giovedì, 27 Febbraio, 2020

L’Italia del referendum

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I comitati per il SI hanno raccolto oltre 500.000 firme, i comitati per il NO si sono fermati a circa 300.000. Bene. Ma al di là del numero complessivo delle firme, qualcosa è cambiato. Intanto la vena personalistica è diminuita, e non è un male. Intanto importanti organizzazioni, penso alla Cisl, hanno preso posizione. Infine, si scava più nel merito e si cerca di spiegare, di capire. Bene altrettanto. Ciò che non è cambiato è la tendenza a utilizzare il referendum per fini politici: licenziare il governo.

La riforma di cui stiamo discutendo non è la riforma del Senato. È la riforma di diversi articoli della Carta. Per questo abbiamo proposto con i Radicali e altri parlamentari lo ‘spacchettamento’ dei quesiti: domande chiare per ottenere risposte non controverse. Sappiamo che sul piano giuridico non c’è una valutazione univoca sulla proposta. I costituzionalisti hanno opinioni differenti. Per questo ci siamo rivolti alla Corte di Cassazione per chiederne il parere. Ma sul piano politico la proposta regge. Eccome se regge. Attenua il conflitto in corso, stempera, obbliga a entrare nel merito della riforma più di quanto non stia avvenendo oggi. E ci riporta al centro del dibattito. Proprio oggi, tra l’altro, inizia il tour socialista in Italia – partenza da Perugia – per il cambiamento della legge elettorale. Insomma, non demordiamo. Affatto.

Riccardo Nencini

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