mercoledì, 19 Giugno, 2019

L’Italia e l’Europa che sarà

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Siamo ormai a poche ore dall’importante voto per il Parlamento Europeo di domenica 26
maggio. Per noi italiani, come sempre succede, sarà anche un giudizio indiretto
sull’attuale Governo, che certamente dell’Europa ha idee confuse e per questo assai
preoccupanti. L’Italia arriva alle elezioni anche da pessimo studente.
Se analizziamo i principali dati economici capiamo il perché dalla Commissione Europea
giornalmente ci arrivano moniti e richiami. I recenti dati dell’ISTAT rispecchiano la
scarsa efficienza, efficacia e lungimiranza delle decisioni del Governo a conduzione Lega –
M5S. Le previsioni di crescita dell’Italia nel 2019 sono state riviste e ridotte al +0,3%.
Il primo trimestre 2019 la minima crescita è stata alimentata dalla domanda di beni e
servizi proveniente dall’estero, mentre la domanda delle famiglie e delle imprese italiane è
stata negativa.
Dati confermati pure dal calo dell’indice di fiducia delle famiglie e delle imprese italiane.
Gli investimenti delle imprese sono previsti in diminuzione. Fatto questo che porterà
nell’anno in corso a bloccare le nuove necessarie vitali assunzioni.
Anche i consumi delle famiglie italiane sono previsti pressoché stagnanti, con un +0,3%
rispetto al 2018, nel mentre in Europa cresceranno dello 0,6%, con picchi
significativamente positivi in Spagna, Portogallo e pure in Germania e Francia.
L’incidenza di provvedimenti come il reddito di cittadinanza sarà assai limitata. Prevale la
non fiducia nei nostri connazionali.
Nel 2018 la quota degli investimenti sul PIL è stata del 18%, ancora inferiore agli anni
pre-crisi, se pensiamo che nel 2007 era oltre il 21%. Nel resto dell’Europa, in Francia e
Germania in particolare, gli investimenti sono tornati su valori superiori alla crisi del
2007/08. In sintesi, il processo di accumulazione del capitale è in deciso rallentamento.
Anche gli scambi con l’estero, in entrata e uscita di beni e servizi, nel 2018 sono stati per
l’Italia in forte rallentamento. Nel mentre gli altri Stati europei l’import – export ha
saputo mantenere un ritmo ormai da pre-crisi. In questo senso, le decisioni delle nostre
imprese sono, come sempre, determinanti per far rientrare l’Italia in un percorso virtuoso
di crescita e di nuovo benessere.
Nel corso del 2018 nell’area Euro è proseguita la fase di ripresa dell’occupazione,
testimoniata da un livello di disoccupazione sceso al 7,7%. In Italia, invece, il mercato del
lavoro è stagnante, e lo sarà purtroppo anche nel 2019, confermato da un tasso di
disoccupazione che è attualmente al 10,2%.
La politica economica dell’attuale governo italiano, a più di un anno dalle elezioni
politiche, mostra tutte le sue lacune, accentuate dalla irresponsabile costante crescita
del debito pubblico, ormai arrivato a 2.300 miliardi di Euro, che costituisce un’autentica
zavorra per il nostro presente e soprattutto per il futuro delle nostre giovani generazioni.
Ma domenica votiamo per il Parlamento Europeo. Un Parlamento e un’Europa in cui
crediamo fortemente e che però dovrà ridar fiato e vita ai propri valori fondanti.
Un’Europa che ponga il lavoro e l’istruzione tra i primi obiettivi del prossimo
quinquennio. Solo così la democrazia, la libertà e la pace, sin qui garantite per quasi 75
anni, continueranno ad alimentare il nostro benessere e la nostra serenità di cittadini.
L’Italia può e potrà avere ancora molto da questa Europa, ma certamente dovrà iniziare
essa stessa ad essere più diligente e responsabile al proprio interno. Il che vuol dire che
in Italia dovremo avere meno spesa corrente e più spesa per gli investimenti.
A tal proposito, voglio qui ricordare la figura di Jacques Delors, che dal 1985 al 1995 fu
stimato Presidente della Commissione Europea, garantendo un decennio di sviluppo
europeo senza precedenti. La sua terapia fu quella di liberare la voce contabile riferita
agli investimenti da ogni patto o vincolo finanziario tra i Paese membri. Ottenendo così
crescita economica e occupazionale con bassa inflazione.
Tutto questo, in estrema sintesi, ci fa capire quanto sia importante il passaggio elettorale
europeo di domenica 26 maggio. L’Europa è un’entità politica, economia e culturale da
cui non possiamo tornare indietro. Ce lo chiedono soprattutto i nostri giovani, l’Europa è
la loro casa e il loro futuro. Una casa e un futuro fatti di benessere e di pace, anche
necessariamente nei rapporti con le altre grandi aree del mondo, quali gli USA, la Cina,
l’India, l’Africa e altre.
L’Unione Europea ci ha resi e ci renderà sempre più forti e liberi.
Dobbiamo crederci tutte e tutti. Dobbiamo andare domenica tutti, o almeno in molti, a
votare. E’ mio l’auspicio che vincano i partiti che credono nell’Europa unita, in un’Unione
Europea certamente da migliorare, che ponga la dignità della persona sempre più al
centro delle proprie politiche sociali ed economiche. Per questo mi auguro siano elette
persone preparate, appassionate e disponibili al bene dell’intera Comunità Europea.
Non credo di chiedere molto. Solo che la politica torni ad onorare e a svolgere il proprio
ruolo di servizio verso tutte le comunità, piccole o grandi che siano.

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