giovedì, 21 Marzo, 2019

L’italia contro l’Irlanda: parola d’ordine estro e perfezione

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Sempre salite e mai discese per gli Azzurri del rugby che con la ripresa del Sei Nazioni sono chiamati all’ennesima immane prova. D’altronde questo è il livello e nulla ti può agevolare se non un tuo imperativo progresso.
Terzo turno ed eccoti l’Irlanda, campione uscente del Torneo e seconda nella classifica mondiale, che scende all’Olimpico di Roma con la preoccupante mira di conclamare la crescita vista ad Edimburgo dimostrando che l’inatteso stop “domestico” impartito dagli inglesi è stato fortuito. Una squadra senza fronzoli, quella preparata da Joe Schmidt, che poggia le basi su di un gioco, tutto sommato semplice, con l’assillante infinitesimale replicare di fasi. Tutto sommato semplice sì ma è la quota d’intensità d’urto, il timing e la qualità del gesto, uniche nell’intero scenario mondiale tanto da essere motivo di approfondito studio, che portano gli avversari alla resa incondizionata. Insomma una vera macchina da guerra. Lo scorso novembre, neanche gli All Blacks hanno retto il tambureggiamento irlandese. Sicuramente quello di domani, calcio d’inizio ore 16 diretta tv DMAX, sarà un pomeriggio durissimo per la nostra nazionale. Senza altro, psicologicamente, non aiuta l’esito, non solo numerico, dell’ultimo test diretto contro l’Irlanda. Sono passati meno di tre mesi da quel 7 a 54 di Chicago, che ha regalato consapevole insicurezza nello spogliatoio italiano e 700mila euro alle casse della FIR.

Contro questa Irlanda impostare una partita “ignorante”, placcare, placcare, placcare, ha dimostrato essere perdente e per l’Italia ci vorrà qualcosa di più sofisticato, un estro smarrito e da ritrovare, potrebbe essere, condizionale d’obbligo, la chiave di volta. La perfezione è l’aggettivo qualificativo che non dovrà mancare, in caso contrario si andrebbe incontro ad una disfatta. L’Italia che affronterà gli irlandesi, cinque i cambi, sarà molto diversa da quella vista contro il Galles. Almeno nella formazione di gioco.

Mancherà Sergio Parisse, Il capitano azzurro deve osservare il riposo imposto dal regolamento per il trauma cranico procuratosi in Top14, non ci sarà Negri per influenza, Sisi e Palazzani in panchina. Fascia da capitano a Ghiraldini, la maglia numero otto sarà di Steyn, l’uomo più forma fra gli Azzurri, nuovi i flanker con la coppia delle Zebre Mbandà, al suo rientro azzurro, Tuivaiti, e Federico Ruzza dal primo minuto in seconda linea. In mediana si ripropone il duo Allan – Tebaldi. In settimana sicuramente due “ buone nuove” nell’ambiente azzurro. Entrambe si incrociano con il rugby d’Oltremanica. La prima é che qualcuno si è deciso, meglio tardi che mai, a far leva sulle origini italiane di Callum Braley invitato da O’Shea all’ultimo ritrovo azzurro. Sicuramente non un “gigante” ma con un suo bel percorso di rugby essendo mediano di mischia del Gloucester club di alta classifica in Premiership e già capitano dell’under20 inglese. Un meeting con prospettive mondiali per il mediano e, nonostante le voci autarchiche di critica che si sono alzate, solleva da un problema in “regia” tatticamente assolutamente non rinviabile. La seconda è lo straordinario annuncio del contratto firmato fra Matteo Minozzi, il talentuosissimo utility-back della nazionale fuori da mesi per l’incidente occorso in Pro14, e il club inglese degli Wasps, dove attualmente milita Michele Campagnaro. Una scelta di vita sicuramente indovinata, qualsiasi possa essere il risultato sarà un successo, che porterà beneficio tanto al giocatore quanto alla nazionale.

Nel XV dell’Irlanda vi era il forte dubbio sull’utilizzo della coppia titolare in mediana. Joe Schmidt, con il pensiero rivolto all’imminente Coppa del Mondo giapponese, nutre qualche dubbio sull’attuale stato di forma di Conor Murray mentre avrebbe concesso volentieri un turno di riposo a Johnny Sexton. Volente o nolente, prognosi sciolta, in cabina di regia, ci saranno i due fenomeni a guidare le folate verdi. Le alternative di qualità non mancano e chiunque fosse sceso in campo avrebbe comunque creato qualche grattacapo in casa azzurra. A Roma, non ci sarà sicuramente, il giovane trequarti Ringrose, concussion, e capitan Best. Il tallonatore sarà il vulcanico Sean Cronin, coadiuvato nel pacchetto di mischia da due esordi nel Sei Nazioni, il pilone David Kilkoyne e la seconda linea Ultan Dillane. Niente che possa sconvolgere i loro piani iniziali. O’Shea ribadisce che per il rugby italiano in fondo al tunnel c’è una luce. Al fischio finale dell’arbitro sapremo con precisione di quale bagliore si tratta.

FORMAZIONI
15 Jayden Hayward; 14 Edoardo Padovani, 13 Michele Campagnaro, 12 Luca Morisi, 11 Angelo Esposito; 10 Tommaso Allan, 9 Tito Tebaldi; 8 Bram Steyn, 7 Maxime Mbandà, 6 Jimmy Tuivaiti; 5 Dean Budd, 4 Federico Ruzza; 3 Simone Ferrari, 2 Leonardo Ghiraldini (c), 1 Andrea Lovotti. HC Conor O’Shea

A disposizione: 16 Luca Bigi, 17 Cherif Traoré, 18 Tiziano Pasquali, 19 David Sisi, 20 Alessandro Zanni, 21 Guglielmo Palazzani, 22 Ian McKinley, 23 Tommaso Castello.

15 Rob Kearney; 14 Keith Earls, 13 Chris Farrell, 12 Bundee Aki, 11 Jacob Stockdale; 10 Jonathan Sexton, 9 Conor Murray; 8 Jordy Murphy, 7 Sean O’Brieb, 6 Peter O’Mahoney (c); 5 Quinn Roux, 4 Ultan Dillane; 3 Tadhg Furlong, 2 Sean Cronin, 1 Dave Kilkoyne. HC Joe Schmidt

A disposizione: 16 Niall Scannell, 17 Jack McGrath, 18 John Ryan, 19 Iain Henderson, 20 Josh van der Flier, 21 John Cooney, 22Jack Carty 23 Andrew Conway.

RugbyingClass di Umberto Piccinini

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