giovedì, 28 Maggio, 2020

L’Italia, l’Europa e il flagello del coronavirus

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Affido alle colonne della nostra Gazzetta alcune riflessioni sull’evento epocale che stiamo vivendo: il flagello del coronavirus, che colpisce gran parte del Mondo e, molto estesamente, l’Italia, la nostra Regione ed anche, assai dolorosamente, la nostra Provincia.
La mia prima ricerca di aiuto corre alle pagine dei “Promessi Sposi”, lette molti anni orsono giovandomi del magistero del professor Emilio Taverna. La peste fu anche allora terribile, ma non pochi appestati si salvarono dai monatti, come Renzo Tramaglino. Ai nostri giorni il morbo alligna in gran parte dell’universo, propiziato dalla ambulatorietà degli uomini e delle merci.
La classe politica e la scienza medica sono dunque chiamate ad affrontare nel migliore dei modi possibili questa terribile sfida. Le considerazioni che seguono riguardano l’esercizio auspicabile del potere politico: in Italia, in Europa e nel mondo.

1. Il nostro Presidente della Repubblica ha invitato tutti i partiti a dar vita ad un governo di ricostruzione nazionale, ricordando che dopo la fine della seconda guerra mondiale i maggiori partiti (DC, PCI e PSI) costituirono il governo di unità nazionale, che promosse la ricostruzione del Paese. I leaders di questi partiti furono i principali artefici della Carta Costituzionale ed anche protagonisti e delle scelte necessarie per la ricostruzione: il Piano Vanoni, il Piano Case Fanfani, la Cassa del Mezzogiorno.
Ho avuto il privilegio di conoscere da vicino il nostro Capo dello Stato, Sergio Mattarella negli anni della mia non breve esperienza parlamentare e di governo. Ho sempre apprezzato la Sua alta dirittura morale, unita ad una viva intelligenza politica. L’Italia può dunque contare sul suo saggio esercizio dei compiti che la Costituzione gli affida.
Leggo che potrebbe essere Mario Draghi il nuovo capo del Governo. L’ho conosciuto e lo stimo anche come banchiere di rango internazionale: può dunque essere protagonista nella sfida economica globale del dopo coronavirus. In alternativa, potrebbe proseguire la sua opera l’attuale Presidente Giuseppe Conte, il giurista che si è dimostrato uomo politico prudente e insieme efficace anche nelle relazioni con i colleghi che guidano i gli altri Paesi dell’Unione Europea.

2. Coloro che guidano oggi il nostro Paese – nel Governo, nelle Regioni, nelle amministrazioni locali – hanno un compito ad un tempo più difficile e drammatico dei loro predecessori che promossero la ricostruzione sulle macerie della seconda guerra mondiale. Oggi è in gravissimo pericolo l’intero genere umano, aggredito dalla pandemia, un morbo che non conosce frontiere. Troviamo piena consapevolezza di questa angosciante aspettativa nei messaggi del Pontefice di Roma, ma non ancora nei governanti delle maggiori nazioni del pianeta. Fra di esse, oltre agli USA il Brasile, il cui contegno negazionista merita profondo biasimo.

3. Per quanto ci riguarda, la nostra Europa, che dovrebbe essere protagonista nella lotta per impedire l’olocausto, è ostacolata dal nazionalismo di alcuni degli Stati membri e dalla gracilissima efficacia operativa delle istituzioni comunitarie
Purtroppo, la pandemia non conosce confini; dunque, se non domata, può travolgere per sempre la civiltà costruita dall’uomo sulla Terra.
Le nostre istituzioni europee hanno il compito primario di unire le loro forze per scongiurare l’olocausto incombente. È dunque gran tempo che l’umanesimo europeo dimostri la sua forza propulsiva, dando vita agli Stati Uniti d’Europa: un Parlamento eletto dai popoli europei e chiamato a scegliere, secondo le regole della democrazia liberale, il Presidente e i Ministri deli Governo Europeo. L’esempio davanti ai nostri occhi sono gli Stati Uniti d’America, la più grande, libera democrazia del mondo. Se non ora, quando?

4. In queste ore drammatiche mi conforta il lascito dei miei Maestri: Mario Pannunzio, direttore del settimanale Il Mondo, Ernesto Rossi, Norberto Bobbio, Carlo Azeglio Ciampi, Sandro Pertini, Bettino Craxi e Giuliano Amato. Mi hanno insegnato che nelle avversità si manifesta la forza morale degli uomini, se essi hanno coraggio. È stato così nel Risorgimento, nella Resistenza, negli anni di edificazione della nostra Repubblica.
Il quadro sconvolgente che è davanti a noi dimostra che queste virtù sono oggi vive ed operanti. Sorreggono i medici, gli infermieri e tutti gli operatori che, qui a Parma, nella nostra e nelle altre Regioni aggredite dal coronavirus, sono al fronte per combattere senza tregua questo terribile nemico dell’umanità. Anche le nostre Forze Armate sono alacremente impegnate nel soccorso umanitario, con l’efficienza organizzativa che ho ammirato quando ero Ministro della Difesa.

5. Alla classe dirigente italiana – politica, imprenditoriale e culturale – in questa drammatica prova servono coraggio, coesione e dialogo fra le sue componenti.

Nell’intervista al direttore di questo antico giornale, il prestigioso capitano d’industria Alberto Chiesi traccia con fermezza la via da seguire, facendo suo l’appello che Mario Draghi ha affidato alle prestigiose colonne del Financial Times: “Agire subito. Siamo di fronte ad una guerra; il costo dell’esitazione potrebbe essere irreversibile…la situazione è drammatica non solo in Italia, …Non si può pensare di fronteggiarla con i rimedi tradizionali pensati ai primi tempi dell’Unione Europea. Aspettare ad agire e continuare a discutere aggraverebbe ancor di più la situazione..”.
È un monito per ciascuno di noi e specialmente per chi opera nella vita politica, culturale ed economica del Paese.

Fabio Fabbri

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