giovedì, 19 Settembre, 2019

L’Italia dei Comuni

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Colgo quattro fattori nel voto amministrativo: una scarsa partecipazione, il crollo verticale dei grillini, l’esplosione delle liste civiche (almeno il 70% delle liste presentate), la vittoria delle coalizioni. Con una particolarità: il centro- destra va al ballottaggio quando è unito, il centro-sinistra, salvo casi rarissimi, porta al ballottaggio i suoi candidati grazie all’alleanza tra PD, PSI, liste civiche, avendo MdP presentato proprie liste solo in pochissimi comuni ed essendo del tutto assente Campo Progressista.

Nei comuni con popolazione superiore ai 15.000 abitanti, il voto socialista è articolato. Buono al Sud (Campania, Puglia, Calabria, Sicilia), in Umbria, a Carrara, Pistoia, Rieti, Frosinone. A l’Aquila, le due liste socialiste si attestano oltre il 6%. Non sono rari i comuni dove è stato ripresentato dopo lunghi anni il simbolo di partito con risultati che fanno ben sperare. Sottolineo un aspetto. Le civiche, ovunque nettamente prevalenti, hanno eroso consensi a tutti i partiti, noi compresi.

Nelle Marche, da Iesi a Fabriano a Civitanova e in Abruzzo sulla fascia adriatica, i socialisti hanno contribuito alla costruzione di liste civiche con risultati dignitosi. A Genova avevamo un nostro candidato a sindaco (2% dei voti), a Spezia portiamo al ballottaggio un candidato socialista.

È il nord il vero problema, dal 1993.

È apprezzabile lo sforzo delle compagne e dei compagni. Liste socialiste tornano in grossi comuni, a Padova e a Grugliasco (1.5%), a Desenzano e nel Milanese. Partivamo da zero. Non è poco. Quassù la strada è ancora lunga e accidentata, per noi e per l’intero centro-sinistra.
Nei comuni più piccoli, eleggiamo nostri rappresentati in liste di coalizione. Sconfitti con onore i candidati socialisti a sindaco di Marcon e Aulla (contro il PD), intanto eleggiamo nostri sindaci a Campegine, la città dei fratelli Cervi, ed a Rivamonte Agordino, nel Bellunese.

Non stappo bottiglie di champagne, ma dell’ottimo Lambrusco si. Del resto, mi giro intorno e, salvo un PD grande ma non più grandissimo, a sinistra non vedo granché. Una buona ragione per chiudere in fretta la stagione dei congressi provinciali e regionali, per proseguire con determinazione nel rinnovamento del partito, per dedicarsi con ottimismo ai prossimi appuntamenti politici a partire dalle Primarie delle Idee di domenica 18 giugno. Insomma, per parlare agli italiani. Con una riflessione: si vince con coalizioni coese e con un progetto di governo. È vero, senza PD non c’è centro- sinistra, ma nemmeno con il solo PD c’è il centro-sinistra.

Riccardo Nencini

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