mercoledì, 5 Agosto, 2020

L’ISTAT FA I CONTI

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A causa del Covid, l’economia italiana avrebbe perso oltre 50 miliardi di euro. Nella stima preliminare dell’Istat, a certificarlo è il Pil crollato del 12,4% su base congiunturale e del 17,3% su base annua nel secondo trimestre.
L’istituto di statistica la definisce: “Una contrazione senza precedenti dalle cui tavole emerge come il valore del prodotto, tra aprile e giugno, si sia ridotto di 50,289 miliardi rispetto ai primi tre mesi dell’anno. Dopo la forte riduzione registrata nel primo trimestre (-5,4%), l’economia italiana nel secondo trimestre 2020 ha subito una contrazione senza precedenti (-12,4%). Un crollo determinato dal pieno dispiegarsi degli effetti economici dell’emergenza sanitaria e delle misure di contenimento adottate. Con il risultato del secondo trimestre, il Pil fa registrare il valore più basso dal primo trimestre 1995, periodo di inizio dell’attuale serie storica. A frenare è il valore aggiunto di tutti i comparti, dall’industria all’agricoltura ai servizi”.

Ma preoccupa  anche l’andamento del costo della vita che alimenta sempre di più lo spettro di una deflazione. A luglio, l’inflazione è risultata negativa per il terzo mese consecutivo, come non accadeva da maggio 2016.
Secondo le stime preliminari dell’Istat, l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività, al lordo dei tabacchi, registra una diminuzione dello 0,1% su base mensile e dello 0,3% su base annua (da -0,2% del mese precedente).
L’Istituto di statistica spiega: “L’inflazione negativa continua a essere determinata per lo più dagli andamenti dei prezzi dei Beni energetici, che registrano però una flessione meno marcata (da -12,1% a -9,7%), sia nella componente regolamentata (da -14,1% a -12,0%) sia in quella non regolamentata (da -11,2% a -9,0%)”.

L’ulteriore decimo di punto in meno registrato a luglio si deve quindi sia al rallentamento dei prezzi dei Beni alimentari (da +2,3% a +1,5%, a causa prevalentemente di quelli degli Alimentari non lavorati, che passano da +4,1% a +2,5%) sia all’ampliarsi della flessione dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da -0,1% a -0,9%).
Qualche buona notizia arriva invece dalle vendite al dettaglio, sostenute soprattutto dal commercio elettronico. Le vendite sono balzate a giugno del 12,1% in valore e del 12,5% in volume. In particolare, quelle dei beni non alimentari sono cresciute del 24,4% in valore e del 24,7% in volume, mentre quelle dei beni alimentari sono diminuite lievemente in valore e in volume (-0,6%).
In questo modo, l’indice destagionalizzato delle vendite è tornato a 101,8, poco distante dal 102,9 segnato a gennaio, subito prima dell’esplosione della pandemia di coronavirus.
La caduta del Pil si colloca all’interno di un contesto internazionale dove le principali economie registrano riduzioni di analoga portata a causa del diffondersi della pandemia.

Se in economia la letteratura sul ‘moltiplicatore economico’ è piuttosto vasta, pochi sono gli studi sul ‘rallentatore economico’ provocato per contrastare il propagarsi della pandemia. Dunque, non dobbiamo sorprenderci se l’andamento economico futuro si presenta incerto e con valutazioni spesso tese al ribasso.
Domenico Proietti, segretario confederale della Uil, ha rilasciato una interessante dichiarazione: “I dati sul Pil diffusi oggi dall’Istat fotografano, in tutta evidenza, la condizione di crisi generata dalla pandemia e, dunque, aggravano sensibilmente una situazione di difficoltà che, da tempo, ormai, stava caratterizzando la nostra economia. Diventa, dunque, urgente intervenire con provvedimenti straordinari, da un lato, e strutturali, dall’altro, per uscire rapidamente dal baratro in cui il Covid ci ha fatto precipitare e per costruire un progetto di ripresa e rilancio. La proposta della Uil di un Patto per il Paese, supportata dalla piattaforma unitaria alla base della mobilitazione avviata proprio in questi giorni da Cgil, Cisl, Uil, può rappresentare un punto di partenza necessario per attivare un indispensabile processo di crescita. Il Governo ci convochi per un confronto: come sempre, noi siamo pronti a fare la nostra parte e a offrire il contributo delle nostre idee”.

Una presa di posizione che conferma la linea sostenuta da questo giornale per un progetto di breve, medio e lungo periodo raggiungibile attraverso il dialogo delle diverse parti sociali, dove occupazione e sviluppo debbono essere al primo posto.

 

Salvatore Rondello

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