra in Medio Oriente, sale la tensione e l’amministrazione americana, guidata da Trump, sembra aver individuato il nemico alla stabilizzazione dell’area nell’Iran e nei suoi alleati, Russia compresa.

Paolo D’Aleo

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